Dopo la gara di Fontana, la Toyota #66 di Dave Blaney è stata sequestrata dalla NASCAR per effettuare delle verifiche tecniche approfondite nel corso della settimana. "Cosa c'è di male?" si chiederà qualcuno visto che si tratta di un concorrente che partecipa ad una competizione automobilistica. Di particolare c'è il fatto che si tratta della macchina che si è piazzata al 41esimo posto (su 43 partiti) ritirandosi a causa della rottura del motore.

A questo punto ci si chiede come mai così tanta attenzione per una vettura di fondo griglia, mentre i top team se la cavano con le "semplici" verifiche del dopo-gara. Ecco che di arriva al dunque: la NASCAR vuole accertarsi che tutti i concorrenti rispettino le regole e che nessuno faccia il furbo. Si vuole evitare che i piccoli team compiano delle scorrettezze per qualificarsi alle gare e, soprattutto, ritirare il premio gara riservato alle sole vetture qualificate.

Spieghiamo più chiaramente la faccenda. La NASCAR offre dei premi-gara sostanziosi e il solo fatto di essere al via consente di ritirare un assegno di almeno 80.000 dollari. Qui non c'entra la crisi economica e la mancanza di sponsor: anche negli anni di vacche grasse c'era chi partecipava alle corse con il solo scopo di prendere il via e ritirarsi dopo poche tornate a causa di sedicenti problemi di assetto. La crisi ha solo aggravato la situazione. A Fontana ci sono stati ben cinque ritiri per causi alquanto sospette. Aric Almirola (il cui team Phoenix ha perso il proprio sponsor appena una settimana prima del via della stagione) si è ritirato a causa del motore dopo 34 giri: 80.347 dollari incassati. Dopo altre sette tornate il team Prism ha salutato la compagnia sia con Michael McDowell che con Blaney, entrambi a causa del motore: incasso complessivo per il team di 160.070 dollari. Joe Nemechek e Boris Said si sono ritirati prima della 67 tornata a causa di un guasto raramente verificatosi nelle corse: rottura della retromarcia!

Per vederci chiaro, la NASCAR ha deciso di sottoporre alle veriche il primo dei ritirati che non sia stato coinvolto in un incidente. In questo modo è stata la vettura di Almirola (ritiratosi a causa di una strana vibrazione) a essere trattenuta dai commissari dopo la gara di Las Vegas. La verifica approfondita comprende pure di far lavorare il motore, accenderlo, accellerarlo, frenarlo e spegnerlo in continuazione. Abbastanza per doverlo sottoporre poi ad una revisione. In fin dei conti, i motori delle stock car vengono costruiti per durare un solo weekend di gare, quindi è logico cambiarlo dopo ogni corsa. Ma questo non vale per i team che non hanno abbastanza soldi per completare una gara e devono accontentarsi di pagare la trasferta, fare pochi giri in prova e in gara e risparmiare tutto il materiale a disposizione, in modo da tenerlo buono per la prossima volta.

Per quanto non simpatico, questo metodo potrebbe tenere lontano dalla NASCAR almeno quei team che non riescono neppure a pagarsi una revisione o almeno consentirebbe di vedere i piccoli team lottare per non essere i primi a ritirarsi e dover cedere momentaneamente il proprio bolide all'associazione. Se pensiamo alla tagliola delle prequalifiche della Formula 1 di un tempo o alle strettissime regole attuali per iscriversi, l'idea della NASCAR non è da criticare, visto che non trancia le ambizioni delle piccole strutture ma gli obbliga soltanto a mantenere un livello minimo di decenza. Almeno loro potranno lottare per salvare la faccia…e per non dover trovare certe fantasiose (nonchè simpatiche) scuse per i ritiri.

Aldo Canzian


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