Credevate che la 87ma 24 Ore di Le Mans alla fine potesse premiare “l’altro” equipaggio Toyota, quello senza Fernando Alonso per intenderci ? Noi si, anche perché c’erano tutti i segnali affinchè venisse premiata la Toyota che finora si è sempre sacrificata (nei limiti ovviamente della situazione tecnica e sportiva). Invece una foratura ad un’ora esatta dalla fine con Josè Maria Lopez a bordo ha rimescolato le carte in tavola.

Attenzione, non vogliamo dire che una squadra non può far vincere chi gli pare, però ci sono modi e modi, e la sostituzione di un solo pneumatico (l’anteriore destro), con oltre 2’ di vantaggio, per una presunta foratura rivelatasi poi l’anomalia di un sensore (situazione peraltro già accaduta a Porsche un paio di anni fa) con una seconda sosta il giro successivo, compiuto a passo di lumaca dall’argentino per sostituire la posteriore dello stesso lato lascia da pensare, così come da’ da pensare quel Kazuki Nakajima che tira allo spasimo sino al traguardo, apparentemente immemore di cosa vuol dire una delusione di questo tipo, nonostante quanto accadutogli nel 2016.

Ad ogni modo, onore a Toyota e a Fernando Alonso, Kazuki Nakajima e Sebastien Buemi, che bissano per Toyota il successo dello scorso anno; ma ancora di più quindi a Mike Conway, Kamui Kobayashi e Josè Maria Lopez, i più veloci durante tutto il weekend.

Sul podio finisce finalmente la BR1 superstite di Vitaly Petrov, Mikhail Aleshin e Stoffel Vandoorne, a 6 giri. I russi hanno spinto per tutta la gara nonostante le Rebellion avessero qualcosa in più, ma i due prototipi made in Oreca, qui ricordiamo in livrea particolare come peraltro una buona metà del lotto dei partenti, hanno scontato problemi di affidabilità dovuti più che altro all’irruenza dei piloti, che hanno messo a dura prova telaio e motore.

Le due R13 terminano immediatamente alle spalle del podio, che sancisce anche il risultato finale del titolo piloti WEC, ma la differenza di 1”5 tra il miglior tempo sul giro secco in gara di Mike Conway e la migliore prestazione non ibrida, opera di Gustavo Menezes, fa capire quanto fossero ancora diversi i valori in campo tra ibridi e non, nonostante i consueti proclami dell’ACO.

Ferrari riesce nell’impresa, alquanto improbabile da prevedere dopo le qualifiche, di ritornare alla vittoria in GTE-Pro, grazie ai campioni uscenti della categoria – James Calado ed Alessandro Pier Guidi – coadiuvati qui da Daniel Serra. Proprio il brasiliano è stato a nostro avviso colui che ha suonato la carica, imitato dal 30enne britannico, dopo un avvio ricordiamo dalla 12ma piazzola, giocoforza attento da parte del cremonese.

La 488 GTE #51 è vero è passata indenne fra le varie safety car (sei se ben ricordiamo) che si sono alternate nel corso delle 24 ore, ma che non hanno svolto un ruolo determinante come nel successo Porsche del 2018. Porsche peraltro unici veri contender in grado di impensierire i vincitori, insieme alla Corvette #63.

Il problema allo scarico della 911 RSR dei neocampioni Kevin Estre e Michael Christensen, i problemi di maneggevolezza della #91 di Gianmaria Bruni, Richard Lietz e Fred Makowiecki e le penalità subite dalla stessa e dall’esemplare in livrea tributo Brumos di Nick Tandy, Patrick Pilet ed Earl Bamber hanno creato il podio finale, che premia proprio questi ultimi due equipaggi.

Peccato come dicevamo per la Corvette di Antonio Garcia, Mike Rockenfeller e Jan Magnussen, fuori dai primi a tre quarti di gara per un raro errore dell’esperto danese, e peccato per l’altra Ferrari AF Corse, ko per un problema al motore, mentre il terzo esemplare di 488 GTE Evo, schierato da Risi Competizione, non è mai stato della partita.

A seguire le quattro Ford GT, di cui due a pieni giri, qui all’ultima apparizione nella categoria, ma mai apertamente in grado, dopo le fasi iniziali, di issarsi nelle prime posizioni. Al contrario, il ruolo in questa gara di Aston Martin e BMW, quest’ultima pure all’ultima esperienza con la M8 nel WEC, non è stato chiaro per nessuno, specie a seguito della pole conquistata da Marco Sorensen.

Ad ogni modo, nella ridda di anniversari e ricorrenze, per una volta è stato festeggiato quello nostrano, ben evidenziato sul tetto delle 488 AF Corse.

Accontentati anche i francesi con la seconda vittoria consecutiva in LM P2 dell’Alpine Signatech di Nicolas Lapierre, Andrè Negrao e Pierre Thiriet, che si laureano anche campioni della categoria. Non ci fosse stato quel problema di avviamento a due terzi di gara, il G-Drive si sarebbe impossessato – con merito – del meritato trofeo, tanta è stata la supremazia dell’equipaggio russo, alla fine quinto classificato

A completare il podio di classe le altre due Oreca di Jackie Chan DC Racing e TDS Racing, mentre la palma della prima non-areca va ancora una volta ad una Ligier dello United Autosports.

Al traguardo anche la Dallara LM P2 del Cetilar Racing, qui all’ultimo impegno in partnership con Villorba Corse. 18ma assoluta, P13 tra i prototipi della classe cadetta, non ci fosse stato quel problema all’attuatore del cambio nel quarto finale di gara, i nostri portacolori avrebbero potuto festeggiare una nuova top ten di categoria, ma il risultato crediamo possa essere considerato in linea con le aspettative della vigilia, perlopiù anche di buon auspicio per il nuovo impegno nel WEC 2019-2020.

Infine le GTE-Am, con la vittoria a sorpresa della Ford del Keating Motorsports di Ben Keating, Jeroen Bleekemolen e Felipe Fraga. La compagine statunitense ha dimostrato di essere in possesso di un’arma potentissima in chiave futura, e speriamo possano ripetersi in nuove apparizioni, come auspicato dal patron texano.

Gli altri contender hanno scontato soprattutto le capacità dei gentlemen, che ancora una volta hanno fatto la differenza nel risultato finale, che vede la 911 RSR del Project 1 di Egidio Perfetti, Joerg Bergmeister e Patrick Lindsey chiudere al secondo posto (che basta e avanza per aggiudicarsi anche il titolo di categoria) e nello stesso giro del vincitore, come peraltro la Ferrari del JMW di Jeff Segal, Wei Lu e Rodrigo Baptista.

Menzione d’onore per l’equipaggio tutto rosa del Kessel Racing composto da Manuela Gostner, Rahel Frey e Michelle Gatting, decima di categoria e davanti a tanti colleghi maschi.

E’ tutto per la “Super-Season” 2018-2019. La nuova stagione partirà dai test collettivi di Barcelona, il 23-24 luglio prossimi.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 87ma edizione della 24 Ore di Le Mans


Stop&Go Communcation

Foratura decisiva ad un’ora dalla fine per la TS050-Hybrid #7. Ferrari trionfa in GTE-Pro con PierGuidi, Calado e Molina. Alpine e Keating Motorsports accontentano Francia e USA

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/06/PLM5928-1-1024x681.jpg WEC – Le Mans, Finale: Stessa doppietta, stesso ordine del 2018 per Toyota