In esclusiva per Stop&Go, il pilota israeliano della CAAL Racing ci racconta la sua esperienza negli Stati Uniti e della sua stagione in NASCAR Whelen Euro Series, di cui è attualmente leader.

Sono pochi i piloti europei ad aver corso nella Monster Energy Cup Series, la maggior serie della NASCAR e una delle più seguite nel panorama motoristico internazionale. Tra questi c’è anche un israeliano dal piede pesante che ha avuto modo di sfidare i giganti dell’Altro Mondo e attualmente impegnato nella Whelen Euro Series: si tratta di Alon Day, al momento leader del campionato europeo grazie a due belle vittorie a Franciacorta. In occasione dell’appuntamento italiano, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere col lui, parlando a ruota libera sulla sua importante esperienza Oltreoceano e sulla serie europea che, mano a mano, sta raccogliendo sempre più molti appassionati.

Di seguito, in esclusiva a Stop&Go, le parole di Alon Day in merito all’avventura negli States, alla sua stagione in Europa e sui suoi sogni per il futuro. Di sotto potrete trovare anche la versione in inglese dell’intervista.

– Sei il primo pilota proveniente dalla NASCAR Whelen Euro Series a correre in tutte le serie maggiori, compresa la Monster Energy Cup. Quali difficoltà hai trovato negli Stati Uniti, soprattutto al tuo debutto a Sonoma quest’anno?

“La maggior difficoltà per i piloti europei è la transizione dalle corse stradali a quelle su ovale. I piloti americani hanno iniziato a correre girando a sinistra tutto il tempo, loro sono cresciuti sugli ovali. Invece, io sono cresciuto nella Formula 3 e nella Formula Renault, che è il percorso normale per ogni pilota. Non sono abituato a guidare sugli ovali, quindi la maggior difficoltà è adattarsi a questo tipo di corse”.

– Quanto ti è servito il programma NASCAR NEXT per la tua crescita in questi ultimi due anni e per il tuo approdo nella serie maggiore?

“Il NASCAR NEXT mi ha dato un’ottima opportunità in termini di quel che succede fuori dal tracciato. Pubblicità, media, come approcciarli e come conoscere più persone possibili. La NASCAR è una grande industria, e il programma NASCAR NEXT mi ha portato a Charlotte, North Caroline, e mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno. Questo mi ha veramente aiutato nel sviluppare la mia carriera non solo per quanto concerne la guida, ma anche per come gestisti tutto ciò che riguarda il tuo percorso, che è una cosa importante”.

– A Sonoma hai corso una gara regolare e senza sbavature prima dell’incidente, concludendo 32° tra piloti ben più esperti. Come la vedi questa tua esperienza con BK Racing e come ti hanno accolto gli altri piloti e gli appassionati americani?

“A mio parere ho raggiunto la punta più alta del motosport, assieme alla Formula 1. Non c’è molto da raccontare perché ho cercato di stare in pista, di correre una gara senza errori, di non approdare in un nuovo campionato ed entrare in contatto con qualcuno o fare degli errori stupidi. È stata un’esperienza piuttosto buona, inoltre il BK Racing è un gran team – non tra i migliori perché è delle retrovie, ma professionale; è un livello di competizione completamente differente. Gli altri piloti sono qualcosa di incredibile da vedere perché qui in Europa non vedi molta partecipazione, ma negli States condividono e aiutano tutti. Se c’è un nuovo pilota gli danno una mano.”

– Hai avuto la possibilità di parlare con i piloti di punta? Qualcuno ti ha dato dei consigli?

“Non ho parlato troppo con gli altri piloti e non ricordo esattamente con chi; ho parlato con un paio di loro, ma non Jimmie Johnson o gli altri campioni”.

– Lo spotter lavora differentemente in un ovale rispetto a un circuito stradale?

“Negli ovali abbiamo un solo spotter, mentre sui circuiti stradali in America abbiamo quattro/cinque spotter che parlano nella radio tutto il tempo. È un po’ confusionale, ma è si lavora in egual modo. è cruciale avere uno spotter, specialmente negli Stati Uniti dove non disponi degli specchietti retrovisori, e tu puoi solo affidarti a lui. Ho guidato in Road America ed è una pista veramente lunga, dunque avevamo diversi spotter ogni tre/quattro curve – è stimolante”.

– In Europa la NASCAR sta aumentando i suoi appassionati anche grazie alla NASCAR Whelen Euro Series; quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

“Le auto sono molto simili a quelle americane: quando ho guidato per la prima volta un auto della Xfinity Series mi aspettavo che fosse completamente differente, ma è molto simile a queste vetture, solamente più potenti. La NASCAR Whelen Euro Series è un campionato veramente tosto, è molto competitivo e ti prepara per le corse negli Stati Uniti. Penso che il principale punto debole sia avere una sola corsa su ovale a Venray, quando gli ovali sono il tratto distintivo della NASCAR, ma non abbiamo altri ovali attivi in Europa. Abbiamo solamente quelli noti come Lausitzring o Rockingham, ma non possiamo correre lì”.

– Sono cominciati i play-off e sei in lotta per il titolo con Borja Garcia, Fred Gabillon ed Anthony Kumpen; come vedi i tuoi avversari e l’ultimo round a Zolder?

“Questo è il mio terzo nella serie, quindi conosco ognuno di loro molto bene. Sono dei piloti molto forti e hanno degli ottimi team. So che non sarà semplice, ma cercherò di fare del mio meglio per vincere finalmente il titolo – lo desidero tanto. Zolder è un tracciato corto come Franciacorta: non sono dei circuiti veloci e sono adatti per il mio stile di guida. Io amo i circuiti tecnici, non mi piacciono troppo quelli dove il motore e la potenza fanno la differenza”.

