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L’Unione Europea dà forma alla legge che regolerà le piattaforme digitali

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“È ora di mettere ordine nel selvaggio West digitale”. Così il Commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha accolto il Legge sui servizi digitali (DSA), L’atteso regolamento di mercato digitale che guida il Unione europea (UE) e questo può trasformare Internet come lo conosciamo. Giovedì il Parlamento Europeo ha approvato la sua posizione su una misura da negoziare con il Consiglio Europeo e il Commissione Europea (CE) e la cui approvazione definitiva potrebbe arrivare ad aprile o maggio.

A quasi due anni dalla sua messa in tavola, questo mastodontico progetto legislativo stabilisce una serie di nuove regole per aziende tecnologiche che influenzerà social networks, servizi di corriere e negozi Applicazioni. Tali regole vanno dall’eliminazione del contenuto illegale pubblicati in tali spazi per limitare l’estrazione dei dati degli utenti per il pubblicità personalizzata, passando attraverso nuovi obblighi e meccanismi di trasparenza in materia algoritmi.

Il testo approvato dal Parlamento europeo e annunciato dalla sua nuova presidente, Roberta Metsola, impone importanti restrizioni alla pubblicità digitale che si nutre della raccolta di dati privati ​​dei cittadini e vieta l’uso specifico di dati sensibili quali l’origine razziale o etnica, l’orientamento sessuale o le convinzioni religiose e l’utilizzo di dati di minori. L’emendamento trasversale che chiedeva un divieto totale di tale pubblicità è fallito. Anche così, rappresenta una battuta d’arresto significativa per il modello economico di sorveglianza di massa che copre il duopolio formato da Google Y Facebook. Nel 2020, Google ha fatturato 147.000 milioni di dollari in pubblicità, che rappresentano fino all’80% delle sue entrate. Nel caso di Facebook, quella percentuale sale all’85%, accumulando 84,2 miliardi.

adattarsi ai tempi

Negli ultimi anni, l’UE è stata superata dall’ascesa vertiginosa delle piattaforme digitali che hanno trasformato l’economia e la società. Il consolidamento del potere da parte di aziende come Google, amazzone o Facebook è andato spesso di pari passo con pratiche abusive. Bruxelles ha cercato di contenerli indagando caso per caso e applicando sanzioni basate sulla Direttiva sul Commercio Elettronico, approvata nel 2000 e tuttora in vigore. Il DSA consentirà alla legge di adattarsi ai tempi e di andare oltre i singoli casi per regolamentare le piattaforme digitali.

Con questa direttiva, l’UE cerca di riaffermare la sua leadership mondiale in Protezione dati e snellire il controllo delle grandi aziende tecnologiche, pilastri che possono segnare il Internet del prossimo decennio. Bruxelles ha ribadito che la sua volontà è quella di creare uno spazio digitale più sicuro e privato Per gli utenti. Gli obblighi del DSA riguarderanno le oltre 10.000 piattaforme digitali che operano sul territorio europeo, ma avranno un impatto particolare sull’attività dei colossi del settore. Più grande è l’azienda, maggiori sono i requisiti da soddisfare. Sebbene siano stranieri, devono avere tutti rappresentanti legali in Europa.

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Stop alla disinformazione e all’odio

Uno degli obiettivi principali di questa misura è rendere illegale tutto ciò che è illegale ‘per strada’ anche nel mondo digitale. Pertanto, le piattaforme sono incoraggiate a limitare il messaggi di odio e la proliferazione di disinformazione -che non è illegale-, ma di farlo in modo “diligente, proporzionato e non discriminatorio”. La direttiva in vigore fino ad ora, sigillata prima dell’esistenza di Facebook, Twitter o YouTube, afferma che questi fornitori di servizi online non sono responsabili del contenuto illegale che viene condiviso e dovrebbero rimuoverlo solo quando un giudice lo stabilisce. Il DSA sostiene questo principio.

