Le curve del PF International hanno incoronato gli ultimi due campioni europei 2014: Enaam Ahmed e Callum Ilott, rispettivamente in KFJ e KF.

In KFJ l’inglese del Ricky Flynn Motorsport Ahmed (FA/Vortex) aveva messo le cose già dal primo round di Muro Leccese, sbaragliando la concorrenza. A podio anche a Zuera, il britannico ha fatto un solo passo falso a Kristianstad, permettendo – o illudendo – agli avversari di avvicinarsi in graduatoria. Il titolo vinto in casa, però, ha svelato un altra caratteristica della punta di diamante dell’RFM: la costanza. Fattore che ha impedito a Devlin De Francesco (Tony Kart/Vortex) e agli altri di contendergli davvero il trionfo.

UP

Enaam Ahmed: Si guadagna il diritto di finire tra i nostri “up” con velocità, costanza ed aggressività. Rispetto al passato è maturato tantissimo e a dimostrazione di questo ci sono i pochi incidenti e più in generale i pochi passi falsi. Rapido e implacabile quando serve, calcolatore sempre; con queste tre doti riesce a sbancare senza molte difficoltà. Gli altri possono solo guardare.

Vortex: Il brand creato negli anni ’70 da Giovanni Corona ha monopolizzato il podio nella classifica di campionato, ma non solo; per chi avesse ancora dubbi circa la sua validità, si è riservata tutto il podio anche in due delle quattro prove, salendoci comunque nelle restanti. Questo è il primo indizio, poi se si pensa che cinque dei sei prendenti al titolo montassero quel propulsore, si fa la prova: Vortex, in KFJ è stato il motore più competitivo del lotto.

David Beckmann: E’ stata una delle sorprese al PFI; sempre veloce e tra i pochi in grado di piegare la resistenza di Ahmed. Lo bracca nelle qualifiche ed in prefinale, fa di tutto per contrastarlo in gara e ci riesce, almeno fin quando Mick Junior (Tony Kart/Vortex) non decide di utilizzarlo come rampa di lancio. Siamo nel kart, però, non in una gara di volo. La quinta piazza finale, se non una conferma, è una promessa in vista del mondiale di Essay.

DOWN

Mick Junior: La curva d’apprendimento in quest’edizione del campionato europeo culmina con la medaglia di bronzo in classifica, macchiata irrimediabilmente dal “fattaccio” della finale al PFI. La colpa non sta tanto nell’incidente in se, sono piloti e non macchine per cui può capitare, bensì nelle modalità. Prima di tutto perchè è saltato sull’avversario, rischiando di ferirlo gravemente alla schiena; secondo perchè un tentativo così estremo non ha senso all’ultima curva, figuriamoci nei primi giri. Butta un podio quasi certo, ma soprattutto compromette la corsa dell’avversario.

Rasmus Lindh: Nelle manches ed in prefinale aveva dimostrato di possedere il piede per arrivare sul podio. Un avvio difficile ed un set up probabilmente non perfetto, lo hanno però relegato in 18° piazza. Al mondiale ci si aspetta il riscatto del driver Praga.

Andrea Giustini


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