Sembra di essere tornati ai bei tempi. Tutto è iniziato quasi un anno fa a Talladega con Brad Keselowski che si trovava a sorpresa in seconda posizione e infilava Carl Edwards all'interno sul rettilineo finale nell'ultimo giro di gara. Carl chiude la traiettoria e la sua vettura si alza da terra. Ryan Newman lo prende in pieno e la Ford #99 vola in aria come un razzo e finisce pericolosamente contro le reti di protezione. Un metro e mezzo in più e piombava in mezzo alle tribune. Tanta paura, bolide distrutto e sorprendente prima vittoria in carriera per Keselowski. Fine della storia?

Per niente! Le corse sono corse e a Memphis, nella gara della Nationwide Series, i due galletti vengono di nuovo a contatto. Cosa vuoi che sia? E' pur sempre una gara della "serie B". Ad essere sinceri, queste cose sono successe tante di quelle volte che ormai ci si ricorda di quelle più importanti. Ad esempio, tra la fine del 2001 e l'inizio del 2003, furono Jimmy Spencer e l'allora esordiente Kurt Busch a scambiarsi cortesie. Spencer fece fuori Busch a Phoenix nel 2001, Kurt si vendicò a Bristol l'anno dopo. Jimmy compì la successiva vendetta a Indianapolis, prima che la NASCAR dicesse chiaro e tondo "alla prossima che combinate voi due, scatta una sospensione". Quando ci fu l'ultimo contatto tra i due nel 2003, dopo pochi secondi entrambi corsero verso i microfoni a spiegare che si trattava di un semplice incidente di gara, nulla di intenzionale. Finita questa storia, arrivò la serie di duelli tra Joe Nemechek e Kevin Harvick. Diversi incidenti in pista, che portarono alla reazione fisica di Kevin. Ma il vero vincitore fu Joe, con una stoccata verbale dopo una carambola nel corso delle gare di qualificazione di Daytona del 2005. Appena scesi dalle vettura, un giornalista incrociò i due con i microfoni e in piena diretta Nemechek disse "è tutto il pomeriggio che guida come un idiota, era ovvio che saremo tornati tutti quanti a piedi". Conscio di quanto aveva appena combinato, a Harvick non restò che chiudere la bocca e accettare tale umiliazione.

Siamo abituati a questi scambi di battute e sportellate. Ci fu il duello Kenseth-Stewart a Daytona 2006, la spintonata del correttissimo (tranne quella volta) Jeff Gordon verso Matt Kenseth e le infinite polemiche ogniqualvolta uno dei due fratelli Busch combina una delle loro. Se rivolgiamo lo sguardo agli anni '90, pensiamo alle sportellate di Jeff Gordon contro Rusty Wallace per vincere a Bristol, in cambio della quale ci fu un gentile invito contro il muro qualche settimana dopo. Negli anni '80 i due pesi massimi erano Dale Earnhardt e Darrell Waltrip, più volte finiti contro muri e guard-rail, che al tempo proteggevano i short-track.

Facciamo un salto ultratrentennale. Daytona 500 1976: Richard Petty viene superato da David Pearson all'ultimo giro e "The King" non trova altra soluzione che colpirlo nell'ultimo rettilineo. I due distruggono le proprie macchine, ma Pearson riesce a riprendere la strada con la sua macchina che perde pezzi per strada e lentamente taglia il traguardo da vincente. Non ci fu polemica solo perchè a vincere fu proprio chi aveva tutte le ragioni per lamentarsi. Tre anni dopo ci fu la gara che cambiò la storia della NASCAR. In quel 1979, i fratelli Donnie e Bobby Allison si giocavano la vittoria contro Cale Yarborough. Il primo ebbe qualche problema e perse un giro, quindi furono gli altri due a giocarsi la vittoria fino all'ultimo giro. Cale tentò di passare Donnie ma questi chiuse la traiettoria. Le macchine si sono toccate più volte finchè entrambi non sono finiti contro il muro. Mentre Petty andava a vincere, i due cominciarono a discutere finchè Bobby Allison non raggiunse il luogo dell'incidente. Come negli handicap-match del wrestling, i due Allison vennero alle mani contro Yarborough. Più che di violenza, fu un modo per scaricare la rabbia per la vittoria mancata (la foto parla più di queste parole).

Fine del flashback e siamo di ritorno ad inizio stagione 2010 (Atlanta) e i destini di Keselowski ed Edwards tornano ad incrociarsi. Siamo nei primi giri e Carl si butta all'interno per superare un avversario e Brad non cede un centimetro. Edwards finisce contro Joey Logano e poi contro il muro e aspetta oltre 150 prima di rientrare in pista per racimolare qualche punto che può risultare importantissimo per qualificarsi ai playoff. Mentre i suoi meccanici riparavano la Ford #99, Edwards risultava piuttosto tranquillo come al solito. Dichiara che si tratta di un incidente di gara, ma che può essere evitato se il giovane esordiente cedesse ogni tanto un po' di spazio, come si fa nel mondo delle stock-car. Intando Keselowski fa una gara da incorniciare e si trova al quarto posto quando incrocia il doppiato Edwards. Carl lo segue e fa di tutto per colpirlo. Sbanda e fa traversi da paura per un giro intero prima di colpire Keselowski in pieno rettilineo principale. La Dodge #12 decolla e si schianta contro il muro. Tanta paura ma le cose vanno come a Talladega ma a parte invertite, con il pilota illeso.

E' giusto accusare Edwards? In fin dei conti pure Petty, Earnhardt (Sr. e Jr.), Gordon, Harvick, Nemechek, Wallace, Allison (Donnie e Bobby), Rudd, Elliott, Stewart, Kenseth, Busch (Kurt e Kyle), Spencer, Jarrett e molti altri hanno compiuto le loro vendette in gara. Ma c'è una differenza. Chi ha premeditato la vendetta, lo ha fatto principalmente in circuiti lenti, oppure in tracciati le cui curve non erano velocissime. Chi invece ha compiuto scorrettezze su circuiti veloci e in pieno rettilineo, lo ha fatto solo nella foga di conquistare la vittoria ad ogni costo. Non che in queste due ipotesi ci sia molta sportività di cui parlare, ma Carl Edwards era doppiato di 155 giri e ha premeditatamente pianificato di colpire un avversario nel secondo autodromo più veloce del calendario NASCAR (312 kmh di media in prova, solo Forth Worth è più veloce visto che a Daytona e Talladega le medie sono più basse a causa dei motori strozzati). La squalifica di fine gara non basta e la NASCAR annuncia sorprese per martedì pomeriggio. Meglio che sia così, se no certe condotte "assassine" potrebbero proliferare.

Aldo Canzian


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