Tuttavia, i regolamenti chiedono alle piattaforme di moderare i loro contenuti per mitigare i rischi sociali e sarà la CE a valutare se hanno fatto abbastanza. “Le autorità saranno in grado di esercitare pressioni su queste società affinché eliminino la disinformazione? Ciò crea una notevole incertezza giuridica”, spiega a EL PERIÓDICO Giovanna A Buon Mercato, un ricercatore del Cyber ​​​​Policy Center della Stanford University, che avverte che ciò porterà a una moltitudine di casi che rimarranno nelle mani dei giudici di ogni stato membro.

Questo punto ha anche suscitato critiche da parte delle organizzazioni a difesa di diritti digitali come Xnet, che hanno avvertito che le normative possono portare le piattaforme a un “ritiro eccessivo di contenuti legittimi” che lede i diritti fondamentali. Cioè, che l’obbligo di fermare la disinformazione e i messaggi di odio sotto minaccia di sanzione degenera in a censura della libertà di espressione. Una paura che condivide anche Barata.

D’altra parte, il DSA influenzerà il commercio elettronico e, sebbene non li renda responsabili della possibile vendita di prodotti illegali, forzerà piattaforme commerciali come Amazon o eBay per verificare la reale identità dei venditori. Tale obbligo sarà esteso anche ai fornitori di servizi come i registri dei nomi di dominio o le reti di distribuzione di contenuti. Ciò significa che per creare un sito web, ad esempio, è necessario prima verificare l’identità del suo promotore.

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Più trasparenza

Il testo approvato questo giovedì stabilisce che queste società devono essere molto più trasparenti. Pertanto, tra l’altro, devono informare le autorità sulle misure che adottano per identificare ed eliminare la pubblicazione di contenuti illegali, su chi sponsorizza il annunci che gli utenti vedono e sul funzionamento dei loro algoritmi di raccomandazione, a cui devono essere periodicamente sottoposti audit esterni. Il mondo accademico deve avere accesso a questi dati per poter studiare l’impatto sociale di queste tecnologie.

Il DSA avrà vantaggi visibili per gli utenti. La norma obbligherà le piattaforme a informarle del rimozione dei contenuti e dare loro gli strumenti in modo che possano contestare quella decisione. Dovranno anche essere più trasparenti con Condizioni d’uso e le politiche sulla privacy e consentono agli utenti di rinunciare facilmente all’uso dei propri dati personali. Finora le piattaforme hanno riportato i loro termini con lunghi testi legali di difficile comprensione e hanno utilizzato tecniche di progettazione (“Dark Patterns”) che portano gli utenti ad accettare il loro tracciamento, come nel caso di biscotti. Quella misura voleva essere fermata dai deputati conservatori, ma ha finito per prosperare.

Inoltre, il nuovo pacchetto normativo europeo include il Digital Markets Standard (WFD), rivolto alle grandi aziende e che vieterà di impedire agli utenti di disinstallare le applicazioni installate di default. In caso di non conformità, la DMA stabilisce sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale di queste aziende.

Nessuna eccezione per i media

Nei giorni scorsi l’Europarlamento ha discusso un emendamento che chiedeva l’esenzione media della normativa, il che avrebbe significato negare alle piattaforme la contestazione dei contenuti pubblicati da quegli editori. Tuttavia, tale eccezione è stata infine respinta. La Federazione europea dei giornalisti si era opposta a questo provvedimento e Maria Ressa, giornalista filippina e premio Nobel per la pace, lo aveva definito un “assegno in bianco” per “consentire al disinformazione su scala industriale”. “Era una grande minaccia ed è stata evitata”, dice Barata.

Altre organizzazioni a difesa dei diritti digitali, come Access Now, hanno celebrato l’accordo parlamentare: “È una vittoria che manda un messaggio chiaro alle piattaforme digitali: il tuo regno dei privilegi è finito”. Anche se c’è ancora una battaglia da affrontare, il DSA è un grande passo in quella direzione.

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