Inizia come da copione il “Farewell Tour” delle Toyota TS050-Hybrid nel World Endurance Championship 2019-2020, con una doppietta alla 4 Ore di Silverstone.

Nella gara britannica, che si è svolta per la prima volta nel formato ridotto che verrà adottato anche a Shanghai, i due prototipi ibridi non hanno avuto evidenti grattacapi, salvo poi scoprire che la vincitrice di Mike Conway, Kamui Kobayashi e Josè Maria Lopez è stata completamente ricostruita nella serata di venerdì.

Ad ogni modo, le due macchine giapponesi si sono anche scambiate le posizioni in pista, fino al penultimo pit-stop della #8 di Brendon Hartley, Kazuki Nakajima e Sebastien Buemi che ha definitivamente congelato le posizioni fino all’arrivo, dove sono giunte separate da solo 1”9.

Spazio in testa anche alle Rebellion, specie alla #1 full-season, che ha condotto per 6 tornate dopo la prima ed unica Full Course Yellow della giornata durante la prima ora di gara. La macchina di Bruno Senna, Gustavo Menezes e Norman Nato ha però perso terreno fino ad una sosta finale per problemi al servosterzo che costa il decimo posto finale. Completa il podio l’altra R13-Gibson di Pipo Derani, Loic Duval e Nathanael Berthon, a 1 giro dalle Toyota nonostante uno stop&go di 30” per aver ecceduto in due occasioni nel flusso di carburante, comminato proprio negli ultimi minuti di gara.

 

E le Ginetta? Innanzi tutto va detto che le due vetture hanno visto entrambe il traguardo, la #5 di Charlie Robertson (in testacoda nel giro di ricognizione), Ben Hanley ed Egor Orudzhev addirittura quarta assoluta a 5 giri nonostante un insabbiamento alla Brooklands, mentre la #6 ne ha combinate più di bertoldo.

Si è iniziato con la perdita di una gomma dopo circa mezz’ora di gara, poi è stata la volta di una foratura ma l’evento più eclatante è stata la toccata da parte di Oliver Jarvis alla Ferrari di Miguel Molina alle Becketts, che è costato il ritiro – uno dei due totali, insieme all’Oreca di United Autosports, ferma già al primo giro – alla 488 GTE Evo #71 condivisa con Davide Rigon. Questa GT60-LT-P1-AER ha terminato penultima, a 17 giri da Kobayashi e c.

La GTE-Pro ha visto la doppietta delle due nuove Porsche 911 RSR, con Gianmaria Bruni e Richard Lietz davanti ai campioni in carica Michael Christensen e Kevin Estre. Il team Manthey, che gestisce in pista le GT di Stoccarda, ha sfruttato al meglio le soste, specie quella collettiva di metà gara causa pioggia (sì, anche oggi c’è stato uno scroscio tipicamente british). Da quel momento in poi le due vetture hanno pensato ad amministrare i pneumatici, incuranti del problema occorso ieri al romano, con una serie di doppi stint sino al traguardo.

Va detto che la parte iniziali di gara è stata appannaggio delle Ferrari, che partivano dalla prima fila di categoria e che qui avevano dimostrato un passo incontrastato. Della #71 abbiamo già parlato; una foratura dopo neanche mezz’ora di gara costringeva la #51 e James Calado alla prima sosta e a un inseguimento di quelli da ricordare, che veniva coronato allo scadere della terza ora da Alessandro Pier Guidi.

Il pilota cremonese vedeva il nuovo successo dopo quello dello scorso anno, purtroppo però la direzione gara vedeva un sorpasso in regime di safety car (in realtà avvenuto in una fase in cui era stato permesso alle macchine di riallinearsi e nei confronti di una vettura Am) e il drive through assassino – assegnato peraltro anche ad altre otto vetture – lasciava spazio solo alla quarta posizione finale, col gradino basso del podio per l’Aston Martin di Alex Lynn e Maxime Martin.

Gara pazza invece in LM P2, con il successo al debutto del Cool Racing dei soli Nicolas Lapierre e Antonin Borga, dopo il forfait obbligato di Alexandre Coigny.

Le prime fasi di gara sono state appannaggio dell’Oreca del Racing Team Nederland, che prendeva il comando con il poleman Giedo van der Garde sino alla prima sosta per poi ritornare in testa ed alternarsi in funzione delle strategie, con l’Alpine e con i futuri vincitori, i quali – al momento dell’impiego del bronze Frits van Eerd sulla vettura battente bandiera olandese – guadagnavano speranze di successo finale.

Galeotta anche qui sempre la penalità di cui sopra per sorpasso in regime di bandiere gialle, che sembrava aver spezzato i sogni di gloria dell’equipaggio svizzero, che al penultimo giro era costretto anche all’ulteriore sosta ai box per cambiare la posteriore sinistra, ma il margine era tale che Borga poteva tranquillamente l’Oreca #42 al traguardo con 49” di vantaggio sull’Alpine e 51” sul Racing Team Nederland.

Gara d’esordio positiva per la Dallara del Cetilar Racing, che senza incontrare particolari problemi conquistano la sesta piazza di categoria, undicesimi assoluti con l’equipaggio tutto tricolore composto da Andrea Belicchi, Giorgio Sernagiotto e Roberto Lacorte, lottando ad armi quasi pari con le P2 transalpine nonostante una evidente disparità di prestazioni.

Ferrari ed AF Corse si rifanno in GTE-Am con la vittoria a sorpresa da parte di Nicolas Perrodo, Manu Collard e Nicklas Nielsen. Come sempre in questa categoria, la più popolata della serie mondiale con 11 entry, è l’omogeneità delle prestazioni a fare la differenza, ed il neoacquisto danese, campione in carica del Challenge Europa, ha svolto egregiamente il proprio compito di silver ranked, piazzando lo stint decisivo e conducendo la 488 GTE Evo caratterizzata dai colori bretoni ad un nuovo successo al ritorno nella categoria, che i due piloti francesi si aggiudicarono nel 2016 partendo proprio da una vittoria in terra inglese.

La gara ha visto alternarsi al comando, dopo i polesitter del TF Sport, Matt Campbell con la Porsche Proton, l’Aston Martin ufficiale, Matteo Cairoli con la Porsche #56 del Project 1, e poi ancora Riccardo Pera sempre con la Porsche #77. C’era però poco da fare contro il giovane danese, che con un forcing finale lasciava dietro di un giro l’Aston Martin ufficiale nonostante un drive-through. Completa il podio l’altra Ferrari dell’MR Racing di Olivier Beretta, Motoaki Ishikawa e Kei Cozzolino; quest’ultimo ha fornito gli ultimi momenti di esaltazione a suon di sorpassi al sempre presente pubblico inglese.

I festeggiamenti a podio non hanno compreso la classica lotta con lo champagne per rispetto alla memoria di Anthoine Hubert, che è stato ricordato anche prima della partenza con un minuto di raccoglimento.

Il WEC tornerà il 6 ottobre per la 6 Ore del Fuji. Quella sarà l’occasione per verificare in pista il nuovo metodo di penalizzazione ad handicap per permettere una lotta più equilibrata, nei limiti delle presenze, tra Toyota e le altre LM P1.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 4 ore di Silverstone WEC


Stop&Go Communcation

Doppietta Porsche in GTE-Pro: AF Corse si consola con le AM. Cool Racing successo al debutto in LM P2.

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/09/PL52948-1024x683.jpg WEC – Silverstone, Gara: Tutto come da copione per Toyota