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Riserve della Biosfera, un luogo per conoscere lo sviluppo sostenibile

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Temperature più elevate, continua perdita di biodiversità, eventi atmosferici estremi su tutto il territorio… gli effetti del cambiamento climatico sul nostro pianeta stanno diventando sempre più gravi e non basta più limitarne l’impatto, ma è necessario cambiare paradigma e ricercare nuove forme di relazione tra società e ambiente.

In questo contesto, la creazione di Riserve della Biosfera – aree terrestri, costiere e marine destinate a promuovere la riconciliazione tra conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile – è diventata una delle principali azioni che il Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) cerca di promuovere a livello globale come strumento per combattere il cambiamento climatico. Si tratta di spazi rappresentativi di un ecosistema di pregio in cui studiare come minimizzare l’impatto delle attività umane sul territorio e come realizzarlo proteggere efficacemente la biodiversità attraverso un processo metodologico di studio e osservazione.

Le Riserve della Biosfera studiano come minimizzare l’impatto delle attività umane sul territorio al fine di tutelare la biodiversità

un grande impegno

Dalla sua inaugurazione ufficiale nel 2014, la Spagna ha ospitato il Centro Internazionale dell’UNESCO per le Riserve della Biosfera del Mediterraneo (UNESCOMed), con sede nel Castello di Castellet (Barcellona), uno spazio dedicato alla protezione di alcuni 70 riserve (integrato nella Rete delle Riserve della Biosfera del Mediterraneo) dislocato in 17 paesi distribuiti in tutto il Mediterraneo. Questo centro è un ambizioso progetto di protezione ambientale frutto della collaborazione pubblico-privato tra il Ministero della Transizione Ecologica, l’Istituto di Scienze e Tecnologie Ambientali dell’Università Autonoma di Barcellona (ICTA-UAB) e la Fondazione Abertis, quest’ultima la principale motore economico delle sue indagini.

Il centro è considerato di Categoria 2, distinzione utilizzata dall’UNESCO per designare quegli spazi in cui “gli Stati membri sono i responsabile della creazione del centro e di garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal programma UNESCO”. Un modo di rafforzare le relazioni tra i paesi del bacino del Mediterraneo attraverso la preparazione di studi condivisi, formazione congiunta, supporto tecnico e creazione di banche dati comuni, tra gli altri obiettivi condivisi.

Un lavoro così importante per il sviluppo sostenibile del Paese che il 22 giugno 2021 il Consiglio dei ministri del governo spagnolo ha approvato il rinnovo dell’accordo con l’UNESCO al fine di prolungare il tuo lavoro di ricerca per altri 6 anni. Un provvedimento che è stato finalmente firmato il 18 maggio 2022 da José Manuel Rodríguez Uribes, Ambasciatore di Spagna presso l’UNESCO e Audrey Azoulay, Direttore Generale dell’UNESCO alla presenza di Elena Salgado, Presidente della Fondazione Abertis. Un atto avvenuto nello stesso castello di Castellet, sede della Fondazione Abertis.

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Un futuro ecologico: il grande impegno del Grupo Abertis

Il Castello di Castellet (Barcellona) oltre ad ospitare UNESCOMed ospita anche tutti i attività ambientali realizzato dal Gruppo Abertis.

In primo luogo, il gruppo partecipa periodicamente all’iniziativa Carbon Disclosure Project, una collaborazione che consente all’azienda di farlo conoscere l’impatto delle sue attività sul cambiamento climatico e agire efficacemente su di esso. Una misura coerente con Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite a cui la società aderisce.

In questa stessa linea, Abertis racchiude il suo impegno per la tutela della biodiversità e della fauna fin dall’inizio di tutte le sue campagne. Ad esempio, l’azienda gestisce oltre 1.600 km di autostrade in Brasile, Francia, Spagna, Cile e Italia che attraversano spazi naturali, e tutti sono tutelati dalle politiche ambientali. Inoltre, l’impegno sostenibile del Gruppo Abertis con le sue strade a pedaggio va ben oltre e si estende alle finalità del economia circolare attraverso la ricerca di materiali riciclabili che consentano di ridurre il consumo di materie prime nel suo rifacimento.

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