Mark Martin ha vinto la Southern 500 di sabato sera cogliendo la sua seconda vittoria stagionale e la seconda in carriera a Darlington (aveva vinto nel 1993) ma il vero vincitore della gara è stato il tracciato stesso. Come spiegato nell'anteprima nel corso della settimana, il circuito del South Carolina si è dimostrato davvero troppo difficile da domare. Nessun pilota è riuscito a rimanere in testa a lungo, proprio come avviene nel rodeo in cui il domatore riesce a stare per pochi secondi sulla schiena del toro selvaggio. Prima è stato il poleman Matt Kenseth lì davanti (non si sono qualificati Jeremy Mayfield, alle prese con problemi di doping, e Scott Speed anche se quest'ultimo ha sostituito Joe Nemechek in gara grazie al volere, e i quattrini, della Red Bull), poi è stato Jeff Gordon ma il pilota della Chevy #24 è stato ritardato da una foratura. In cattedra è salito Jimmie Johnson, a sua volta penalizzato da una gomma a terra, cedendo il passo a Ryan Newman e Kasey Kahne. Martin Truex Jr. ha tentato il colpaccio al comando ma è stato scavalcato da Greg Biffle che sembrava in grado di vincere ma poi è finito contro il muro. C'è stato un ritorno di fiamma di Newman e poi di Truex Jr. con in mezzo la leadership di Joey Logano ma a poco più di quaranta giri dal termine Martin ha preso il comando e non lo ha più mollato.

Questa altalena in testa alla corsa, degna dei superspeedway di Daytona e Talladega, non è stata dovuta a duelli incandescenti ma ad una serie interminabile di incidenti quasi sempre causati dall'instabilità delle vetture e non da errori da parte dei piloti. Infatti il circuito non ha perdonato nessuno e oltre la metà dello schieramento ha sofferto almeno toccate e testacoda quando non collisioni vere e proprie. In poche parole, nessuno ha avuto una macchina perfetta per tutto l'arco della gara e il grande numero di neutralizzazioni (17, nuovo record per la pista) ha consentito azzardi ai box più o meno azzeccati per prendere il comando. Martin l'ha spuntata avendo lavorando attentamente per oltre 400 miglia riuscendo ad avere un buon assetto per gli ultimi giri senza soffrire il degrado delle gomme. Ricordiamo che ci sono state diverse forature nonostante stint davvero corti a causa dei vari incidenti. A fine gara, l'intero muro esterno del circuito era coperto di strisciate, a dimostrazione che a Darlington non si scherza.

Ecco l'elenco degli incidenti della corsa, durata quattro ore e undici minuti. I primi a toccarsi sono stati il nostro Max Papis e Scott Speed. Michael Waltrip è poi andato in testa coda. Il secondo contatto ha coinvolto Casey Mears, Denny Hamlin, A.J.Allmendinger e Brian Vickers. Sam Hornish Jr. è andato a muro prima che David Ragan e Halim entrassero in collisione. Ragan è stato protagonista ancora toccandosi con Juan Pablo Montoya. Ancora Ragan e Jamie McMurray prima del testacoda di Kurt Busch. Incidente violento tra Clint Bowyer e Allmendinger. Carl Edwads finisce da solo contro il muro prima che McMurray e Vickers si scontranino. Incindente finale per Dale Earnhardt Jr. che chiude la sua gara deludentemente in 27esima posizione.

Riepilogando, Martin vince davanti a Johnson (autore di una gran rimonta), Tony Stewart, Newman e J.Gordon (anche lui in ottima rimonta). Completano i primi dieci Truex Jr., Brad Keselowsky, Biffle (nonostante la toccata contro il muro), Logano e Kenseth. Fuori per rotture meccaniche David Gilliland (pompa benzina), Sterling Marlin (trasmissione), Dave Blaney (freni), Waltrip (motore esploso in una nuvola di fuoco) e Scott Riggs (freni). In campionato Martin si porta in undicesima posizione mentre al comando reta J.Gordon, adesso seguito da Stewart a solo 29 punti. Esce dalla top12 Clint Bowyer.

 Aldo Canzian


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