Si è svolta oggi a Miami l'attesa conferenza stampa che celebra il matrimonio tra IndyCar e Champ Car, divenuto realtà venerdì scorso. Di fronte ai giornalisti, Tony George e Kevin Kalkhoven hanno illustrato i progetti e i dettagli dell'accordo che sancisce il ritorno negli Stati Uniti di una sola grande disciplina a ruote scoperte. "Ho ricevuto centinaia di e-mail di congratulazioni dai fans", ha esordito Tony George, boss della IRL e proprietario dell'Indianapolis Motor Speedway. "Tutti sono d'accordo che il futuro della IndyCar sia adesso luminoso, che fosse arrivato il momento per riunire le due serie. Siamo tutti eccitati, e stiamo lavorando per l'apertura della stagione qui a Homestead il 29 marzo".

"C'è davvero l'opportunità di costruire una categoria solida in Nord America. Questo è quello che vogliamo fare"
. Come noto, la IndyCar assorbirà i team della ex Formula CART: il primo a confermare ufficialmente l'ingresso nella Indy Racing League è stato il Conquest Racing, ma è già stato confermato che sono in arrivo altre formazioni. In alcuni round ci saranno pure il Luzco Dragon (con Tomas Scheckter), il Dreyer & Reinbold (con Milka Duno) e Sarah Fischer che ha deciso di allestire una propria scuderia.

Nel calendario della IRL saranno invece aggiunti gli appuntamenti di Edmonton e di Surfers Paradise, mentre è stato confermato definitivamente che la tappa sul cittadino di Long Beach si disputerà nello stesso week-end di quella sull'ovale di Motegi. Le squadre provenienti dalla Champ Car disputeranno il Gran Premio californiano con il materiale tecnico del 2007 (sarà quindi l'occasione per congedare, dopo una sola annata, le vetture Panoz), mentre le compagini già presenti nel giro della IndyCar saranno in Giappone. I due eventi avranno entrambi validità per la classifica del campionato; Long Beach sarà definitivamente un appuntamento della nuova serie nel 2009, quando sono previsti inserimenti di altri circuiti. Le squadre "debuttanti", come previsto, riceveranno anche il bonus da 1.2 milioni di dollari, il leasing gratuito dei propulsori Honda e due telai Dallara a costo zero.

Al meeting con i media non sono mancate chiaramente tutte le personalità di spicco di IndyCar e Champ Car, piloti compresi: oltre ai vari Kanaan, Dixon, Wheldon, Castroneves, Marco Andretti e Meira, erano presenti Justin Wilson, Will Power, Graham Rahal, Robert Doornbos, Oriol Servia, Simon Pagenaud, Alex Tagliani e Bruno Junqueira, protagonisti recenti della Champ Car.

Champ Car che ormai si appresta a concludere la sua quasi trentennale storia. Era il 1979 quando un gruppo di "ribelli" dello USAC (United States Automobile Club), capitanati da Dan Gurney, crearono la CART con l'obiettivo di renderne una sorta di Formula 1 all'americana. La scissione del 1996, anno di nascita della IRL, non mise inizialmente in ginocchio la CART, che continuò a godere di ottima salute, ma alla lunga sopraggiunsero le difficoltà che portarono nel 2003 alla bancarotta e alla rinascita sotto le insegne di Champ Car World Series, con l'egida del magnate australiano Kevin Kalkhoven.

A Long Beach, il 20 aprile, il giusto saluto ad un campionato che per tre decadi ha segnato l'esistenza del motorsport. Ma il futuro è già arrivato: basta una stretta di mano per capirlo. La stretta di mano fra Tony George e Kevin Kalkhoven.

Jacopo Rubino


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