Bryan Herta è di certo uno che ha le idee chiare, quest’anno si punta al titolo della Indy Lights e l’avvenire è all’insegna della IndyCar Series, dove se la vuole giocare con Penske e Ganassi. Il team che porta il suo nome è divenuto in pochissimo tempo il punto di riferimento nella categoria cadetta e la distanza che lo separa dall’ingresso nella serie regina sembra davvero breve; già da quest’anno avrà il suo primo assaggio di IndyCar con il colombiano Sebastian Saavedra che difenderà i colori del Bryan Herta Autosport nella Indianapolis 500.

Ai microfoni di Stop&Go, l’ex pilota Andretti Green Racing ha illustrato i suoi progetti a medio e lungo termine, quella che sarà la sua prima Indy500 vissuta a dirigere il team dietro il muretto box, il suo desiderio di dare speranze ai giovani kartisti americani che negli ultimi anni dinanzi a loro trovano soltanto porte sbarrate, e un po’ di amarcord con rivelazioni inedite riguardanti il famosissimo sorpasso che subì da Alex Zanardi in quel di Laguna Seca.

Nelle prime settimane del 2010 hai ingaggiato Stefan Wilson, fratello di Justin e pilota di talento indiscusso, poi hai aggiunto Sebastian Saavedra, un altro astro nascente. Pensi che questo sia l’anno giusto per catturare il titolo Indy Lights?

Lo spero! Stiamo lavorando molto per la caccia al titolo, e ovviamente avere due dei migliori piloti della serie ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo.

Con Saavedra iscriverai per la prima volta una auto del tuo team alla 500 Miglia di Indianapolis. Quali sono i vostri obiettivi?

Per il progetto della Indy500 i nostri obiettivi sono più modesti. Sebastian è un rookie e noi come team lo siamo altrettanto, e quindi speriamo di poter vincere il titolo di migliori esordienti dell’anno. Qualunque cosa in più sarebbe fantastica, ma siamo realisti nel nostro approccio a questa magnifica corsa.

Al volante hai ottenuto molti successi, specialmente con l’Andretti Green Racing e lo scorso anno Herrington ti ha regalato la prima vittoria come proprietario a Chicagoland. E’ la stessa cosa o sono due sensazioni diverse?

Si e no, la vittoria regala sempre belle sensazioni, ma l’esperienza da team owner è ben diversa da quella del pilota che per primo taglia la linea del traguardo. Posso dire che sono entrambi gratificanti ma non voglio dire che una è meglio dell’altra. Sono lieto di aver potuto provarle entrambi!.

E’ ormai risaputo che vuoi portare il tuo team nella IndyCar Series a tempo pieno. E’ il 2012 la giusta annata con l’introduzione della auto di nuova generazione? Oppure puoi entrare in campo anche dal 2011 con il supporto adeguato? Sappiamo inoltre che hai in cantiere un progetto particolare con Alex Pignone, ex motociclista della Superbike. Che c’è di vero?

Solo il tempo potrà dire quando sarà il momento idoneo per noi di partecipare nella IndyCar, molte circostanze come il budget sono, come ovvio, non completamente in nostro pieno controllo. Non sono comunque favorevole ad aspettare per la nuova auto, vorrei salire di livello il prima possibile ma in maniera intelligente e conveniente. Per quanto riguarda Alex Pignone sono stato molto fortunato nell’incontrarlo e sono felice di poterlo aiutare con il suo sogno di correre la ‘500’. Ha una grande passione per le corse e per la vita ed ovviamente vorrei essere al suo fianco quando potrà coronare il suo obiettivo di correre ad Indy.

Recentemente hai raggiunto un accordo con la Skip Barber Racing School, cosa che prova quanto sia importante per te far emergere nuovi talenti nel mondo delle ruote scoperte a stelle e strisce. Ci puoi spiegare brevemente di cosa si tratta?

La mia carriera nelle corse è proprio iniziata nello Skip Barber Championship molti anni fa e ho sempre aiutato con piacere i giovani che volevano e vogliono fare delle corse per auto formula il loro futuro. L’accordo non è nient’altro che un collegamento formale tra la scuola di pilotaggio ed il nostro team per questi giovani piloti e ci consentirà di valutare chi un giorno potrà essere il nostro pilota nel campionato Indy Lights.

A Sao Paulo solo due americani erano presenti in griglia di partenza. Cosa ne pensi riguardo questa carenza di piloti USA?

Sicuramente una serie americana come la IndyCar ha bisogno di più piloti statunitensi rispetto ad ora e se non erro erano quattro a St.Petersburg. Ma è vero che siamo sempre stati molto aperti verso quei piloti che volevano venire a correre da noi da ogni parte del mondo e quindi il giusto mix è la migliore possibilità.

La IndyCar di oggi sembra un clone della defunta CART, con un largo numero di circuiti stradali e una piccola presenza di tracciati ovali. Pensi sia la strada giusta da seguire?

Si, la IndyCar dovrebbe essere una sfida che si disputa su quattro tipi di tracciati: cittadini, stradali, ovali piccoli e super-speedway. E’ la diversità dei circuiti in cui si corre che fa questo campionato unico al Mondo.

Secondo te quale è il miglior concept rivolto al 2012 sinora presentato?

Spero proprio che li accettino tutti. Possa vincere il migliore comunque!

Ora una domanda riguardante il tuo passato da pilota, ed esattamente a quel momento in cui Zanardi, a Laguna Seca, ti rubò il comando della corsa all’ultimo giro con un sorpasso incredibile al ‘Cavatappi’. Come ti sei sentito e cosa hai pensato vedendo il pilota italiano fare quella mossa pazzesca?

Ah, certamente non è stato bello al quel tempo te lo posso assicurare. Onestamente, non pensavo sarebbe riuscito a fare quella curva, non in quel modo, ma alla fine ci è riuscito. Ora dopo anni a mente fredda posso dire che è stato un momento memorabile per la storia della IndyCar e dunque sono felice di farne parte. Vorrei solo che i ruoli fossero invertiti!.

Roberto Del Papa


Stop&Go Communcation

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