Tra i 23 partecipanti della Honda Indy 200 at Mid-Ohio, tredicesimo appuntamento dell’IndyCar Series 2019, ce n’era uno che vantava già cinque successi sullo splendido tracciato del Midwest. Dopo aver guidato le prime libere, le qualifiche non hanno reso giustizia a Scott Dixon, ottavo e fuori dalla Fast Six, al contrario del compagno di squadra, che comunque non è andato oltre la sesta piazzola in griglia.

La gara però può essere sempre una cosa diversa, specie se corri per il Team Ganassi. Dixon e Rosenqvist hanno scelto le gomme “prime”, unici tra le prime file insieme a Ryan Hunter-Reay, un altro non particolarmente felice della stagione in primis, nonchè di queste qualifiche.

Dopo che i primi tra i battistrada, Josef Newgarden e Simon Pagenaud in testa, tutti su “alternate”, hanno effettuato le prime soste, è apparso chiaro che l’accoppiata del grande Chip aveva qualcosa di più in tasca, con Rosenqvist presto alle spalle di Alexander Rossi e poi davanti al polesitter Will Power, subito imitato dal campione in carica della serie.

La gara si è sviluppata su queste due strategie: Parte del team Penske, con Newgarden e Pagenaud, sulle tre soste, mentre Power ed Alexander Rossi a dividere equamente la percorrenza dei 90 giri in tre soli stint insieme al duo Ganassi, con Rosenqvist però a cambiare strategia in corso d’opera onde evitare sorprese quali Full Course Yellow che non si sono però mai materializzate, anche se di contatti ve ne sono stati, eccome.

Innanzi tutto il sandwich assassino delle due vetture dello Schmidt Peterson Motorsports insieme a Takuma Sato alla partenza in curva 4 (difficile qui attribuire colpe all’uno o all’altro pilota, e ben ha fatto la direzione gara a lasciar correre). Poco più tardi, subito dopo la prima sosta, un inconsueto testacoda di Sebastien Bourdais, fino a quel momento ottimo quinto, probabilmente “propiziato” dall’arrembante Colton Herta. La gara del francese verrà rovinata definitivamente da una penalità per eccesso di velocità in pitroad alla seconda sosta che lo butterà fuori dalla top ten.

Poi, ad un terzo di gara, il sorpasso chiave di Dixon su Power, duello di altri tempi tra cavalieri del rischio che sanno di poter contare su di un mezzo veloce ma anche robusto.

Newgarden frattanto aveva a che fare con problemi alla pompa del carburante, anche questo accadimento insolito, almeno per la truppa del “Captain”, costretta immediatamente ai ripari per evitare di perdere secondi preziosi.

Si arriva così all’ultimo terzo di gara con Dixon sulle “red” inseguito a poco più di 7” dal compagno di squadra sulle più fresche “black” e a oltre 20” dal trenino capitanato da Hunter-Reay, Newgarden, Power, Rossi e Pagenaud.

Dixon qui ha fatto una delle sue gare e, quasi come Villeneuve padre in Spagna nell’81 (mi perdonino i Ferraristi ma non vedo paragone più azzeccato), forte anche di un trenino di doppiati che comprendeva anche gli arrembanti Marco Andretti e Takuma Sato, non solo ha tenuto dietro il compagno di squadra, ma anche tutti gli inseguitori, ormai alle calcagna.

Non che lo svedese abbia fatto sconti, perché all’ultimo giro Dixon ha dovuto ricordargli chi era il rookie – il neozelandese si è poi scusato formalmente dopo la gara – per un’inaspettata doppietta Ganassi, ovvero la vittoria numero 46 per Dixon, 6 lunghezze in meno di Mario Andretti, anche se nella classifica all-time AJ Foyt è sempre lontano a quota 67.

Caso vuole che Newgarden sia poi incappato in un erroraccio a poco più di un giro dalla fine, arrivando inopinatamente lungo su Hunter-Reay in una smania di podio abbastanza inutile, stante il distacco su Rossi, che remava ormai a secco di gomme ed etanolo due posizioni più indietro.

Così anche la lotta per il titolo ha modificato sostanzialmente i propri razionali, con Rossi, alla fine quinto, avvicinatosi a soli -18 da Newgarden, classificato quattordicesimo, ora a quota 504 punti. Pagenaud, oggi sesto, si porta a -47, mentre in teoria anche Dixon, a quattro gare della fine, potrebbe dire la propria, a 62 lunghezze dal leader.

L’IndyCar Series tornerà il 18 agosto con il “tricky triangle” di Pocono. Nella gara che vide lo spaventoso incidente di Robert Wickens si aggiudicò il successo Alexander Rossi su Will Power e Scott Dixon.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


Stop&Go Communcation

Errore di Newgarden nel finale e classifica che si accorcia con rossi, oggi quinto, a -18

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/07/Dixwin.jpeg IndyCar – Mid-Ohio, Gara: Non dimenticatevi di Dixon e Ganassi !