Un Campione.

Semplicemente un grande Campione. E' l'unica, semplice parola che può definire Fabrizio Giovanardi, uno dei più grandi piloti della storia del Touring e decisamente un uomo dal cuore immenso. Con la sua solita cortesia, ma anche con sincerità e senza peli sulla lingua, il 42enne pilota di Sassuolo ci ha parlato, oltre ovviamente alle sue aspettative per la gara finale del Btcc, che si svolgerà questo weekend a Brands Hatch, anche della sua carriera, dei cambiamenti che il mondo delle corse ha subito negli anni e del suo rapporto difficile con la BMW ai tempi dell'Etcc.

Fabrizio, siamo a fine stagione ed ormai i tempi sono maturi per un bilancio: cosa pensi dei tuoi risultati fino a questo momento?

"Occupo la miglior posizione possibile, quindi il bilancio è senza dubbio positivissimo. Abbiamo vissuto un'annata eccezionale, in cui la Seat aveva un alto potenziale ma non è riuscita a concretizzarlo; non a caso ho vinto meno di Plato eppure ho molti punti di vantaggio su di lui."

Cosa ha fatto la differenza tra te ed i tuoi avversari?

"Ho sempre considerato Plato il mio avversario più forte, ed abbiamo programmato la nostra stagione sulla base dell'esperienza degli anni precedenti. Lo scorso anno noi avevamo una macchina giovane ma vincente, e dovevamo supplire ai problemi derivanti dalla scarsa conoscenza del mezzo con delle gare in cui ero costretto a prendere molti rischi. Il titolo del 2007 è venuto soprattutto dalla pressione psicologica che ho esercitato su Plato che da una vera superiorità da parte nostra.

Quest'anno il discorso è stato esattamente opposto: avevamo di fronte a noi un team con una macchina nuovissima e particolarissima. A livello di prestazioni onestamente non c'è paragone, anche perchè il regolamento concede ai diesel una libertà che i motori alimentati a benzina non hanno. Ho fatto una stagione da ragionere, spingendo quando potevo ed accontentandomi quando non potevo vincere. Alla fine la nostra strategia ha pagato e siamo in testa e favoritissimi per il titolo."

A proposito della Seat, cosa ne pensi del recentissimo ritiro della Casa spagnola dal Btcc?

"Ero in Australia per il V8 Supercars quando mi hanno detto che la Seat non avrebbe schierato macchine ufficiali nel 2009. Per il campionato non è certo un bell'avvenimento, ma non discuto le scelte altrui."

Credi che questo ritiro diminuirà il prestigio del Btcc?

"Più che una questione di prestigio si tratta di "solitudine" per la Vauxhall, che rimane l'unico costruttore. Nelle prossime settimane sapremo se una nuova casa entrerà nel superturismo inglese: il fatto che la macchina di Jackson fosse sponsorizzata dai concessionari fa ben sperare per un eventuale ingresso della BMW, ma se così non fosse il campionato rimane comunque interessante, con un regolamento stabile e che permette anche ai privati di vincere, come hanno dimostrato Jackson e Turkington per la BMW ed il Team Dynamic con le sue Honda."

Credi che Plato sarà ancora un tuo avversario il prossimo anno?

"E' difficile da dire allo stato attuale delle cose. Ho sentito che desidera rimanere nel Btcc e non credo faticherà a trovare un sedile: il problema è che dovrà accontentarsi di uno stipendio molto minore, e questa è una cosa che riguarda solamente lui e sulla base di cui solo lui può decidere del suo futuro."

Di cosa avrai bisogno per conquistare il campionato, domenica?

"Dovrò essere freddo e paziente, cercare di racimolare i 9 punti che mi servono per chiudere matematicamente il campionato. Non ho fretta di vincere già nella prima manche, non rovinerei di certo una stagione in questo modo. E' chiaro che la Seat, anche per cercare di chiudere in bellezza l'avventura nel Btcc, farà di tutto per strapparmi il titolo, ma sono un pilota esperto e mi saprò controllare. Dovessi conquistare il titolo in anticipo proverei anche a rischiare, per divertirmi e far divertire, ma penserò sicuramente prima al campionato."

Quanta preparazione fisica richiede un campionato come il Btcc?

