Un grande ritorno quello dell’IndyCar Series a Portland, impreziosito da una gara tirata, condita di tutti quegli ingredienti che sembrano spesso mancare in generale al mondo delle monoposto.

Implicazioni per il titolo, strategie, giovani leoni, colpi di scena, e un vincitore (quasi) a sorpresa. Alzi la mano infatti chi alla vigilia avrebbe scommesso su Takuma Sato, partito 20mo su 25. Eppure il vincitore della Indy 500 dello scorso anno, aldilà dell’ennesima qualifica non all’altezza, forse più per colpa del team RLL che sua, aveva fatto vedere sin dalle prime libere che si trovava a proprio agio sul rinnovato tracciato del Nord-Ovest.

Il “la” a questa spettacolare kermesse è stato dato già al via, quando Zach Veach, partito ricordiamo dall’inedita sesta piazzola, decideva di chiudere James Hinchcliffe sul cordolo della chicane ed innescare così una carambola che toglieva di mezzo Ed Jones, Marco Andretti e Graham Rahal, costringendo invece il “sindaco” ad una lunga sosta ai box.

Sebastien Bourdais, partito male nonostante le gomme “alternate”, riusciva a svicolare sul lato sinistro del circuito, mentre Scott Dixon, il leader della classifica generale, ci cascava sì in mezzo in pieno, ma rimaneva miracolosamente inurtato e poteva riprendere la pista.

Davanti Will Power si stava affidando a questa gara, dopo la pole conquistata ieri, per mantenere vive le residue speranze di titolo grazie al punteggio doppio del season finale di Sonoma, ma poco dopo il restart rimaneva fermo in prima marcia, cedendo il passo a gran parte del gruppo.

Alexander Rossi, che aveva già approfittato della partenza per avere la meglio su Josef Newgarden, si ritrovava quindi ora senza colpo ferire in P1, anche in classifica generale e con la bellezza di 14 punti di vantaggio su Dixon, in quel momento ultimo dei piloti a pieni giri.

Oltre a Dixon, approfittavano della prima neutralizzazione per cambiare strategia anche Bourdais, che con l’occasione sostituiva l’ala anteriore danneggiata, Takuma Sato e Simon Pagenaud, quest’ultimo fortunato a non innescare anch’egli una carambola dalle ultime file.

La chiave di volta della gara – a posteriori – è tutta qui, ma per arrivare a festeggiare il piccolo samurai in Victory Lane ce n’è voluta… Rossi infatti ha sostanzialmente mantenuto il comando della gara, battagliando con Newgarden, che è stato veramente la sua spina del fianco, per gran parte della gara.

Nel frattempo Dixon macinava posizioni su posizioni. Saranno infatti ben 11 i sorpassi effettuati in pista dal quattro volte campione della serie, e anche un improvvido drive-through prima di metà gara per un’infrazione al secondo pit non costava più di tanto perchè poco dopo Will Power, nonostante i consigli forniti in mondovisione nientemeno che dal “Captain” Roger Penske in persona, non riusciva a mantenere la sua monoposto e si schiantava nella terribile curva 11, la stessa che aveva “ospitato” Bourdais nelle libere di ieri mattina.

Al secondo restart, un Newgarden scatenato restituiva a Rossi la cortesia di qualche settimana prima a Mid-Ohio per passare al comando. Frattanto si faceva largo anche Jordan King, terzo dopo aver avuto la meglio su Ryan Hunter-Reay, fino a quel momento terza forza della competizione.

L’occasione per i big di effettuare la seconda sosta in tranquillità veniva data a metà gara da Zach Veach, giratosi anche lui in T11. Hunter-Reay faceva gioco di squadra prendendo le redini della corsa ma alla seconda ed ultima sosta del popolare “Captain America”, era proprio Sato ad ereditare la leadership.

Dixon dal canto suo effettuava la sua terza ed ultima sosta “vera” in regime di corsa libera, proprio un attimo prima che Santino Ferrucci, ottimo “quasi-deb” del dale Coyne Racing, si fermasse lungo il circuito, probabilmente senza carburante.

A questo punto tutti, ma proprio tutti, erano costretti al pit in regime di bandiere gialle, e Takuma Sato si ritrovava secondo dietro l’innocuo Max Chilton, che stava tentando un “gambling” su consiglio del Team Carlin. Dietro il giapponese, Hunter-Reay, Bourdais, Dixon, Pigot e Pagenaud, con Rossi ora intrappolato in 11ma posizione.

Hunter-Reay tentava il tutto per tutto ma, nonostante gli oltre 100 secondi residui di Push-to-pass, riusciva solamente ad avvicinarsi a Sato, che poteva così festeggiare la sua terza vittoria di sempre nella serie in 124 partenze. La vittoria di Sato assume rilevanza storica perché si tratta della 300ma vittoria di un telaio Dallara nella serie, a partire dal 1997.

Protagonisti del finale Spencer Pigot, quarto dietro Bourdais e la sua monoposto “Frankenstein”, completamente ricostruita dopo il crash delle libere di ieri mattina, ed ovviamente Rossi, che riusciva a risalire sino all’ottava posizione e a limitare così i danni (sono ora 29 i punti che lo separano da Dixon) in vista del gran finale dell’IndyCar Series 2018, in programma a Sonoma fra due settimane.

Nel frattempo, occhi inesorabilmente puntati sul test di Fernando Alonso a Barber Park di mercoledì prossimo.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


Stop&Go Communcation

Dixon esce illeso dalla carambola del via e ringrazia Ferrucci ed il box Ganassi

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/09/Satowin-1024x768.jpg IndyCar – Portland, Gara: E’ Takuma Sato a regalare la 300ma vittoria a Dallara