La pista: Il Bristol International Speedway fu inaugurato nel 1960 e la NASCAR ci corre due gare ogni anno dal 1961. Si tratta del short track più spettacolare grazie alle curve molto inclinate, le alte velocità e soprattutto l'azione che non manca in ogni singolo dei giri previsti. Tutti gli eventi sono stati disputati sulla distanza di 500 giri, con l'eccezione delle gare del 1976 e la seconda del 1977 che si disputarono su un totale di 400 tornate. Il circuito era lungo esattamente mezzo miglio (805 metri) ma fu leggermente allungato per la seconda gara del 1969 portando la lunghezza totale a 0.533 miglia (858 metri). Questa differrenza fu dovuta al fatto che le curve furono elevate fino a 38 gradi risultando le più inclinate dell'intera stagione. Nel 1978 il circuito venne chiamato Bristol International Raceway e da quell'anno la seconda gara si disputa in notturna. Il definitivo cambio di nome è avvenuto nel 1996, da quanto l'autodromo si chiama Bristol Motor Speedway. Nel 1992 l'asfalto è stato sostituito da una superficie in cemento.

Il record sul giro appartiene a Ryan Newman, che nel 2003 ha sigllato la pole in 14.908 secondi ad una media di 121.860 miglia orarie (207.221 kmh). La gara più veloce è stata vinta da Charlie Glotzbach nel 1971 a 101.074 miglia orarie (162.729 kmh) grazie al fatto che non ci sono state neutralizzazioni, mentre la più lenta è stata vinta da Ned Jarrett nel 1965 a solo 61.826 miglie orarie (99.539 kmh), quando ci fu il record di ben 167 giri dietro la pace car. Invece il maggior numero di neutralizzazioni è stato di 20 interruzioni, che si sono verificate nel 1989, 1997 e 2003 (vittorie di Rusty Wallace, Jeff Gordon e Kurt Busch rispettivamente). Il pilota con più vittorie è Darrell Waltrip con dodici successi, ma tra i piloti in attività primeggia  Mark Martin con otto trionfi. Nel 1973 Cale Yarborough ha vinto curiosamente disputando l'intera gara in prima posizione. Il maggior numero di cambi di posizione in testa alla gara è stato di 40 avvenuto nel 1991 (vittoria di Rusty Wallace).

Bristol è rimasto l'unico circuito ad avere due corsie box, una sul rettilineo principale, una su quello opposto. Quando esce la pace car, la corsia diventa unica con i piloti che entrano nella curva 2 ed escono dalla curva 1. In regime di bandiera verde è possibile uscire ed entrare dalle curve 3 e 4. Questa regola serve a non penalizzare chi rifornisce nella corsia del rettilineo opposto come accadeva fino a pochi anni fa. Comunque ci sono solo 42 postazioni box per 43 macchine al via. I peggiori due qualificati riforniscono sulla stessa piazzola, almento fino a quando un pilota non si ritira. Altra curiosità: nonostante la crisi, il Bristol Motor Speedway ha avuto il tutto esarito nelle ultime 50 corse che si sono disputate negli ultimi 25 anni nonostante una capacità di 160000 posti a sedere.

La guida:
Bristol è un circuito davvero difficile, a partire dall'aspetto fisico, in quanto bisogna sterzare per mille volte consecutive ogni quattro secondi. Per questo motivo il circuito mette a dura prova la condizione fisica più di ogni altro autodromo del calendario. Inoltre i piloti respirano una bruttissima miscela d'aria e fumi di scarico per il fatto che il circuito è compatto e si trova in una conca con delle tribune altissime che ospitano 160000 spettatori. Quando si gira da soli, si entra in curva con la ruota anteriore sinistra sulla parte piatta del circuito per evitare il cronico sovrasterzo. La chiave per un buon tempo è riucire ad aprire il gas il prima possibile senza toccare il muro all'esterno. Il problema è che con 43 macchine in 858 metri di cemento non si riesce quasi mai a girare da soli. Bisogna sapere doppiare i piloti più lenti anche all'esterno e non perdere la pazienza quando ci si ritrova con una colonna di macchine che superano all'interno, facendo perdere posizioni come in un superspeedway. Si tratta di un circuito per piloti esperti perchè bisogna saper tenersi lontano dai guai, che avvengono molto spesso con macchine in testacoda dappertutto. Più che da ogni altra parte, le gare di Bristol sono dei veri demolition derby. La gara parte alle otto meno un quarto di sera quando il Sole è già tramontato. La caduta di temperatura si sente sull'asfalto, che a sua volta viene gommato in maniera molto veloce dal costante passaggio del bolidi. Nonostante queste sensibili variazioni di condizioni ambientali e dell'asfalto, verso la fine della gara può essere più utile una sega e una mazza per risistemare la vettura dopo le sportellate che non le piccole variazioni della pressione delle gomme. Come assetto (molto asimmetrico), si carica soprattutto il peso sulla parte anteriore sinistra e si sgonfiano le gomme per avere una buona impronta a terra al di là della risposta in accelerazione e la velocità di punta. La strategia è quella di mantenere la miglior posizione in pista per evitare incidenti e non rifornire nelle ultime fasi di gara. Le continue neutralizzazioni aiutano a trovare il momento ideale per rientrare ai box. Il pieno di combustibile consente di percorrere tra i 130 e i 140 giri ma raramente si vedono pit stop in regime di bandiera verde.

I partecipanti: Rispetto alla scorsa gara di Brooklyn, ci si aspettavano quattro partecipanti in più per un totale di 48 macchine a giocarsi i 43 posti in griglia ma il team Black Jack ha deciso di dare forfeit all'ultimo istante lasciando Dexter Bean a casa. Dopo aver disertato l'ultima gara all'ultimo, il team Gunselman sarà al via con Mike Wallace e il team Carter con Terry Labonte. Regan Smith torna con la Chevy #78 del team Furniture Row insieme a Max Papis con la vettura del team Germain, dopo l'ottima prestazione di Watkins Glen. Ritorna lo storico team Morgan-McClure dopo la partecipazione di Talladega, questa volta con Scott Wimmer al volante della Chevy #4, non qualificata a Talladega con Eric McClure alla guida. Aric Almirola rientra dopo la fallita avventura con la Chevy #8 del team Ganassi: sarà alla guida dell'Impala #09 del team Phoenix. Saltano questa gara il team Wood (al via con Bill Elliott a Brooklyn) e la quinta Chevy del team Hendrick con Brad Keselowski al volante.

La scommessa: In un circuito da piloti esperti, non resta che puntare su i duri della categoria come Jeff Gordon, Tony Stewart e Kurt Busch. Per i meno esperti, vedere il traguardo non doppiati è da considerarsi una vittoria.

Aldo Canzian


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