La serata di sabato ha visto la NASCAR disputare una gara molto interessante, anche se non passerà alla storia come una delle più spettacolari. L'inedita 600 chilometri dell'Arizona prevedeva tre corse in una, diverse tra di loro per il tipo di illuminazione e le conseguenti diverse condizioni dell'asfalto.

Partenza sotto il Sole battente del deserto (caldo quanto fastidioso in quanto piuttosto basso) e ottimo grip per le gomme, condizioni che hanno premiato la Chevy #42 di Juan Pablo Montoya. La "seconda manche" vedeva il Sole tramontare, con il cielo ancora chiaro e riflettori accesi per facilitare la visibilità: una fase di gara nella quale Jimmie Johnson ha fatto il vuoto dietro di sè. La fase decisiva della corsa si disputava in piena notte, con temperature basse che esaltavano i motori ma mettevano in crisi le gomme, non in grado di raggiungere le temperature di esercizio ideali, generando un fastidiosissimo sottosterzo. Rispetto alla partenza, gli assetti dovevano essere per forza stravolti e il migliore interprete nel ruolo di fino collaudatore era Kyle Busch.

Tre fasi diverse di gara e tre dominatori diversi, ma la vittoria l'ha portata a casa Ryan Newman, che non avendo niente da perdere ha cambiato solo due gomme nell'ultima neutralizzazione e ha superato Jeff Gordon nella ripartenza decisiva.

Di sicuro non è stato premiato nè il team nè il pilota competitivo, visto che l'hanno spuntata i più furbi, ma questa gara ha offerto una serie di spunti molto interessanti per comprendere la categoria e il proseguio del campionato. In fin dei conti, è stato Scott Riggs a causare l'ultima entrata della pace car. Si tratta di un pilota che corre per un team piccolo, che punta più agli assegni del dopogara che ai punti della classifica. In qualche modo, anche i protagonisti meno nobili della NASCAR possono dire la loro per quanto riguarda i giochi per la vittoria. Ancora più peso hanno i circuiti stessi, molto diversi tra di loro, soprattutto se si corre in serata. Quello che abbiamo visto ad Avondale, sarà ancora più marcato in occasione della 600 miglia di Charlotte e della 500 miglia di Darlington, due gare di quattro ore dove si parte con il caldo estivo del pomeriggio e si arriva con la fresca aria delle serate primaverili. Ancora più incognite ci saranno se a Richmond si corre con il freddo  che spesso accompagna la gara primaverile (nel 2002 la gara partì con 5 gradi!) o se a Pocono capita una delle classiche giornate variabili dell'estate, con caldo, pioggia e vento nel giro di poche ore.

Sul fronte piloti, ci sono vincitori un po' a sorpresa come Jamie McMurray e Ryan Newman, altri meno sorprendenti come Kurt Busch e Denny Hamlin, mentre Jimmie Johnson conferma i motivi per i quali ha vinto quattro titoli di fila visto che vanta tre vittorie in sette gare.

Ci sono diversi motivi per godersi una stagione che sta già creando un grosso interesse intorno a quanto accade in pista. Per chi segue le gare dall'Italia, la NASCAR è il comune denominatore delle serate della Domenica.

Aldo Canzian


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