Una temperatura ottimale, soleggiato ma non torrido, ha accolto oggi un folto pubblico ed i 34 equipaggi protagonisti della 22ma Petit Le Mans in quel del Michelin Raceway di Road Atlanta, ultimo atto stagionale del WeatherTech SportsCar Championship e dei primi 50 anni dell’IMSA, organizzatrice del campionato.

Il pre-gara comprende l’ottima, ancorchè spesso desueta, consuetudine del warm-up ed il complesso cerimoniale che nelle gare statunitensi prevede, oltre alla grid walk, anche la presentazione dei piloti e, in questo caso gli inni nazionali dei tanti Paesi rappresentati, a ricordare che questa è la più internazionale delle prove americane.

Al pronti via è abile Felipe Nasr dalla pole a non lasciare spazio a Ricky Taylor e nel giro di poche curva allunga quanto basta ad evitare eventuali sorprese. Anzi presto Taylor è costretto a soccombere all’altra Cadillac dell’Action Express di Filipe Albuquerque.

Anche gli altri polesitter, Kyle Masson con l’Oreca LM P2 del Performance Tech, James Calado con la Ferrari del Risi Competizione e Corey Lewis con la Lamborghini del Paul Miller Racing mantengo le posizioni di partenza.

Il primo protagonista a perdere terreno è Philipp Eng, partito dalla seconda piazzola con la BMW #24, costretto ad una riparazione all’anteriore che costa oltre 12”. La Corvette #3, detentrice del secondo tempo nelle qualifiche, era stata costretta a partire dal fondo della categoria per un’irregolarità all’ala posteriore.

Qualche problema anche per Timo Bernhard, ottimo quinto nelle fasi iniziali, costretto ad attendere il pit dell’altra Mazda, e che scivola così in fondo al gruppo delle DPi, mentre Dane Cameron passava il compagno di squadra quale inseguitore delle due Cadillac di testa. Da segnalara anche l’ottimo stint del driver IndyCar Spencer Pigot, il quale riusciva ad issare la Cadillac Juncos nella top five.

La prima ora di gara restituiva ancora una volta quasi tutti i polesitter al comando, con Pipo Derani a prendere il posto di Nasr, Alessandro Pier Guidi al cambio per Calado e Corey Lewis a precedere la Ferarri di Scuderia Corsa di Jeff Westphal, che nel frattempo aveva avuto la meglio sulla Mercedes di Ben Keating. Unica differenza tra le LM P2, dove Matthew McMurry aveva la meglio su Masson.

Il momento dei neocampioni del PR1/Mathiasen però durava il giusto, perché Helio Castroneves, subentrato nel frattempo a Ricky Taylor, dopo circa 85’di gara buttava fuori l’Oreca in curva 7, generando la prima Full Course Yellow della gara.

Al tre volte campione della Indy 500 veniva sanzionato un sacrosanto drive-through e durante i pit la Ferrari Risi perdeva la leadership in GTLM a favroe delle due Ford di Joey Hand e Ryan Briscoe. Per una Ferrari che cede il comando, un’altra che vi sale, con la 488 GT3 di Scuderia Corsa al comando della GTD con Cooper MacNeil.

Al restart, Juan Pablo Montoya, subentrato a Cameron, approfitta di Albuquerque, al terzo stint consecutivo, ma presto il portoghese ristabilisce le posizioni, mentre Derani davanti macina nuovamente secondi. Anche la Ferrari leader in GTD deve cedere prima a Felipe Fraga con la Mercedes e poi anche a Bryan Sellers, subentrato sulla Lamborghini #48. Nella categoria, contatto fra l’altra Huracan di John Potter e la Lexus di Parker Chase in curva 1 non provoca nuove interruzioni, lasciando immutate le prime posizioni in classifica di ciascuna categoria alla scadenza delle due ore.

Piero Lonardo

La classifica dopo due ore di gara


Stop&Go Communcation

In GTLM, ad un quinto di gara, le due Ford al comando, ma la Ferrari c’è

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