"Ritengo che basti essere in forma, non c'è bisogno di grosse sessioni di allenamento. Le gare nella nostra specialità sono molto corte e con una base di preparazione decente, per mantenere la lucidità necessaria a prendere delle decisioni difficili in frazioni di secondo, si può tranquillamente affrontare una stagione nel superturismo inglese. Nulla a che vedere con le V8 australiane, con cui mi sono appena cimentato e che sono vetture particolarissime e molto dure e tecniche. Lì i turni di guida sono di circa 90 minuti e spesso quando scendi dalla macchina fai addirittura fatica a muovere le braccia, ma sono vetture da 600 cavalli, totalmente diverse dalla mia Vauxhall."

A proposito dell'avventura australiana, com'è andata? Può essere un'opportunità per il futuro?

"Non siamo andati male, anche se non posso dire di essere soddisfatto. Da buon pilota, sono contento al 100% solo quando vinco; arrivare secondo è già una sofferenza, figuriamoci se come ora arrivo 16esimo su 30. Certo, è una categoria difficilissima e molto impegnativa, come dicevo prima. Potrebbe anche essere un'opportunità per il futuro, anche perchè adoro le nuove sfide, ma in quell'ambiente vogliono subito il risultato mentre io sono convinto che ci vorrebbe almeno una stagione di adattamento per puntare alla vittoria, esattamente come mi è successo nel Btcc, d'altronde."

C'è un giovane che ti ha impressionato particolarmente?

"Se dovessi fare due nomi, citerei Jackson ed il mio compagno di squadra Onslow-Cole. Entrambi però hanno mancato in costanza, spesso vincevano una manche e nella successiva sparivano dai primi 10. Non so se potranno aspirare a vincere un titolo, ma certamente dovranno correggere questo importante difetto. Gli auguro comunque ogni bene, sperando che corrano per altri vent'anni e che vincano, possibilmente quando io non sarò più un loro avversario! (Ride)"

Qual'è stata la gara più bella della stagione?

"Quando a Snetterton sono andato a finire nell'erba mentre ero sedicesimo ed ho ripreso la macchina e mi sono anche ritrovato terzo mi sono divertito parecchio, quindi direi che quella è stata la gara più bella del 2008, finora."

Ti piacerebbe correre nel Wtcc?

"In questo momento sono felice qui, anche se sono aperto ad ogni opportunità. Mi piacciono le cose nuove e vincere un Mondiale è l'unico obiettivo che non ho mai raggiunto. Detto questo, ci tengo a sottolineare che quando ho vinto l'europeo c'erano sostanzialmente gli stessi piloti che ci sono oggi e sono riuscito a conquistare il titolo. Comunque sarebbe una sfida affascinante, ma che non affronterò sicuramente l'anno prossimo"

Non possiamo non chiederti un'opinione sulla situazione difficile per la N Technology, che sta avendo grosse difficoltà con la Honda Accord.

"Hanno un grandissimo pilota, ma a mio parere la Casa madre non investe abbastanza. La verità è che la Formula Uno assorbe tutte le energie e le Case investono sempre di meno nel Touring, dove peraltro ci sono le macchine direttamente derivate dalla serie e le gare sono molto più entusiasmanti. Con un budget adeguato secondo me riuscirebbero ad arrivare in vetta, nonostante la lunga esperienza di BMW, Seat e Chevrolet.

James Thompson ha parlato di un possibile ritorno nel Btcc. Cosa ne pensi?

"Sinceramente allo stato attuale non so in quale squadra potrebbe andare. Prima del ritiro della Seat si poteva pensare ad un suo approdo sulle vetture spagnole, visto che Turner sembra ormai orientato verso l'Aston Martin nel Gt. L'unica possibilità per James, che è sempre stato nell'orbita Honda fin dai tempi in cui correva nel Btcc, sarebbe che la casa giapponese diventasse un costruttore ufficiale e gli mettesse a disposizione una macchina. Altrimenti non vedo soluzioni possibili."

Qual'è stata la vittoria più bella nella tua carriera?

"Credo il titolo vinto lo scorso anno nel Btcc. Nessuno se l'aspettava, o quantomeno non eravamo certo i favoriti, eppure siamo riusciti a conquistare il campionato. Le vittorie più belle sono proprio quelle che consegui all'ultima gara, dopo una lotta estenuante. Spesso ho vinto in modo relativamente facile, anche se dietro i miei successi c'era sempre una squadra che lavorava molto duramente. L'unico periodo in cui ho provato queste sensazioni è quello in cui correvo nel SuperT italiano con l'Alfa 155. Quelli erano tempi duri eppure bellissimi, in cui una vittoria in una manche valeva come un titolo.