– A Franciacorta hai conquistato due grandi vittorie, ma in precedenza avevi messo a segno solo una vittoria in gara-1 a Brands Hatch, ma eri comunque finito sette volte nella top-5; cosa ti è mancato per poter ambire più volte al primo posto nella regular season?

“La potenza del motore. Il mio team è bravo per quanto riguarda il telaio, ma in termini di preparazione dei motori abbiamo sempre un gap da colmare rispetto agli altri team. Per esempio, ad Hockenheim ero in pole position, ma perdevo molto nei rettilinei per poter essere competitivo nelle due corse”.

– Oltre alla NASCAR Whelen Euro Series, hai in programma altre gare negli Stati Uniti quest’anno?

“Sarebbe bello ma è tutto una questione di soldi e sponsor. Ora come ora non vedo troppe possibilità, ma vorrei correre più gare, non solamente negli Stati Uniti ma dove posso. Al momento, la NASCAR Whelen Euro Series è un’ottima serie per me, sono contento di essere qui, ma sicuramente mi piacerebbe correre dappertutto”.

– Quali corse che sogni vorresti correre in futuro?

 “La Daytona 500, la 24 Ore di Daytona, la 24 Ore di Le Mans… tutte le grandi classiche e molte altre. Mi piacerebbe correre dappertutto, dove posso”.


ENGLISH VERSION

– You are the first driver from NASCAR Whelen Euro Series to race in each of the three NASCAR main series, included the Monster Energy Cup. What difficulties did you find in the United States, especially in your debut in Sonoma this year?

“The main difficulty for European drivers is the transition from road courses to oval racing. Then, the American drivers are born and started racing turning left all the time, they grow up in ovals. I grew up in Formula 3, Formula Renault, which is the normal path for every driver. I’m not used to drive in ovals, so the most difficult thing is to adapt to oval racing.”

– How useful was the NASCAR NEXT program for your personal growth in these two years and for your landing in the Cup Series?

“The NASCAR NEXT gave me a good opportunity in terms of things off the track. Publicity, media, how to talk to the media and to know more people. NASCAR is a big industry, the NASCAR NEXT program brought  me to Charlotte, North Carolina, and gave me everything I needed. That really helped in developing my career, because it is not only about driving, but even more about how you handle everything in your career, which is major thing.”

– In Sonoma you raced a regular race with no mistakes before the crash, finishing thirty-second among more experienced drivers. How do you rate this experience with BK Racing and how did the other drivers and American fans welcome you?

“I reached the top level of motorsport in my opinion, next to the Formula 1. There’s not much I can tell because I just tried to stay there, tried to make it through race without mistakes, tried to not come to a new championship and crash into someone and do stupid mistakes. It’s been a pretty nice experience, also with BK Racing which is a great team – not a top team, it’s a team in the back, but still professional, it’s a completely different level of racing. The other drivers is something incredible to see, because here in Europe you do not see too much sharing, but in the States they share and really help everybody. If there is a new driver, they help him.”

– Who did you have the chance to chat with among the top drivers? Who gave you advice?

“I didn’t speak too much with others and I don’t remember exactly who it was; I spoke with a couple of them, not Jimmie Johnson or the champions.”

– NASCAR is increasing its fan base in Europe, also thanks to the NASCAR Whelen Euro Series. What are the championship’s strengths and weaknesses?

“The cars are very similar to the American cars: when I first drove the Xfinity car I expected it to be completely different, but actually it was very similar to this car, just more powerful. The Whelen Euro Series is a very hard championship, it’s very competitive and prepares you to American racing. I think the main weakness is that we only have one oval in Venray, ovals are the main deal in NASCAR, but we don’t have any working ovals in Europe. We have big ones like Lausitzring or Rockingham, but we can’t race there.”

– Does the spotter work differently on oval tracks and race courses?

“In ovals we have only one spotter, while on road courses in America we have four/five people speaking in the radio all the time. It’s a bit confusing, but it always works the same. It’s crucial to have a spotter, especially in America since you do not have mirrors, you can only rely on the spotter; I drove in Road America and it is a very long track, so we had different spotters every three/four corners – it is challenging.”

– The playoffs have begun and you are fighting for the title with Borja Garcia, Fred Gabillon and Anthony Kumpen; how do you see your opponents and the last round in Zolder?

“This is the third year for me in this championship, so I know all of them pretty well. They are strong drivers, they have great teams, I know it won’t be easy, but I’ll try to do the best to finally win the championship – I really want it. Zolder is kind of a small track, just like Franciacorta: they are not very high-speed circuits and I think they fit my driving style. I love technical tracks, I don’t like it too much when engine and power make the difference.”

– In Franciacorta you scored two great victories, but before that you had only picked up a race-1 win at Brands Hatch, finishing seven times in the top-5; what did you miss to take more wins in the regular season?

“Engine power. My team is very good in terms of making a good chassis, but in terms of preparing the engines we still have a gap to close with some other teams. For example, in Hockenheim I was in pole position, but I was losing so much on the straight to be competitive in the races.”

– In addition to the NASCAR Whelen Euro Series, are you planning other races in the United States this year?

“I would love to, but it’s all a matter of money and sponsors. Right now I don’t see too many possibilities, but I would love to run more races, not only in the States but wherever I can. Right now the NASCAR Whelen Euro Series is a good basis for me, I like to be here, but of course I’d like to race everywhere.”

– Which races do you dream to run one day?

“Daytona 500, 24 Hours of Daytona, 24 Hours of Le Mans… all the classics and many more. I’d love to race everything I can.”

Photo credits: © 2017 NASCAR Whelen Euro Series

Luca Basso (con la collaborazione di Edoardo Vercellesi)


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