Finalmente Mazda spezza l’incantesimo e si aggiudica una gara del WeatherTech SportsCar Championship. Alla 6 Ore del Glen non una bensì entrambe le RT24-P gestite dal Team Joest, subentrato ricordiamo a metà 2017 nella gestione tecnica del programma del costruttore nipponico a Speedsource, hanno terminato davanti a tutti.

Va ricordato però che al Glen le Acura, reduci dalle due vittorie consecutive a Mid-Ohio e Belle Isle, correvano con la bellezza di 15 kg in più, e che il Balance of Performance delle DPi aveva già accantonato le prestazioni velocistiche delle numerose Cadillac ormai destinate – tempi alla mano –  a fare da comprimarie dopo il tris di vittorie di inizio stagione. Della Nissan non vale nemmeno la pena di parlare, fermata a metà gara da problemi al cambio, ha stazionato per un paio d’ore in una traiettoria di servizio come un monumento ai caduti.

Nonostante una supremazia indiscussa in pista (il best lap delle due DPi “Soul red” è stato di 1” più veloce della concorrenza), il successo delle Mazda è stato messo in discussione da una improvvida Full Course Yellow, la quarta ed ultima della giornata, ad un’ora circa dalla fine, che non solo ha avvicinato tutti i major contender, ma che ha addirittura messo Juan Pablo Montoya davanti a tutti.

Una volta completato l’inseguimento ed il sorpasso – chi in pista chi ai box – da parte dei due britannici, Harry Tincknell ed Oliver Jarvis, incaricati dello stint finale, ci si è messa la copertura del motore della Mazda di testa a ballonzolare pericolosamente ad una decina di minuti dal termine. Non ci siamo meravigliati della mancata chiamata ai box del leader da parte della direzione gara, che ha potuto tagliare il traguardo in parata sul compagno di squadra.

Ad ogni modo, la terza piazza di Montoya e Dane Cameron, evidenziamo dopo la bellezza di 12 soste – compresa una penalizzazione iniziale per essere partiti dalla pitlane – contro le 8/9 della concorrenza, permette loro di balzare in testa alla classifica generale, davanti all’accoppiata brasiliana dell’Action Express composta da Pipo Derani e Felipe Nasr, qui aiutati dal campione uscente Eric Curran, terminata solamente settima dopo un’incomprensione e concomitante foratura e digressione fuori pista con l’altra Cadillac del team di Denver, NC, terminatagli davanti, ancorchè con un giro di disavanzo.

Terza forza stabile in questa classifica cortissima Helio Castroneves e Ricky Taylor con l’Acura #7, quinti al traguardo dietro l’equipaggio del WTR.

Tra le due LM P2, successo dell’Oreca del PR1/Mathiasen, decima assoluta con un Gabriel Aubry in versione super. L’unica altra concorrente, il Performance Tech, centrata dalla BMW #25 ad un’ora circa della fine, è stata protagonista della neutralizzazione che ha di fatto deciso tutte le altre categorie.

In GTLM, vittoria abbastanza inaspettata, almeno alla vigilia, della Porsche di Nick Tandy e Patrick Pilet in volata sulla Corvette di Antonio Garcia e Jan Magnussen. Anche in questo caso la strategia del CORE Autosport, che gestisce al meglio le due 911 RSR ancora in livrea Brumos dopo il podio di Le Mans, è stata determinante rispetto alle prestazioni in pista.

Subito ko al via la Corvette di Tommy Milner, vittima di un contatto con la Porsche di Vanthoor, la C7.R superstite si è data alla caccia della Ford di Richard Westbrook, che ha ceduto il comando poco prima del movimento della lancetta piccola.

Nonostante un’evidente superiorità in pista della GT del Kentucky, le diverse strategie hanno di volta in volta messo in evidenza tutte e quattro i marchi impegnati, ma, come per i prototipi, decisiva è stata l’ultima neutralizzazione, con la Porsche #912 a fare da lepre, nella speranza di un’ulteriore caution che però non si è materializzata.

Dopo l’indispensabile pit-stop di Earl Bamber, negli ultimi giri Garcia si è fatto largo fino a portarsi alle calcagna di Pilet, che aveva ereditato la leadership, il quale però è riuscito a mantenere 4 decimi di vantaggio che valgono il quarto successo stagionale in cinque gare delle GT di Stoccarda. A seguire le due Ford, con la #67 di Westbrook e Ryan Briscoe davanti alla gemella di Dirk Mueller e Joey Hand.

Da segnalare qualche spavento ai box per il principio di incendio sulla BMW di Connor de Phiippi, probabilmente a causa del contatto con la LM P2, mentre in classifica generale, grazie alla vittoria odierna, Pilet e Tandy balzano al comando della graduatoria piloti per un punto sui due teammate e si campioni in carica della Corvette, appaiati.

Anche in GTD finale al cardiopalma che premia i due leader in classifica Mario Farnbacher e Trent Hindman, qui coadiuvati da Justin Marks, sull’Acura NSX GT3. La vettura del Meyer Shank Racing, al primo meritatissimo successo stagionale, ha avuto un’unica vera contender, l’Audi del Montaplast, issatasi anche  al comando nelle fasi centrali di gara, che però non è riuscita a contenere il passo di gara della GT giapponese.

Nell’ultima ora, non ha pagato l’azzardo di Starworks, unica a non rifornire in regime di neutralizzazione, con Ryan Dalziel che a 10’ dalla fine ha dovuto cedere a “SuperMario”, a sua volta insidiato nelle ultime tornate dal veteranissimo Bill Auberlen con la BMW M6 GT3. Ancora a podio dopo Le Mans, ancorchè con altre specifiche tecniche, la Ferrari del WeatherTech Racing grazie all’eterno Toni Vilander.

L’appuntamento con la massima serie americana già la settimana prossima, con la tappa canadese di Mosport.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore del Glen


Stop&Go Communcation

Il finale al fotofinish premia la Porsche sulla Corvette in GTLM e l’Acura sulla BMW in GTD

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/06/Mazda55DEF-1024x683.jpg USCC – Watkins Glen, Gara: Mazda, era ora! Doppietta del Team Joest