Richard Antinucci ha debuttato in Indycar in occasione del week-end di Watkins Glen, portando con sé l’eredità pesante dell’essere nipote dell’indimenticabile Eddie Cheever, una leggenda del motorsport made in USA, che può considerarsi anche un italiano trapiantato in America per vari motivi. Uno di questi, aggiunto all’orgoglio di assistere ad un remake della sua carriera, è proprio Richard. Attualmente Antinucci corre per una squadra poco competitiva che sta vivendo il suo inferno in questa stagione iridata, dominata come sempre dai team più ricchi e prestigiosi facendo sguazzare nel pantano della crisi economica le sempre più debole franchigie di seconda fascia. Tra queste c’è la 3G, fondata l’anno scorso da Greg Beck con l’appoggio di Stanton Barrett nella parte del pilota, poi licenziato per lasciar spazio a Jacques Lazier ed infine Antinucci, che disputerà soltanto le prove su circuiti stradali permanenti e quelli aeroportuali/cittadini in quanto sugli ovali non potrà garantire le stesse performance del suo terreno naturale, oltre a non poter fornire garanzie economiche per il finale di stagione che invece dovrebbe dare proprio Barrett, il quale essendo stato cacciato dalla porta rientrerebbe dalla finestra; con tutta probabilità la sua avventura ripartirà dal Giappone perché la Interush, essendo di provenienza nipponica e sponsor del 36enne pilota di NASCAR, si servirà del territorio ideale per fare propaganda a livelli internazionali.

Questa sera intanto si svolgerà il tipico evento di Mid-Ohio, nel tracciato di Lexington in cui scatterà dalla pole il ‘solito’ Briscoe accanto a Wilson, con Dixon, Castroneves e Franchitti a dare filo da torcere avendo come sostegno il push to pass. Pista stretta ma guidabile; l’essenziale per assistere ad un’intensa mole di emozioni. Lo spera anche Antinucci nonostante debba partire dalla 19° piazzola dello schieramento a causa dello scarso potenziale della sua vettura. Ed è proprio il pilota italo-americano a spiegarci ancora meglio il perché di questo risultato, analizzando anche quello che potrebbe avvenire nel mercato in un futuro pressoché vicino. Magari un team più competitivo con molta storia alle spalle…

“Che dire, abbiamo sofferto molto in qualifica. La ragione principale di questo fallimento è dovuta alla mancanza di prove di ieri, infatti ci siamo presentati alla qualifica senza sapere il vero potenziale della nostra vettura perché non avevamo un assetto su cui basarci per aspirare a qualcosa di più di un posto a fondo griglia. Dopo la sessione, però, ci siamo resi conto su quali componenti lavorare, dove indirizzarci insomma per poter lottare nella pancia del gruppo”, afferma deluso Antinucci, classe ’81, che può contare su un passato da protagonista nella F3 Euroseries e nella terza serie britannica prima di approdare in Indy Lights.

“Possiamo guadagnare sul mezzo secondo sul giro questa notte se i meccanici lavoreranno  come si deve, perciò è possibile attuare una rimonta, ci crediamo”, accenna l’italo-americano che poi chiude il discorso qualifiche affermando che “voglio chiudere la mia prima corsa in IndyCar, perché è dura presentarsi ad ogni week-end se poi sei a conoscenza che non vedrai la bandiera a scacchi!”

Sul futuro, Antinucci non si sbilancia; i suoi obiettivi sono quello di restare nella serie e di cambiare subito aria, ovvero trattasi di voler correre con un team più competitivo. Il nome della squadra che lo accoglierà? Ce ne sono tante in palio, da Panther a Vision Racing…

“Non potrò mai lottare per un successo con questa realtà. Voglio restarci il più a lungo possibile in IndyCar, ma con le condizioni in cui mi ritrovo adesso sarà quasi impossibile mostrare il proprio valore in campo”.

Roberto Del Papa


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