Il mese di maggio è per tradizione quello della Indy 500, che da qualche anno è stata affiancata anche dal Grand Prix nel circuito interno, così da anticipare e allo stesso tempo prolungare l’attenzione attorno all’IMS.

In tempi di coronavirus, è stata invece la serie virtuale, l’IndyCar iRacing Challenge, a fare tappa presso lo speedway più famoso del pianeta per una gara ridotta a 175 miglia, pari a 70 giri, quale sesto ed ultimo appuntamento del campionato.

Le qualifiche, svoltesi venerdì, hanno premiato Scott McLaughlin, vincitore nel secondo appuntamento a Barber Park, miglior tempo sul giro secco alla velocità di 228.241 mph davanti alla rivelazione del COTA, Lando Norris.

Va detto che la selezione dei 33 fortunati aveva già premiato i migliori delle cinque precedenti tornate, lasciando solamente quattro post liberi per il primo turno del mercoledì, che aveva visto esclusi nientemeno che Kyle Busch, Robert Wickens, James Hinchcliffe, Felipe Nasr e Kyle Kaiser in favore di Scott Speed (terzo tempo assoluto), Will Davison, Stefan Wilson ed RC Enerson – quest’ultimo con le neonata Top Gun Racing con la quale il floridiano sogna la vera Indy – rispettivamente P6, P11 e P12 in griglia.

Al pronti via per una volta su due sole file, era Speed a dare spettacolo, al comando dopo un paio di curve su Norris, McLaughlin, Graham Rahal, Ed Carpenter e Will Power. Il campione 2014 si accodava poi a Speed e Rahal in terza posizione, ma tutto si fermava al lap 6 per una prima caution generata da un’ingenuità di Alex Palou, che danneggiava la sua monoposto sul muro interno, coinvolgendo anche gli incolpevoli Tony Kanaan e Jack Harvey.

Al restart i quattro battistrada mantenevano ordinatamente le posizioni, ma Power rompeva ulteriormente gli indugi e al lap 13 aveva la meglio su Speed il quale, costretto ad andare alto, perdeva terreno portandosi dietro anche Rahal.

A partire dal giro 21 la prima divisione per strategie, con Speed, Carpenter, Askew e Davison tra gli altri, mentre i due battistrada attendevano fino al giro 32, lasciando Karam al comando. Il vincitore del primo round al Glen incappava però nell’insidiosa pit entry, rovinando ancora una volta una bella gara, mentre Pagenaud. ultimo a rifornire, terminava ilcarburante proprio in pitlane, perdendo pur’egli tempo prezioso.

In questa fase interlocutoria il comando passava di mano diverse volte: Palou, Ericsson, Bourdais, ancora Power, Davison, Norris, e infine Rahal, ma al lap 52 tornava in pista la safety car a causa del crash tra Wilson e Davison, col concorso di Speed.

In tanti ne approfittavano per effettuare l’ultima sosta, con Rahal che manteneva la leadership su Feilx Rosenqvist e su Pagenaud. Era però proprio l’ultimo vincitore della 500 Miglia “vera” che al restart saliva al comando, ma il contatto fra Newgarden e Sato, che coinvolgeva anche Karam e Palou, riportava la gara in regime di caution.

Negli ultimi 9 giri in regime di corsa libera accadeva praticamente di tutto. Norris in un threewide disponeva subito di Rahal e Pagenaud – il quale terminava a muro – trascinandosi dietro i compagni di squadra Askew e O’Ward per una top three tutta “papaya orange”. Da dietro però emergeva quale quarta forza Marcus Ericsson, vincitore della “Practice race” svoltasi prima della gara reale; lo svedese si faceva vedere su O’Ward, a loro volta incalzati dal Rookie of The Year dell’ultima 500 Miglia, Santino Ferrucci. Davanti però era ancora Pagenaud doppiato a fare da protagonista, questa volta in negativo, quale colpevole autore del crash che metteva ko Norris a quattro giri dal termine.

Nell’ultimo giro Ericsson si infilava “alla Hunter-Reay” tra le due McLaren superstiti, ma si toccava con O’Ward. Vittoria per Askew? Assolutamente no, perché Ferrucci, in uno slancio finale, finiva per toccarsi con la McLaren #7 a pochi metri dalla brickyard, regalando la vittoria ad un incredulo Scott McLaughlin, che sua volta precedeva un entusiasta Conor Daly. Il figlio dell’Irlandese volante alla fine confesserà di aver corso con un simulatore assolutamente entry level, a differenza di tanti altri colleghi.

Ferrucci, Askew ed O’Ward venivano classificati a seguire, poi ancora Bourdais, Rahal Hunter-Reay, Veach, Rosenqvist e Dixon completavano la top ten di questo season finale virtuale.

In teoria ora la parola dovrebbe passare alla pista vera, con la gara del Texas Speedway in programma fra un mese, il 6 giugno. Speriamo che la situazione della pandemia negli States lo permetta.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

Le tre McLaren al top, coinvolte in altrettanti incidenti nelle fasi finali

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2020/05/McLWin.jpg IndyCar – McLaughlin, trionfo virtuale a Indianapolis