Le attività promozionali pre-evento del GP of Petersburg ci hanno permesso di confrontarci nella lussuosa location del Vinoy Renaissance, con diversi protagonisti del season opener IndyCar che si correrà nel weekend.

Per primo un sempre disponibile Jack Harvey, in netto anticipo sulla “concorrenza”. Jack, tu e Mike (Shank) siete alla seconda stagione assieme.. “Si è vero, ma bisogna subito dire che i test prestagionali sono stati uguali allo scorso anno. Purtroppo non è come iniziare una stagione completa perchè abbiamo in programma solo 6 gare, ma stiamo comunque progredendo assieme a Mike e siamo abbastanza confidenti di partire con un buon weekend.”

Quant’è difficile mantenere il ritmo con solamente un programma parziale? “Difficile. Dobbiamo sempre confrontarci con squadre che hanno provato molto più di noi. Lo scorso anno ad esempio ci siamo trovati meglio in gare come Sonoma dove abbiamo avuto un back to back. In più, sappiamo di avere aree di miglioramento come ad esempio sui pitstop.”

Sei contento di vedere Robert Wickens domani? “Certamente (i due condividevano la base tecnica con l’SPM). Ho avuto modo di vedere Robbie e penso che i suoi progressi siano stati fantastici. La sua positività e la sua determinazione saranno una ulteriore motivazione per il team.”

A seguire lo svedese meno glaciale del paddock, Marcus Ericsson, neoacquisto dell’SPM. La prima domanda è ovviamente sulle differenze fra l’IndyCar e la F1, il mondo da dove proviene. “Sono molto differenti confermo.” Ha testimoniato in modo lapidario l’ex-Sauber.

Hai avuto modo di recente di comparare le due serie al COTA, che conoscevi bene: “Bisogna innanzi tutto resettare i propri riferimenti ma iniziamo a dire che è altrettanto divertente. E’ vero che il tempo sul giro delle IndyCar è superiore alla F1, ma non basta solo comparare i tempi sul giro. Ad esempio non dimentichiamo che si seguono traiettorie diverse e le vetture IndyCar hanno molto meno carico aerodinamico. Poi sono divertenti entrambi da guidare, ma sono estremamente diverse.”

Com’è il tuo rapporto con il popolarissimo “Sindaco”, James Hinchcliffe, il tuo nuovo compagno di squadra? “E’ sicuramente una grande personalità, è un ragazzo apertissimo ed amichevole ed abbiamo subito instaurato un ottimo rapporto, anche professionalmente”.

Da uno svedese debuttante all’altro, Felix Rosenqvist. Sei stato la sorpresa dei test prestagionali, cosa pensi ti manchi ancora? “Beh, sicuramente mi manca ancora di provare le gomme da qualifica, che non erano previste nei test, ma non potrà essere che meglio.”

Quest’anno debutterai anche alla Indy 500.. “Sinceramente, mi sembra ancora una cosa molto lontana. Ho effettuato alcune prove al simulatore ma niente di più” L’IndyCar è quindi la tua dimensione definitiva ? “Lo scorso anno ho sperimentato un po’ di tutto: GT, prototipi, anche la Formula E, ma credo che questo sia il mondo a cui voglio appartenere. Sono felice di essere qui e spero di rimanervi a lungo.”

Infine due parole sul tuo compagno di squadra, nientemeno che il campione in carica: Scott Dixon. “Ovviamente è un competitor e non mi ha detto ogni cosa, ma fin qui con me è stato gentile, onesto e disponibile.”

E si continua proprio con Dixon, che appare quantomai rilassato: “E’ sempre bello iniziare la stagione in questa location” – ha sentenziato immediatamente il cinque volte campione. Scott, ogni anno si parla di nuovi contender: Newgarden, Rossi, poi alla fine devono sempre fare tutti i conti con te.. “Beh, esiste un processo evolutivo (ride). Scherzi a parte, Rossi va sempre tenuto in considerazione perché è giovane e veloce, così come Felix (Rosenqvist), il mio compagno. Vedrai che saranno entrambi dei contender per il campionato”

“Penso che la serie si stia evolvendo qualitativamente, sia tecnicamente che a livello di piloti – ha continuato il neozelandese – Penso ad esempio a Marcus (Ericsson) che proviene da un campionato tecnicamente all’opposto dell’IndyCar. E’ una bella piattaforma per piloti e squadre, non solo a livello di abilità di guida ma anche a livello di preparazione e di strategie.”

Cosa pensi delle possibilità di espansione della serie fuori dal nordamerica ? “Lo spero e so che ci stanno lavorando, soprattutto sulla possibilità di tornare in Australia, così come di andare in Nuova Zelanda o in Medio Oriente. Personalmente credo ne valga la pena: gran parte degli sponsor ora sono soprattutto statunitensi e potrebbe essere interessante commercialmente per tutti. Io comunque sono pronto a correre ovunque (ride).”

