Scott Dixon è uno dei veterani dell’IndyCar Series con le sue 19 stagioni complete sulle spalle, ma di smettere al momento pare proprio non volerci pensare, anzi dopo la serata appena trascorsa al Texas Motor Speedway sembra assolutamente proiettato verso il sesto titolo.

Tale è stato il dominio dimostrato in pista dalla DW12-Honda #9, che da quest’anno si avvale dell’apporto tecnico al muretto di Michael Cannon, provenienza Dale Coyne, nei confronti della concorrenza. Dopo il miglior giro delle libere di questo insolito season opener, il neozelandese ha fallito la pole per un soffio, a causa di un Josef Newgarden assolutamente in palla nei due giri lanciati delle qualifiche.

Al via Dixon ha lasciato sfogare il nativo del Tennessee, per poi appropriarsi della leadership in leggero anticipo sulla prima sosta e non mollarla più, macinando un cuscino di sicurezza ad ogni occasione di compattamento del gruppo, fino al termine delle 200 tornate di questa Genesys 300 in formato ridotto, portando a casa la vittoria numero 47 in carriera.

La minaccia più concreta alla vittoria di Dixon è stata quella del compagno di squadra, Felix Rosenqvist, immediatamente risalito in top five – grazie a tre defezioni “pesanti” quali quelle di Ryan Hunter-Reay, Alexander Rossi e Graham Rahal, tutti afflitti da problemi di vario tipo prima dell’allineamento dietro la pace.car – dalla nona piazzola di partenza.

Lo svedese poteva concretizzare nel finale l’inseguimento al teammate, ma a 10 giri dalla fine, nel volere affrettare forse i tempi, o magari per lo scarso apporto di liquidi (la bottiglia è stata persa ad inizio gara) si è trovato a muro dopo il tentativo di doppiaggio del sempre coriaceo James Hinchcliffe.

Podio quindi completato da Simon Pagenaud e dallo stesso Newgarden, il quale salva la giornata dopo essersi lamentato praticamente per tutta la gara di fastidiose vibrazioni alla sua DW12-Chevy, per la gioia del neopadrone dell’IndyCar, Roger Penske.

Grandi protagonisti della gara Zach Veach, che col quarto posto odierno bissa il miglior risultato in carriera nella serie, e Charlie Kimball. Quest’ultimo però azzardava troppo nel finale con una sosta extra per avere gomme fresche nello shootout finale, ma terminava a muro dopo un paio di curve. Il sogno di vedere una vettura del team Foyt nella top ten viene salvato da Tony Kanaan, che inizia al meglio il suo mini-tour di addio alle competizioni proprio con il decimo posto nonostante una penalità assassina per velocità eccessiva ai box.

Nel mezzo Ed Carpenter, Conor Daly, Colton Herta, Ryan Hunter-Reay, autore di una prodigiosa rimonta dal fondo dello schieramento, ed Oliver Askew, primo ed unico dei tre rookie veri e propri al traguardo.

Gli altri due, Rinus VeeKay ed Alex Palou, sono usciti di scena dopo 37 giri a causa di un errore dell’olandese, lungo in curva 4 – dopo che la macchina era stata ricostruita a seguito del crash nelle libere – il quale raccoglieva l’incolpevole spagnolo del DCR/Team Goh.

Grande sfortuna anche per Marcus Ericsson, stabilmente nella top ten, ma fermo ai box a 4 tornate dal termine, e per Will Power, la cui gara è stata compromessa da una gomma mal fissata durante la seconda sosta. Problema al mozzo posteriore destro anche per Santino Ferrucci, che ha chiuso anzitempo dopo aver saltato le qualifiche; qualifiche che sono state invece fatali alla monoposto di Takuma Sato, che non ha potuto schierarsi al via.

E’ tutto per questo inusuale season opener texano. L’appuntamento con le monoposto più veloci del pianeta è per il Grand Prix of Indianapolis del 4 luglio, che si svolgerà ugualmente a porte chiuse, personale ridotto e mascherine ben indossate.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


Stop&Go Communcation

Rosenqvist butta via un podio sicuro a 10 giri dalla fine

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2020/06/Dixnwin-1024x683.jpg IndyCar – Texas, Gara: Dixon non fa prigionieri