Occhi puntati da tutto il mondo sull’ovale più famoso del pianeta per la prima presa di contatto di Fernando Alonso con Indianapolis.

Il bicampione di F1 ha completato nella giornata di mercoledì l’indispensabile Rookie Orientation Program (ROP) per ottenere il diritto a qualificarsi nella 101ma edizione del “Greatest Spectacle in Racing”.

Come ogni novellino, a dispetto dei 32 gran premi vinti, l’asturiano si è sbarazzato piuttosto agimente delle tre fasi del test, compiendo prima i 10 giri alla media di 205-210 mph, poi i 15 giri alla media di 210-215 mph, e infine 15 giri oltre la media delle 215 miglia orarie.

Il lavoro in pista della DW12 #29, dipinta con l’originale color papaya delle McLaren dominatrici ad Indianapolis (e non solo) negli anni ’70, ha proseguito quello iniziato ieri al simulatore, il tutto sotto gli occhi vigili di tre generazioni di Andretti: Mario, Michael e Marco, del vincitore dello scorso anno Alexander Rossi, e dell’indimenticato vincitore 2003, Gil de Ferran.

“E’ stato divertente – ha subito commentato Alonso dopo la parte obbligatoria del test odierno – adesso però è giunto il momento di fare sul serio”. E su quest’onda l’asturiano si è lanciato nel pomeriggio fino a completare 110 giri totali con una miglior media di 222.548 mph.

“Il simulatore è abbastanza realistico, ma la macchina vera ha un feeling unico. Quando devi tenere giù il piede in curva, non è la stessa cosa” ha infine concluso un Alonso finalmente rinfrancato dopo le peripezie in F1, che lo aspettano già la settimana prossima nel GP di casa.

Le prove libere della Indy 500 inizieranno lunedì 15 maggio, e culmineranno nelle qualifiche del 20-21 maggio; anche saltando il GP di Monaco, Alonso sarà infatti costretto a ripetuti spostamenti per rispettare la schedule prevista.

Mentre ad Indianapolis si compiva un piccolo pezzo di storia del motorsport, il CEO IndyCar, Mark Miles, era in Europa per promuovere la serie.

Con l’aiuto del veterano Oriol Servia, Miles ha cercato di cogliere l’occasione della sfida di Alonso per portare all’attenzione dei media al di fuori degli States il valore dell’IndyCar e, perchè no, porre le basi per un ritorno della serie al di fuori dei confini americani.

Tutto ciò avveniva all’indomani dei test collettivi sull’ovale di Gateway. L’attesa sessione collettiva, che vedeva il ritorno delle monoposto più veloci del pianeta sulla pista dell’Illinois dal lontano 2003, ha visto il ritorno in pista di Juan Pablo Montoya e di Jay Howard, ma è stata ostacolata da ripetuti problemi alla pavimentazione delle curve.

La situazione, che per gli organizzatori è stata generata dalla pioggia caduta nelle ore immediatamente precedenti il test, ha consigliato team e piloti, specie dopo il crash di JR Hildebrand (nessuna conseguenza comunque per il pilota), a limitare l’effort in pista al minimo indispensabile; e così il migliore della sessione per una volta è stato Conor Daly, autore con la macchina del team Foyt della media di 176.907 mph, davanti all’ultimo vincitore della gara, Helio Castroneves e a Juan Pablo Montoya.

L’appuntamento in pista con l’IndyCar Series e fra meno di due settimane, con il GP of Indianapolis.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

E il CEO Mark Miles vola in visita in Europa con Oriol Servia per promuovere la serie

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2017/05/05-03-Alonso-On-Course-Bricks-IMSTest.jpg IndyCar – La prima volta di Fernando Alonso a Indy