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Come scrivere bov? Regole d’uso e differenza tra le due lettere

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Anche se di solito scrivi senza errori di ortografia, scambia la “b” con la “v” di solito è uno di errori più comuni. E questo nonostante tu sia una persona che leggo spesso i giornali libri e/o riviste, che facilitano la scrittura corretta e senza errori di ortografia.

L’uso di queste lettere di solito crea molta confusione durante la scrittura, ma ci sono alcuni trucchi -regole di ortografia, in realtà- che ti permetteranno di discernere se la parola va con una “b” o una “v”. Soprattutto, considerando che poche persone di solito fanno una distinzione tra loro quando le pronunciano.

Il Royal Spanish Academy (RAE) e il Fundéu raccogliere “standard [ortográficas] che forse già tutti conosciamo, regole che sicuramente abbiamo imparato a scuola” per differenziare se mettere una “b” o una “v”. In primo luogo, fornisce le regole di quando scrivi “b”:

  1. Il suono finale -bir degli infiniti e di tutte le forme di questi verbi (tranne bollire, servire e vivere e i loro composti).

  2. Gli infiniti e tutte le forme verbali dei verbi bere, avere, adattarsi, avere e conoscere.

  3. Le desinenze -ba, -bas, -bamos, -bais e -ban.

  4. L’indicativo imperfetto del verbo ir.

  5. Le parole che iniziano con il suono bibl- (biblioteca, Bibbia, bibliografia, ecc.) o con la sillaba bu-, bur- e bus- (asino, beffa, ricerca).

  6. Le desinenze -bundo, -bunda e -bility (tranne mobilità e civiltà): nauseante, furioso, gentilezza; le parole in cui detto suono precede un’altra consonante: gentile, braccio, abdicazione, abnegazione, ostacolare, ottenere, evidente. Questa regola include le sillabe bla, ble, bli, blo, blu e bra, bre, bri, bro, bru.

  7. I prefissi bi-, bis-, biz-, che significano “due” o “due volte”: bilingue, leap, bisnipote.

  8. I prefissi bien- e bene- (che significa ‘bene’): ben intenzionato, beneplácito, benevolo, benefico, e i composti e derivati ​​di voci che portano questa lettera.

Quindi, dai le regole quando scrivere uve:

  1. L’indicativo presente, l’imperativo e il congiuntivo del verbo ir (vado, tu sei, vado, vado, vado, andiamo) e il passato indefinito, il passato imperfetto e il futuro congiuntivo dei verbi estar, andar e tener e loro composti (ero, ero, ero; ero, ero, ero; avevo, avevo, avevo).

  2. desinenze degli aggettivi -ava, -ave, -avo; -eva, -eve, -evo e -iva, -ivo: ottava, morbido, coraggioso, nuovo, lieve, deciso (tranne l’arabo, sillaba, che non è un aggettivo, e i suoi composti: mozarabico, trisillabo, ecc.).

  3. Dopo d: avvertimento, parvenu, avversario.

  4. I prefissi vice-, villa-, villar-: vice-ammiraglio, Villalobos, ecc.

  5. Le desinenze -viro, -vira, -ívoro e -ívora (tranne víbora): Elvira, carnivoro, erbivoro.

  6. Le desinenze -servar e -versar dei verbi conservare, osservare, riservare e conversare.

  7. Le forme dei verbi che non hanno v o b al loro infinito: avevo, ero, camminavano, andiamo (sono escluse le desinenze -ba, -bas, -bamos, -bais e -ban dell’imperfetto indicativo) .

  8. Le parole in cui questo suono appare dopo le lettere b, dyn: ovvio, avverso, inverno, e i composti e derivati ​​di parole che portano quella lettera: impedisci di venire, ribellati, ecc.

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