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Gli esperti denunciano il piano del governo di utilizzare telecamere a riconoscimento facciale al confine tra Ceuta e Melilla

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Il governo a partire dal Spagna da mesi sta lavorando alla costruzione di un “confine intelligente” che attrezza i posti di frontiera che separano le città autonome di Ceuta Y Melilla del Marocco con le macchine fotografiche riconoscimento facciale. Sebbene il piano dell’esecutivo segua le linee guida stabilite da Bruxelles, giovedì una rete di organizzazioni umanitarie e sociali ha denunciato che l’uso di Intelligenza artificiale (AI) può violare il Diritti fondamentali di coloro che tentano di mettere piede sul territorio europeo.

Finora i cittadini extracomunitari che vogliono entrare in Spagna hanno raccolto le loro informazioni personali e un documento che ne attesti l’identità. Il piano concordato nel 2017 dal Commissione Europea integra quel modello con l’uso di macchine fotografiche dispositivi di riconoscimento che rilevano i volti dei viaggiatori, ne raccolgono quattro impronte digitali, registrare le date ei luoghi di entrata e di uscita ed anche i casi di rifiuto.

A fine 2019 il Ministero dell’Interno avanzato che l’implementazione di questo nuovo strumento informatico di frontiera costerebbe 4,1 milioni di euro. I lavori dovevano essere completati in un periodo di 24 mesi che non è stato rispettato.

Rischio di discriminazione razzista

Questo sistema è visto con preoccupazione da oltre 40 organizzazioni civili specializzate nella difesa dei diritti digitali e nella protezione di gruppi vulnerabili come migranti. “Il ‘confine intelligente’ rappresenta un pericolo di discriminazione e criminalizzazione e lo trasforma in un nuovo dispositivo razzista all’interno dello Stato spagnolo”, denuncia la lettera congiunta pubblicata giovedì.

Ed è che, lungi dall’essere perfetti, i sistemi di intelligenza artificiale incorrono in più errori di identificazione persone di colore e con i minori, poiché addestrano l’accuratezza dei loro algoritmi con dati principalmente da caucasici e adulti. Come si è visto nei Paesi Bassi, questi errori possono distruggere la vita di migliaia di persone. “A Londra, il riconoscimento facciale ha portato la polizia a trattenere le persone di colore piuttosto che i bianchi. La stessa cosa accadrà alle frontiere”, spiega a EL PERIÓDICO Ana Valdivia, ricercatore associato in informatica al King’s College di Londra e uno dei promotori della dichiarazione.

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Ecco perché le oltre 40 organizzazioni che denunciano questo provvedimento chiedono che sia consentito audit esterni per rilevare difetti nell’algoritmo e incorporare sistematicamente osservatori dei diritti umani ai posti di frontiera in cui vengono applicate queste telecamere. “Finora hanno rifiutato gli audit perché dicono che si tratta di un’informazione sensibile, ma non è vero, il tasso di errore può essere analizzato in base a sesso, etnia o dati demografici senza esporre la privacy dell’algoritmo”, aggiunge Valdivia, medico nell’IA.

Efficienza e terrorismo

L’argomento principale addotto per implementare il “confine intelligente” è la sua presunta efficienza accelerando controlli alle frontiere. Tutti i dati memorizzati verrebbero incrociati con quelli registrati nei controlli di identità che esistono nei porti e aeroporti spagnoli per verificare la coincidenza tra ingressi e uscite. In altre parole, questo sistema di intelligenza artificiale cerca di rilevare automaticamente chi entra ed esce dal paese e lancia avvisi se uno straniero si trova nel paese. area Schengen Libera circolazione europea con visto scaduto. Questi dati verrebbero conservati per un periodo compreso tra tre e cinque anni e poi dovrebbero essere cancellati. Nonostante questa promessa, fonti governative hanno detto a “El País” che il confine sarà più sicuro “ma con un flusso meno agile”.

Il Unione europea (UE) lavora in a regolamento che vieta i sistemi di riconoscimento facciale fermo restando che presentano un “rischio elevato” ma li consente in casi eccezionali per la sicurezza, la prevenzione della criminalità o del terrorismo, il che apre le porte al loro utilizzo alle frontiere. “Dagli attacchi dell’11 settembre, il pretesto di terrorismo per evitare il controllo di questo tipo di misure”, denuncia Valdivia. Le organizzazioni firmatarie chiedono di eliminare questa eccezionalità.

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La dichiarazione rileva inoltre che la raccolta di dati biometrici delle persone vulnerabili viola la loro privacy e può avere “conseguenze indesiderate”, come l’accelerazione del trasferimento dei richiedenti asilo da uno Stato membro dell’UE a un altro contro la loro volontà. Il Convenzione di Dublino Stabilisce che i migranti devono chiedere asilo nel primo Paese europeo in cui entrano, anche se le loro famiglie risiedono in un altro.

sfida di confine

Il Marocco ha chiuso il suo confine il 14 marzo 2020 costretto dallo scoppio della crisi del coronavirus. Dopo quasi due anni di chiusura, è prevista la riapertura durante la prima metà di quest’anno, anche se non c’è ancora una data precisa. La complessa situazione di Ceuta e Melilla – su cui Rabat rivendica la sovranità – ha portato l’esecutivo di Pedro Sanchez creare una commissione lo scorso dicembre per studiare il piano per riaprire i confini, secondo ‘El País’. A questa commissione partecipano i dipartimenti della Presidenza, Politica territoriale, Interni, Affari esteri, Tesoro, Sanità e Servizi segreti (CNI).

Oltre alla cosiddetta “frontiera intelligente”, la riapertura dei confini del Marocco pone altre grandi sfide al governo spagnolo, come la situazione commerciale ed economica di Ceuta e Melilla, la possibilità di inserirle nell’area Schengen, la compatibilità di vaccini contro di lui covid-19 tra territori o richieste di asilo e rifugio.

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