Finale quasi come da copione alla Rolex 24 at Daytona. Con 10’ circa di anticipo rispetto al suo naturale termine, la direzione gara ha fatto sventolare la bandiera a scacchi.

Grazie alla classifica ferma all’ultima red flag, Fernando Alonso può quindi aggiungere anche la classica della Florida al suo notevole palmarès grazie al Wayne Taylor Racing e a Jordan Taylor, Kamui Kobayashi e Renger van der Zande, che hanno condotto la nera Cadillac DPi ad una nuova vittoria dopo il successo del 2017.

Va detto però che, rispetto all’ultima Le Mans, dove è sembrato un po’ trasportato dai compagni e dalla Toyota, l’asturiano qui ha preso in mano la situazione, soprattutto nelle fasi decisive della gara, in quello speedway trasformato in un’immensa vasca da bagno, macinando nella notte i giri veloci necessari a riagguantare la leadership. In più, per nulla preoccupato delle bandiere gialle che di volta in volta gli riportavano i vari contender a contatto, chiudeva definitivamente e al momento giusto la questione nei confronti di Felipe Nasr che, ad ugual vettura, alla fine è giunto all’errore decisivo a differenza del bicampione di F1.

Il campione in carica del WeatherTech SportsCar Championship si deve accontentare della seconda piazza insieme al nuovo teammate Pipo Derani e al fido Eric Curran, davanti alla Acura Penske di Alexander Rossi, Helio Castroneves e Ricky Taylor.

Proprio le due DPi derivate dalle Oreca 07 sono parse per tutta la gara le reali avversarie delle Cadillac. Una volta fuori dai giochi le Mazda dei record sul giro singolo, e che finalmente sembrano (va detto, anche grazie ad un BoP estremamente compiacente) sulla via della competitività, almeno sulla prestazione pura, i due prototipi del “Captain” si sono dimostrati finalmente pericolosi anche in una gara lunga.

A chiudere la top five, la Nissan del CORE Autosport, penalizzata da una serie infinita di uscite di strada, e la Cadillac residua del JDC-Miller che schierava, fra gli altri, l’eterno Rubens Barrichello. L’incredibile sfortuna dimostrata per tutto il weekend – dalle qualifiche allo luce stop non funzionante nelle prime fasi di gara – dell’altra entry dell’Action Express, non ripaga degnamente l’ultima cavalcata di Christian Fittipaldi, che qui ha vinto comunque tre volte, l‘ultima lo scorso anno.

La LM P2, sdoganata separatamente, è stata come da previsioni una classe in tono minore. Il DragonSpeed riesce a portare a casa la vittoria di categoria con Pastor Maldonado, Roberto Gonzalez e Sebastian Saavedra, dopo aver rischiato il ko in uno scontro fratricida e un paio di crash, l’ultimo dei quali, ad opera del colombiano, poteva costare l’intera spedizione.

La BMW dal canto suo è riuscita nell’intento di far vincere una classica al “camion” M8 GTE. Ok, non ha vinto la vettura di Alessandro Zanardi, che ancora una volta ha dimostrato anche agli scettici di essere di un altro pianeta, ma l’harakiri Ford, che ha inopinatamente spedito ai box per una non meglio specificata scelta strategica la GT di Richard Westbrook nell’ultimo giro utile prima della seconda e definitiva red flag, ha destinato alla vittoria Augusto Farfus (uno che qui non doveva nemmeno esserci, non fosse stato per i problemi di visto di Tom Blomqvist), Philipp Eng ed i giovani Connor de Philippi e Colton Herta.

Non poteva esserci miglior celebrazione per la dipartita del boss di tante battaglie Charly Lamm, scomparso in questi giorni.

La Ferrari, nonostante la consueta disparità di forze rispetto alla concorrenza, si può consolare con un secondo posto che sa di quasi vittoria. Il patron Giuseppe Risi ha messo insieme un programma vincente in quattro e quattr’otto, avvalendosi degli attuali migliori factory driver del Cavallino: Davide Rigon, James Calado, Alessandro Pier Guidi e Miguel Molina.

Se infine Ford con il terzo posto della #67 di Westbrook, Ryan Briscoe e del campione in carica IndyCar Scott Dixon ha preso il più classico dei brodini consolatori, peggio è andata a Porsche ancor di più a Corvette.

Le GT di Stoccarda, tradizionalmente a proprio agio sul bagnato, sono naufragate nelle fasi “calde” della gara. Le due C7.R invece, dopo un buon inizio hanno sprecato tutto con un crash ai box che ha tolto di mezzo i campioni in carica della categoria, Jan Magnussen ed Antonio Garcia, coadiuvati da Mike Rockenfeller, lasciando la vettura gemella con problemi infiniti di elettronica che sono costati un imbarazzante traino in pista, senza più carburante. La rimonta della #4 si è poi conclusa lungo il muro a lato di curva 1, fortunatamente senza conseguenze per Tommy Milner, in quel momento al volante.

UPDATE: Alla Ford #67 è stata assegnata nel post-gara una penalità di 1’48” per non essere stata in grado di eseguire un pit-stop reale, successivo a quello dichiarato di emergenza, perdendo così anche il terzo posto conquistato sul campo. Al suo posto è stata promossa sul podio la Porsche di Earl Bamber, Laurens Vanthoor e Mathieu Jaminet.

Emozionante come un ottovolante ancora una volta la GTD. La vittoria finale, la seconda di fila a Daytona, per la Lamborghini del GRT Grasser di Mirko Bortolotti, Christian Engelhart, Rik Breukers e Rolf Ineichen sembrava impossibile dopo la pioggia di penalità culminate in un comportamento scorretto in regime di bandiere gialle.

Invece il team austriaco ha recuperato, complice l’infinita serie di bandiere gialle (ben 17 alla fine) e soprattutto gli errori dei diretti avversari, che hanno sciupato tutto nelle fasi finali. Gli errori di Daniel Morad e  Luca Stolz pesano come macigni e, se l’Audi del Montaplast by Land Motorsport può accontentarsi della piazza d’onore dopo lo “scandalo” dei rifornimenti 2018, la Mercedes del Riley Motorsport, a lungo in testa e a varie riprese con tutta la sua line-up: Ben Keating, Jeroen Bleekemolen e Felipe Fraga, ne esce solo con la settima piazza finale.

Il gradino basso del podio va quindi alla Lexus dell’AIM Vasser Sullivan, al debutto nella categoria con la GT3 del Sol Levante, di Townsend Bell, Frankie Montecalvo, Jeff Segal ed Aaron Telitz.

Grande delusione in questa categoria in casa Ferrari. Purtroppo due crash di Paul dalla Lana e Toni Vilander hanno tolto di mezzo due sicuri contender per la vittoria finale; alla fine la 488 GT3 meglio piazzata sarà quella di Via Italia partita dalla pole grazie alla sorpresa Marcos Gomez.

E’ tutoi per questa 57ma Rolex 24. Il WeatherTech USCC e la North American Endurance Cup ritorneranno fra meno di due mesi, a Sebring.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 57ma Rolex 24 at Daytona


Stop&Go Communcation

BMW a sorpresa in GTLM. La Lamborghini e il GRT Grasser si ripetono in GTD.

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/01/WTR10N.png USCC – Daytona, Finale: La corsa non riprende, vittoria al WTR