Richard Antinucci si appresta a partire per la pista di Sparta, Kentucky dove il prossimo fine settimana punterà ad aggiungere un altro successo ai due ottenuti in precedenza nel campionato Firestone Indy Lights 2008 (a St. Petersburg ed a Watkins Glen) nonchè ad estendere il proprio margine nella classifica piloti, di cui è stato leader per la maggior parte della stagione. I giovani talenti della serie cadetta della IndyCar saranno messi alla frusta nelle prossime settimane da tre dei più impegnativi circuiti della categoria. Due tri-ovali da un miglio e mezzo ed un tracciato stradale con doppia gara decideranno sulle ambizioni di titolo. Il pilota romano si avvicina alla fase determinante con 376 punti accumulati in 12 gare, Rafa Matos è secondo con 375, mentre la sorprendente brasiliana Bia Figueiredo è terza con 332 ed il californiano J.R. Hildebrand quarto non troppo distante con 325.

Il campionato adesso al vertice è ravvicinatissimo, sei al comando per un solo punto. Cosa ti aspetti dall'ultima parte della stagione?
"Essere in testa, anche con un solo punto di vantaggio, è una cosa che ti dà fiducia, ma c'è ancora molta strada da fare, perciò bisogna affrontare un weekend alla volta, guardare gara per gara. Ho vinto gare prestigiose, anche grossi titoli come il Campionato Intercontinentale FIA di Formula 3, gare in finale unica o su due manche. Finora non ho mai vinto un campionato assegnato su molte prove, ma ho visto gente vincerli e tutti utilizzavano un approccio gara per gara, restando sempre coi piedi per terra. Io non ho proprio altra scelta che volare basso, anche perchè non ho precisamente un vantaggio di 200 punti sugli avversari".

Qual'è la chiave per vincere il titolo, a tuo parere?
"Potremmo ben dire la flessibilità, l'adattarsi a tutto traendone il massimo. Le cose cambiano continuamente, ed essendo un appassionato di surf dirò solo che devi cercare di cavalcare l'onda quando ci sei sopra e non mollare mai quando hai il vento contro. Sono stato in testa, da solo o a pari punti, dopo 8 delle 12 gare della stagione, e 5 di quelle volte avevo un margine inferiore ai cinque punti, ma sono ancora qui: davanti. Anche chi non è un mio tifoso penso dovrebbe quindi riconoscere che sono un pilota che sa reggere la pressione. E sarà meglio per me che sia così, perché potete scommettere che la nostra stagione finirà sul filo di lana".

Ti piace l'ovale del Kentucky dove riprende il campionato?
"È una pista che conosco già, il test di giovedì scorso (25 luglio) è stata una buona preparazione per la prossima corsa. Il mio obiettivo numero uno per quest'anno è vincere il campionato, il mio obiettivo, chiamiamolo così, numero uno bis è ottenere anche una vittoria su pista ovale, per dimostrare alla gente che conta della IndyCar che sono efficace anche là. C'ero arrivato vicino ad Homestead ed Indianapolis, ma essere la damigella d'onore non mi basta, si punta ad essere la sposa. Beh, questo è solo un esempio, non parlo alla lettera, sia chiaro…"

Ritorniamo all'ultima corsa: Mid-Ohio. Dopo che il tuo rivale brasiliano Rafa Matos si è ritirato per la collisione con Bobby Wilson, hai rischiato il tutto per tutto per allungare su di lui andando a prendere Jonny Reid che conduceva la corsa. Era questo il piano?
"Sì, ero determinato a mettere via quanti più punti possibile perché avevo di fronte una chance e sapevo di dover correre qualche rischio ma, come chi avrà visto la corsa saprà bene, una cosa è fare un bel sorpasso pulito in una giornata perfetta, e tutta un'altra faccenda è passare qualcuno su una pista scivolosa, infida dove devi incrociare le dita ogni volta che vai fuori dalla tua traiettoria abituale. A Mid-Ohio sono riuscito a fare dei sorpassi con successo, ma sono stato anche preso in contropiede un paio di volte, in particolare alla Curva 5. Invece gli episodi con [Pablo] Donoso e [Logan] Gomez sono tutta un'altra storia ed un capitolo chiuso".

Matos è stato velocissimo ultimamente, ed è anche riuscito ad andare in testa al campionato a Mid-Ohio, anche se solo tra la gara del sabato e quella della domenica. Sembra quasi che la corsa al titolo finirà con questo duello. Sei preoccupato delle sue performance in vista del prossimo weekend di gara?
"Abbiamo una concorrenza dura, Matos è considerato uno delle migliori promesse in monoposto di tutto il continente americano. È anche uno dei migliori contro cui abbia mai corso: ho moltissima considerazione per lui, è molto veloce. Siamo andati testa a testa nel corso della stagione. Può darsi che ora noi sembriamo un po' più forti degli altri in questa fase, ma questo può cambiare ogni weekend. Credo che inoltre Franck Perera e Jonny Reid siano un eccellente punto di riferimento per misurare il talento di un pilota giovane, sulle piste stradali, e poi i piloti della Panther Racing torneranno a farsi sentire sugli ovali ed i miei stessi compagni possono andare forte. In più non scorderò quanto consistente e veloce si stata Bia [Ana Beatriz Figueiredo] finora: dal punto di vista dei punti credo che lei sarà in ballo fino alla gara di Chicagoland, l'ultima".

