Colton Herta si aggiudica la gara inaugurale dell’IndyCar Series al Circuit of The Americas. Il giovane figlio d’arte è riuscito nell’impresa di vincere la sua prima gara nella serie al terzo tentativo, alla tenera età di 18 anni, 11 mesi e 22 giorni.

E dire che il weekend non era iniziato molto bene per l’unica guida dell’Harding Steinbrenner Racing, col motore Honda ko alla fine delle prime libere e la vettura rimessa in ordine per la terza sessione del venerdì, dove segnava però la seconda prestazione. Il quarto tempo nella Firestone Fast Six poi lasciava ben intravedere le potenzialità della DW12-Honda #88, così come le prime fasi di gara, col giovanotto a passare alla prima curva nientemeno che Ryan Hunter-Reay e poco dopo Alexander Rossi, che però gli restituiva caparbiamente il favore, per colpa dell’obbligatorio treno di black.

Herta è rimasto comunque sempre nelle prime posizioni, passo deciso, mentre davanti Will Power non mollava nemmeno per un attimo nei confronti di Rossi, complice anche una gara full green, grazie anche ad una direzione gara stranamente benevola praticamente in tutti i vari contatti avvenuti in pista, anche di quello fra James Hinchcliffe e Felix Rosenqvist al lap 44  di 60 nella temibile curva 19 (Newgarden ed Hunter-Reay ne diranno peste e corna in press conference su questo tratto di pista), con lo svedese che terminava la propria corsa quasi all’entrata della corsia box.

In quel momento Herta, Newgarden ed Hunter-Reay avevano appena effettuata la terza ed ultima sosta prevista, al contrario di Power, Rossi e Dixon, che dopo la riapertura della pitlane sapevano che sarebbero riemersi nelle retrovie.

L’australiano poi, che già intravedeva – e con indubbio merito – i 100.000 $ extra promessi dal COTA per chi avesse conquistato pole position e gara, non riusciva nemmeno a ripartire, con il cambio bloccato, diventando l’unico ritirato della gara.

Gli ultimi 11 giri di corsa libera vedevano Herta resistere benissimo, nonostante l’enorme differenza di secondi residui nei push-to-pass (38 contro 110), nei confronti di Newgarden, il cui distacco addirittura aumentava sino ai 2”7 finali. “Non c’è stato modo di riprenderlo – affermerà nel post-gara il campione 2017 – andava semplicemente più forte”

Dietro Hunter-Reay completano la top five Graham Rahal e Sebastien Bourdais, autore dell’ennesima pregevole rimonta (chissà quando Dale Coyne riuscirà a gestire meglio le qualifiche del tetracampione ChampCar) dalla 17ma piazzola.

Menzione d’onore in primis per Patricio O’Ward, sempre combattivo, nessun timore nei confronti di campioni titolati come Rahal o Dixon, ottavo al traguardo davanti a Rossi (chissà cosa starà pensando il messicanino della vittoria dell’ex-compagno di squadra, lo scorso anno bastonato praticamente sempre dopo St.Pete), ma anche per Jack Harvey, come a St.Petersburg in top ten con la vettura a mezzo servizio del Meyer Shank Racing.

Ultima menzione infine per Marcus Ericsson. Lo svedese ha avuto la fortuna di essere stato l’unico driver sanzionato dalla direzione gara (nonostante le tante sportellate volate nel restart…) per unsafe releease nel terzo e decisivo pitstop, perdendo cosi una quantomai meritata quinta posizione virtuale. Sia lui che Rosenqvist stanno imparando la dura vita dei rookie d’oltreoceano…

Prossimo appuntamento con l’IndyCar Series, che fin qui vede agilmente al comando Newgarden con ben 93 punti contro i 75 di Herta e i 57 di Dixon, fra due settimane a Barber Park, Alabama.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


Stop&Go Communcation

Podio tutto USA con Newgarden ed Hunter-Reay. Power non termina nemmeno, tradito dal motore

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/03/PL51576-1024x682.jpg IndyCar – COTA, Gara: Herta ringrazia le bandiere gialle e vince