Occupato un altro dei pochi posti ancora disponibili nello schieramento dell’IndyCar Series 2019: Santino Ferrucci tornerà nella prossima stagione per il Dale Coyne Racing.

La giovane promessa statunitense, che ha debuttato nella serie lo scorso anno, disputando quattro gare proprio per il team di Plainfield, correrà tutta la stagione a fianco del veterano Sebastien Bourdais sulla DW12-Honda #19.

Ferrucci ha impressionato sin dalle qualifche di Detroit, fino a mancare di poco la top ten nel season finale di Sonoma e sarà impegnato per la prima volta anche sugli ovali, per i quali ha già comunque ricevuto l’abilitazione durante dei test privati effettuati il mese scorso presso il Texas Motor Speedway.

L’ingaggio di Ferrucci riduce ancor più i sedili full-time liberi per la prossima stagione. A quasi 4 mesi dall’apertura di St. Petersburg gli unici approdi possibili rimangono il team Carlin, che ha già confermato Max Chilton ma non ancora Charlie Kimball, e che potrebbe espandersi a tre vetture, e il team Juncos, che dispone di due DW12-Chevrolet ancora non assegnate e che nella stagione d’esordio h dato spazio, oltre che al campione Indy Lights 2017 Kyle Kaiser, a Renè Binder e ad Alfonso Celis Jr.

Nel frattempo Jordan King, lo scorso anno part-time presso l’Ed Carpenter Racing, si è accasato per il debutto alla prossima Indy 500 col Rahal Letterman Lanigan.

Il 24enne driver britannico, campione British F3 nel 2013, spera comunque di aggiungere altre gare con il team che schiera già full-time due macchine a motore Honda per Graham Rahal e Takuma Sato.

La serie nel frattempo continua a cercare di espandersi fuori dal continente Americano. L’opportunità potrebbe concretizzarsi già nel 2020, ma il maggiore candidato non è più il Messico, nonostante la presenza nel 2019 di Pato O’Ward, neocampione indy Lights, nelle fila dell’Harding-Steinbrenner Racing, bensì l’Australia.

Alcuni rappresentanti dell’IndyCar, col CEO Mark Miles in testa, sono infatti volati nel Queensland per discutere del ritorno in calendario di Surfers Paradise, grazie ai buoni uffici di Will Power, rientrato nel paese d’origine per le meritate vacanze, col primo ministro dello stato australiano.

Surfers Paradise è stata sede di 19 eventi CART / ChampCar dal 1991 al 2008, allorquando si tenne l’ultima gara, non valida per la rinnovata IndyCar Series, nata dalla riunione con l’IRL.

Prosegue infine il programma McLaren per Indianapolis. Il team di Woking, impegnato nella creazione di una struttura parallela per gestire l’avventura americana, ha reso noto di avere ingaggiato Bob Fernley quale presidente della McLaren IndyCar. Fernley vanta esperienze recenti quale team proncipal presso la Force India F1, ma le sue radici affondano nell’IndyCar e nella Can-Am sin dagli anni ’80.

Ancora da definire però il brand del propulsore che alimenterà la Dallara color papaya di Fernando Alonso. La Honda, che aveva demandato la responsabilità dell’eventuale fornitura alla filiale statunitense, la HPD, ha fatto sapere di non avere disponibilità, almeno per la stagione entrante.

Inutile ricordare i pessimi termini in cui si sono lasciato l’asturiano ed il costruttore nipponico, che peraltro nel caso si troverebbe a “spingere” l’alfiere mediatico della rivale Toyota, impegnato nel WEC almeno fino a Le Mans 2019. Tutta da verificare inoltre anche l’eventuale possibilità di avvalersi di una fornitura Chevrolet, magari mediante l’intermediazione di un team già impegnato nella serie.

Insomma, la partecipazione di Alonso e della McLaren ad Indianapolis – che ricordiamo nel 2017 fu resa possibile solo dal “sacrificio” di Stefan Wilson – è ancora lontana da una completa definizione.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

La serie torna a guardare verso l’Australia per il 2020. Jordan King a Indy con RLL. McLaren assume Bob Fernley

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/11/santino2-1024x683.jpg IndyCar – Santino Ferrucci full-time con Dale Coyne