Hai avuto molto successo in questa categoria alla fine della stagione 2007. Con questa esperienza all'attivo e passando al team campione in carica sei rimasto sorpreso che la stagione non sia stata tutta in discesa per te?
"Il successo genera successo ed io non sto vincendo abbastanza, è questo che s'intende? Ah, non mi aspettavo una domanda del genere proprio sul mio sito… In ogni caso, avrei volentieri vissuto una stagione in fuga verso il titolo come è successo ad Alex Lloyd l'anno scorso, e sicuramente Sam [Schmidt] sarebbe daccordo con me ma, vedi, una cosa che va capita della Firestone Indy Lights è che si ha a che fare con una serie addestrativa, qua. Ovvero: non è un posto dove si rimane ma ha le caratteristiche di una porta girevole, con gente che va e che viene, qualcuno va su, qualcuno se ne va e basta. Non si potrebbe trovare due anni realmente paragonabili, perchè la griglia cambia sempre, i vincenti di solito sono andati altrove, i piloti al secondo anno migliorano, i rookies hanno un impatto oppure no, ed inoltre alcuni rookies sono tali solo per definizione ma dal punto di vista dell'esperienza arrivano già in grado di vincere subito. Per farla breve: no, non sono sorpreso di dover lottare con le unghie ed i denti per far sì che il titolo resti al team di Sam perchè il livello questa stagione è altissimo. Solo col tempo si potrà dirlo per certo ma un giorno si potrebbe scoprire che questa sia stata la miglior vendemmia di sempre per la Indy Lights…"

I tuoi compagni di team James Davison e Bia Figueiredo ultimamente sono stati protagonisti di exploit vincenti ma è parso, almeno vedendo la cosa dall'esterno, che ti abbiano lasciato un po' solo nella caccia al titolo, almeno all'inizio. Si potrebbe dire che Antinucci ci abbia messo del suo più di quanto abbia fatto il team, almeno nella prima parte della stagione?
"No, assolutamente no. Si vince e si perde come team. Come hai detto tutti e tre i piloti della Sam Schmidt Motorsports hanno vinto delle gare, il che conferma che finora abbiamo avuto identico supporto e che tutti lavorano duro perché il team sente la responsabilità di vincere. A volte col mio tecnico di pista [Tim Neff] abbiamo preso la decisione sbagliata e la Dallara Lucas Oil Lifelock N.7 non era la vettura più veloce in pista, punto e basta. Puntare il dito non ti porta da nessuna parte. Avendo preso parte a cinque manifestazioni nel 2007, tutte in piste stradali, là posso agevolmente dare il mio contributo per rendere la macchina migliore, ho fatto la mia gavetta sugli stradali. Ma avendo iniziato la stagione con una limitata esperienza su ovale, non ho potuto dare un grosso contributo in alcuni ovali e in quei casi abbiamo sofferto. È frustrante pilotare standosene in pista sentendosi un po' come il piccione al tiro a volo, ma qualche volta non ci si azzecca proprio. Specialmente dopo Iowa abbiamo parlato a lungo. Da quelle conversazioni è stato evidente che ricominciare da capo era la cosa migliore per me e per Tim [Neff]. Quando si ha una battuta a vuoto bisogna spiegarsela, trovare una risposta e guardare avanti. L'essenza delle corse sta nella competizione, non nell'affliggersi con feeling negativi o ego ammaccati".

Come si spiegano i tanti alti e bassi che abbiamo visto quest'anno verificarsi da un capo all'altro dello schieramento?
"Non si può trovare solo una logica che spieghi tutto quanto. Qualcuno è stato brillante sugli ovali e incredibilmente lento sugli stradali. Alcuni hanno avuto difficoltà di adattamento agli ovali, per altri ancora non è stato facile capire come adattarsi alla vettura 2008 rispetto alla Dallara 2007, anche se non si è trattato di un cambio di vettura, ma di un telaio rinforzato. Ci vorrebbe tempo e tante diversi filoni per ogni situazione per parlare di tutte".

Tu hai doppia cittadinanza, italiana ed americana, ma ora correndo in America senti molta pressione addosso per il fatto di poter essere non solo il pilota con passaporto americano meglio piazzato ma quello che può tornare a vincere il titolo dopo una lunga serie di stranieri?
"Beh, se non sbaglio l'ultimo americano che è arrivato fino in fondo al comando in questa categoria è stato A.J. Foyt IV, nel 2002. Per cui sì, sarebbe ora che un pilota che ha diritto di appiccicare la bandierina a stelle e strisce sul cockpit vinca questa roba, no? In effetti Mid-Ohio era la pista dove ho vinto la mia prima corsa sul suolo americano (la prima in assoluto è stata a Vellelunga), ed il posto vuol dire qualcosa per me, il che spiega ancora meglio perchè ci tenessi tanto a vincere quella gara sotto la pioggia".

Nella foto, Richard Antinucci


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