Dulcis in fundo: il prossimo anno guiderai anche una Ford DPi? “Ah, potrebbe essere! Scherzi a parte, girano un sacco di rumors ma per ora il mio contratto con Ford termina alla fine della stagione. Finger crossed, ci saranno altri programmi…. Nel frattempo comunque a giugno torniamo a Le Mans per l’ultima gara delle GT, grazie all’invito pervenuto dall’ACO.”

Uno dei due team debuttanti a St.Pete è Scuderia Corsa, che insieme all’Ed Carpenter Racing presenta proprio l’ex compagno nel kiwi, Ed Jones. Ed, come ti trovi con questo nuovo combo? “Scuderia Corsa è famosa per le corse GT, dove hanno raggiunto tanti successi con Ferrari, ma non dimentichiamo che già lo scorso anno hanno rischiato di vincere al debutto addirittura la Indy 500, dimostrando di avere un approccio molto serio.”

Qual è l’esatto rapporto con l’Ed Carpenter Racing? “Molto stretto, soprattutto con Ed, stanno imparando assieme ai tecnici del team come gestire al meglio queste vetture, che però al momento sono ancora di competenza del team.”

Quanto è diverso non avere un compagno di squadra, come lo scorso anno al team Ganassi? “In realtà è come avessi due compagni di squadra. C’è molto interscambio di dati infatti con le altre due vetture dell’ECR. ”

E si termina con il più recente acquisto di Dale Coyne, uno spigliatissimo Santino Ferrucci. Lo scorso anno hai fatto molto bene sin dall’esordio. Ora ti senti più preparato e correrai assieme ad una leggenda: come ti vedi da giovane promessa in questa particolare situazione ? “Nelle quattro gare che ho disputato lo scorso anno sono riuscito a sfiorare la top ten a Sonoma. Quest’anno il team avrà due piloti full-time e potrò imparare molto da Sebastien.”

Una domanda che mi sono sempre fatto: come è nato questo tuo programma IndyCar, anche data la tua giovanissima età? “Lo scorso anno ho iniziato a considerare l’IndyCar come il passo successivo dopo le corse europee e dopo Sonoma è stato chiaro che avrei potuto spendere con profitto almeno un paio di stagioni nella serie.”

Tu hai provato anche le F1.. “Guarda, per me l’IndyCar dal punto di vista tecnico è paragonabile alle “vecchie” GP2 a motore V8. La F1 è una cosa a sé, con la sua aerodinamica estrema, la sua velocità e l’effetto suolo, però l’IndyCar è molto più divertente da guidare e l’atmosfera del paddock non è paragonabile. In più, sempre guardando allo spettacolo, non puoi trovare una categoria di monoposto che offre cosi tanti sorpassi. Da pilota, la F1 è il massimo, ok, ma da racer vince l’indyCar.”

Infine, inatteso ma come sempre al top della disponibilità, si palesa anche il suo caposquadra, Sebastien Bourdais, vincitore delle ultime due edizioni del GP of St.Petersburg.

Che impressione fa la gara di casa ? “Eh (sorride) per me è un evento strano perché vivo qui e per forza di cose sono diventato un’icona di questo movimento; anche le due ultime vittorie hanno aiutato, ad esempio mercoledì sera ho partecipato ad un evento benefico e faccio sempre più parte di questa collettività.”

Finalmente però hai un compagno di squadra full-time… “Vero. Santino si è inserito benissimo nel team. E’ veloce e ha esperienza nonostante la giovane età. Farà sicuramente girare la testa a qualcuno.” Quanto ha aiutato la partnership con Jimmy Vasser e James Sullivan sviluppatasi lo scorso anno? “Tanto. Loro si sono occupati della parte commerciale e marketing che a Dale mancava, donando al tempo stesso stabilità. Una situazione estremamente positiva per entrambi.”

Le ultime sensazioni dei test di Sebring? “Poche purtroppo. Lunedì, utilizzando peraltro una versione accorciata del tracciato, abbiamo potuto girare poco perchè abbiamo trovato la pioggia, così come peraltro è accaduto a Laguna Seca. Alla fine abbiamo potuto girare con un po’ di continuità solo al COTA. Non siamo arrivati dove avremmo voluto con questi test ma possiamo consolarci col fatto che in Texas sarà difficile per tutti.”

Interviste raccolte da Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

Dixon: vedrete che Rossi e Rosenqvist mi daranno del filo da torcere

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/03/PL55619-1024x682.jpg IndyCar – St.Petersburg: La parola ai protagonisti