Qual'è il team con cui ti sei trovato meglio nel corso della tua carriera?

"Ho avuto la fortuna di avere quasi sempre delle squadre fantastiche che mi supportavano. Con la N Technology ho lavorato per 10 anni, ma se potessi ne trascorrerei altri 10 in quella struttura. Sono da molto meno tempo alla Triple Eight, il team ufficiale della Vauxhall, eppure rimarrei volentieri per molte altre stagioni. Posso però dire che mi sono trovato malissimo con la BMW: con loro avevo un contratto di due anni ma a metà stagione gli restituii idealmente le chiavi della macchina, perchè credo non facessi per loro."

Da cosa derivavano i contrasti con la BMW?

"Il team di Ravaglia era eccezionale, ma quando si passava dalla Casa Madre, i tedeschi non apprezzavano molto i nostri suggerimenti. Mi ritengo non solo un pilota veloce, ma anche tecnicamente preparato: a loro interessava solo la velocità, non le mie opinioni su cosa andasse bene e cosa andasse male. Io sono abituato a lavorare in maniera opposta. Eravamo su una frequenza d'onda totalmente diversa."

Chi è il pilota più forte con cui ti sei confrontato?

"I primi che mi vengono in mente, dagli anni recenti, oltre ovviamente a Plato sono Tarquini e Priaulx. Andando indietro nel tempo potrei fare tanti altri nomi, ma la verità è che il grande pilota è spesso costruito dalle circostanze."

Spesso molti ragazzi presi dai formula vengono ingaggiati per correre in campionati come il Wtcc o il Btcc, destinati alle ruote coperte. Preferisci il "modello Huff", messo sotto contratto dalla Chevrolet dopo aver vinto il trofeo Leon in Inghilterra, o il "modello Farfus", che viene dai formula?

"A proposito proprio di Farfus, lui è un ragazzo molto veloce ma spesso in bagarre è lui ad avere la peggio. Il contatto tra le macchine turismo non è un autoscontro, è un elemento della gara e va gestito in una certa maniera. Chi ha passato una carriera nei formula, a meno che non sia un pilota eccezionale come Tarquini, è destinato a cedere il passo agli specialisti. Non a caso ho fatto il nome di Tarquini perchè lui, come me, Zanardi, Dindo Capello e tanti altri, è un pilota che ha fatto anni ed anni di gavetta, trascorrendo molte serate in garage a capire come assettare la macchina o semplicemente ad aiutare i meccanici a metterla a posto se si era rotto qualcosa. Oggi i piloti sono molto più precisini, si dedicano molto di più alle pubbliche relazioni che, per quanto importanti, non fanno di un pilota un campione. Anche io ho corso nei formula: è una disciplina che ti insegna molto, ma non ti fornisce tutti i mezzi per combattere alla pari con gli altri. Sono cose che si pagano nei momenti critici. Faccio l'esempio, oltre a quello di Huff, di Tom Onslow-Cole, il mio compagno di squadra, che viene dai trofei monomarca ed oggi è un giovane promettentissimo."

Cosa diresti ad un giovane che vuole iniziare una carriera nelle turismo?

"Purtroppo ormai anche nel Touring, come nei formula, ci vuole una bella valigia piena di soldi. Io ho avuto la fortuna di non dover mai pagare per correre. Nei kart il mio talento fu notato da quello che oggi è un colosso, la Tony Kart, e che quando ho cominciato io non era molto più di un carrello per trasportare i mezzi ed un furgone. Nei formula c'erano ancora grossi sponsor come la Camel che investivano anche in categorie minori e che hanno permesso a molti ragazzi come me di passare al professionismo, anche se non tutti nei formula."

Giovanardi ha ottenuto ben otto titoli in carriera, tra cui spiccano il FIA Etcc e i due nel Superturismo Italiano. Tutto il motorsport italiano tifa per lui e ripone nel grande "Piedone" una fiducia incrollabile, che siamo certi verrà ripagata in pista.

Nella foto, Fabrizio Giovanardi al volante della sua Vauxhall Vectra

Pietro Casillo


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/piedone.jpg Intervista esclusiva a Giovanardi a poche ore dalla finale di Brands Hatch