E’ iniziata la stagione 2020 del WeatherTech SportsCar Championship ma sembra ancora il 2019, nel senso che i verdetti finali della 58ma della Rolex 24 at Daytona, tradizionale season opener della serie americana e dell’endurance mondiale, sono stati esattamente gli stessi della scorsa edizione.

La vittoria assoluta va alla Cadillac del Wayne Taylor Racing, capace di recuperare due penalità (un drive-through ed  n più sanguinoso Stop&Hold+60”) in una gara contrassegnata dal massimo storico di giri percorsi del tracciato della Florida, ben 833, durante due giri completi della lancetta piccola.

Non c’era più Fernando Alonso, ed anche il più giovane dei Taylor ha spiccato il volo dal nido paterno, ma Ryan Briscoe e Scott Dixon (al terzo successo qui successo nella classica di inizio stagione) non li hanno certo fatti rimpiangere, mentre Renger van der Zande e ancora una volta uno spettacolare Kamui Kobayashi hanno portato a casa il terzo successo in quattro anni per il team di Wayne Taylor e Max Angelelli (quest’ultimo al graditissimo ritorno al muretto box) chiudendo l’ultima fase di gara, tutta in regime di corsa libera, senza particolari preoccupazioni.

Niente da fare nemmeno questa volta per le Mazda, utilizzate come baseline per il Balance of Performance pre-evento, che però sono arrivate lontane un minuto dal successo con la #77 di Oliver Jarvis, Tristan Nunez ed Olivier Pla dopo aver condotto nelle prime fasi di gara. Completa il podio l’altra Cadillac del JDC Miller/Mustang Sampling del transfuga AXR Joao Barbosa – grazie soprattutto anche ad un agguerrito trio di francesi formato da Sebastien Bourdais, Loic Duval e Tristan Vautier – che insieme al team non ha commesso errori, né tecnici nè tattici, per tutte le 24 ore.

Nemmeno il podio invece per le Acura Penske, ma un quarto posto dei campioni in carica Juan Pablo Montoya e Dane Cameron, ancora alla ricerca della vittoria nelle gare classiche dal rientro in endurance del “Captain”, avvenuto due anni or sono. Il problema endemico di manovrabilità della ARX-05 #6 ha fatto scopa con la sfortunata uscita dal gruppo di testa della vettura gemella, “fatta fuori” dalla Mazda #55 senza nemmeno la soddisfazione di una penalità adeguata.

Tanta sfortuna infine anche per la Cadillac dell’Action Express, mai al passo, per un motivo o per l’altro, delle vetture gemelle.

Si ripete anche in LM P2 il DragonSpeed in LM P2, questa volta portando sul podio anche il gentleman per eccellenza, Henrik Hedman, insieme a Colin Braun, Harrison Newey ed al fido Ben Hanley, nessuno dei quali faceva parte dell’equipaggio vincente nel 2019. Tanta sfortuna per il PR1/Mathiasen dello stakanovista Ben Keating, Gabrel Aubry, Simon Trummer e Nick Boulle, terminati a due giri dai battistrada dopo aver condotto per due terzi di gara. Completano il podio, staccatissimi, ad 11 giri, i debuttanti dell’ERA Motorsport, Kyle Tilley, Ryan Lewis e Dwight Merriman, coadiuvati dal veterano Nic Minassian.

Ma i duelli più belli di questa edizione sono arrivati sicuramente dalle due classi GT. La lunga battaglia fra la BMW di Jesse Krohn, John Edwards, Augusto Farfus e Chaz Mostert e le due Porsche ha visto alla fine trionfare la nera M8 GTE, col solo Farfus però a ricevere il secondo Rolex di fila dopo il successo del 2019 del team RLL.

Le due Porsche, al debutto nella serie IMSA, erano partite coi favori del pronostico ed hanno effettivamente dato filo da torcere fino all’ultimo pit, ritrovandosi nelle fasi finali addirittura a battagliare in casa. Il distacco finale di soli 14” della #912 di Earl Bamber, Laurens Vanthoor e Mathieu Jaminet e di 18” della gemella di Nick Tandy, Fred Makowiecki e Matt Campbell dai leader la dice lunga sull’andamento di questa 24 ore sprint.

Quarto posto contentino per la migliore delle nuove Corvette con Antonio Garcia, Jordan Taylor e Nicky Catsburg, mentre per l’altra C8.R si è trattato più che altro di un estensiva sessione di test in vista dei prossimi appuntamenti stagionali.

Non pervenuta stavolta, dopo il bel secondo posto del 2019 ed il successo alla Petit Le Mans, la Ferrari del Risi Competizione. Svilita da un BoP castrante dopo le belle prestazioni della Roar, la Rossa di Houston e i suoi alfieri hanno fatto il possibile, rimanendo nel giro dei vincitori sino alla foratura (una delle rare va detto di questa 24 ore) che a poco più di un’ora dalla fine ha chiuso definitivamente il discorso per James Calado, Alessandro Pier Guidi, Davide Rigon e Daniel Serra.

Lotta al coltello per 24 ore infine anche in GTD. Dopo il dominio iniziale della Porsche dello Pfaff Motorsports, il testimone è stato rilevato da non una ma tre vetture: l‘Audi del WRT Speedster e le Lamborghini del GRT Magnus e del Paul Miller Racing.

Nella seconda metà di gara queste tre macchine, guidate non a caso da tre alfieri di casa nostra: Mirko Bortolotti, Marco Mapelli ed Andrea Caldarelli, hanno dato spettacolo, dettando il ritmo nella classe più numerosa e forse più competitiva di questa Rolex 24 del minimo storico di iscritti.

Alla fine è stata L’Huracàn GT3 del Paul Miller Racing a completare il successo con la ritrovata accoppiata dei campioni 2018 – Bryan Sellers e Madison Snow – Corey Lewis ed appunto Caldarelli, sull’esemplare del GRT Magnus condotto, oltre che da Mapelli, anche dal trio storico formato da John Potter, Andy Lally e Spencer Pumpelly.

Raccoglie meno del previsto l’Audi battente bandiera canadese, ma considerato come era iniziata la gara, Bortolotti, Rolf Ineichen, Daniel Morad e Dries Vanthoor possono ritenersi più che soddisfatti. Salva l’onore invece della casa di Stoccarda la 911 GT3 R del Wright Motorsports guidata in pista dall’esperto Patrick Long.

Gara impalpabile per le Acura e le Lexus, anche se in casa AVS non sono mancate le attenzioni per la star NASCAR Kyle Busch, ma le vere delusioni della categoria sono state  indubbiamente le Aston Martin Vantage, che continuano a non aver un buon feeling con le gare USA, a dispetto delle indubbie prestazioni e, nel caso della #98 schierata dall’AMR, dell’ottimo equipaggio.

La gara della Ferrari di Scuderia Corsa infine va ricordata più per il ritorno al volante di Alessandro Balzan che per il risultato finale, cioè il settimo posto di categoria.

E’ tutto da Daytona. Il prossimo atto del WeatherTech SportsCar Championship fra meno di due mesi a Sebring. Nel frattempo, l’endurance mondiale tornerà a fare visita agli States con la Lone Star Le Mans, in programma fra tre settimane al Circuit of The Americas.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 58ma Rolex 24 at Daytona


Stop&Go Communcation

Come nel 2019, vittorie di classe anche per DragonSpeed, BMW e Lamborghini (questa volta col PMR)

https://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2020/01/WTR_day-1024x682.jpeg USCC – Daytona, Finale: Il WTR si ripete