La vita può cambiare radicalmente in base alla fortuna, il fato, il caso, il destino o come lo si voglia chiamare. Per tanti semplicemente non esiste: la fortuna è solo quella serie di variabili che non sono state, o non si è potuto, controllare. Capita ogni giorno sotto ogni aspetto possibile; basta l'umore di un intervistatore per trovare lavoro o rimanere disoccupato, puoi uscire con gli amici e trovare la donna della tua vita ma basta che uno di loro convinca tutti per andare da un'altra parte che non la ritrovai mai più.

La stessa cosa avviene con le corse. La stessa NASCAR ebbe un giorno di grazie in occasione della Daytona 500 del 1979. Dopo sei lustri di sintesi a qualsiasi orario in qualsiasi giornata della settimana, la Winston Cup vedeva per la prima volta una propria gara trasmessa dall'inizio alla fine, per quanto in differita di qualche ora. Il caso volle non solo che si trattasse di una delle gare più belle di sempre (quante volte è successo con le stock-car?) ma soprattutto che un'incredibile tempesta di neve e pioggia coprisse l'intera costa est degli Stati Uniti. Con tanti milioni di americani chiusi in casa per il maltempo, l'occasione fu ghiotta per accendere la TV e innamorarsi di questo tipo di corse. Fosse stata una giornata di splendido Sole e tale spettacolo se lo sarebbero goduti in pochi e magari l'interesse per la Cup non sarebbe decollato in quei primissimi anni '80.

Questa domenica è successo esattamente il contrario, il caso ha voltato le spalle alla NASCAR. Si trattava della prima gara stagionale, dopo un'annata parecchio noiosa, con macchine che stentavano a superarsi, con regole improvvisate all'ultimo per cercare di rattoppare un giocattolo malfunzionante, con assurde bandiere gialle per cercare di raggruppare le vetture. Il 2010 ci offre una categoria che vuole risistemarsi per tornare ad essere quello che era fino a pochissimi anni fa. Ci sono gli orari unificati per la partenza di tutte le gare, il prossimo ritorno ai vecchi spoiler e la discutibile regola del triplo tentativo per l'arrivo in regime di bandiera verde. Le cose sono andate alla grande, con duelli al cardiopalmo, diversi piloti in lizza per la testa della gara e pochi incidenti, ma ecco il fattaccio che non ci voleva.

Un pezzo di asfalto che salta via lasciando un cratere che fora le gomme di John Andretti e Jimmie Johnson, l'interruzione con la bandiera rossa e quasi due ore per sistemare l'ostacolo. Nemmeno quaranta giri di gara e la buca torna a vedersi e bisogna fermare di nuovo il baraccone per un'altra ora. Pubblico innervosito sulle tribune, addormentato in TV, partenza nel primo pomeriggio e arrivo in serata come negli ultimi anni, quando si partiva a pomeriggio inoltrato. Non  c'è nessuno da incolpare: i continui sbalzi di temperatura del mite inverno della Florida (caldo quasi estivo, almeno per noi, se c'è il Sole, freddo autunnale quando piove) hanno creato questo particolare problema all'asfalto di Daytona, datato 1978 e forse arrivato al suo capolinea. Le serie Nationwide e Camping World avevano corso il giorno prima, giovedì c'erano stati i Duel e la gara dell'ARCA, la scorsa settimana il Shootout, in mezzo un fitto programma di prove e qualifiche, due settimane fa la 24 ore della GrandAm, ma nessuna di queste corse aveva dovuto essere interrotta a causa di una buca sull'asfalto. Nulla di eclatante: era successo a Martinsville nel 2004 dove decisero poi di asfaltare completamente le curve (come d'altronde fatto da anni a Bristol e Dover). Una gran brutta cosa da vedere, ma non attribuibile a nessuno. Le ecatombi di gomme di Indianapolis 2008 e Charlotte 2005 erano state anche più noiose e c'erano dei validi motivi per accusare chi aveva deciso di portare una mescola non adeguata.

Questa volta si è trattato di uno scherzo del destino e speriamo che in futuro si trovi il modo di evitare questo tipo di situazione. Resta il fatto che la Daytona 500 è la vetrina della categoria, quella che vedono anche i meno appassionati, e che basta un nulla (una buca appunto) per rovinarsi la reputazione e possono non bastare 22 leader diversi (un record) e 52 cambi di posizione in testa alla gara (solo nel 1974 se ne videro di più) per attirare quell'attenzione che via via sta scemando.

Aldo Canzian


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/buca10.jpg NASCAR – Daytona – Born in the USA: Una buca può cancellare 22 leader e 52 sorpassi