In tanti forse si stavano (superficialmente) domandando cosa ci facesse Scott Dixon in cima alla classifica dell’IndyCar Series senza nemmeno una vittoria se non quella virtuale assegnata dalla pole position della Indy 500. Certe domande non dovrebbero porsi, specie alla luce del risultato odierno.

Il neozelandese – fin qui al traguardo sempre nei primi sei salvo le sfortunate gare di Indianapolis e Texas – ha legittimato il proprio primato, qualora ce ne fosse bisogno, vincendo di potenza a Road America, nel decimo appuntamento stagionale della serie.

E dire che il weekend, dopo le fatiche di Le Mans, non era iniziato nel migliore dei modi, con le quattro Penske sempre davanti e per giunta anche le noie al pescaggio del carburante nel warm-up del mattino. Invece il campione 2015 si è fatto largo fra le vetture del Captain, assente peraltro in Wisconsin, triturandole una dopo l’altra, portando a casa la 41ma vittoria nella serie.

Al via scattava bene dalla pole Helio Castroneves, portandosi dietro Josef Newgarden e Will Power, mentre Simon Pagenaud, partito inspiegabilmente sulle black, cedeva subito a Dixon e ad un fin troppo arrembante Graham Rahal, che infatti poco dopo veniva punito per blocking sul campione in carica e costretto a restituire la posizione.

Il figlio del grande Bobby cedeva presto anche a Max Chilton e a Charlie Kimball, mentre davanti Dixon insidiava Power per la terza piazza. L’alfiere del Team Ganassi doveva attendere però il primo giro di pit, leggermente ritardato ad hoc, per avere la meglio dell’australiano, e transitare in P2

La lotta interna in casa Penske portava al lap 19 dei 5 previsti Newgarden al comando e Pagenaud in quarta piazza su Power, e alla seconda sosta ancora una volta Dixon guadagnava una posizione portandosi alle spalle del leader, che sorpassava di potenza al 30mo giro nel restart successivo alla neutralizzazione causata da un Takuma Sato influenzato, nell’erba della curva 11.

Grazie alle gomme option anche Castroneves passava il nativo del Tennessee e si lanciava all’inseguimento di Dixon, che invece allungava sul gruppo. Il popolare “spider-man” anticipava per errore la terza ed ultima sosta e permetteva a Newgarden di riproporsi nel ruolo di maggiore antagonista.

Le carte potevano mischiarsi ancora a causa della rovinosa uscita dell’altro top driver Ganassi, Tony Kanaan, nelle barriere della curva 11 nel tentativo di sorpassare un Alexander Rossi ancora una volta motivatissimo ed impegnato in una strategia sulle quattro soste, ma il restart a 7 giri dalla fine non muta le posizioni di testa e Dixon va ad involarsi vero il traguardo davanti a Newgarden, Castroneves, Pagenaud e Power.

Peccato per Rossi e Hunter-Reay, che perdono posizioni preziose negli ultimi giri a causa di altrettanti errori, lasciando spazio nella top ten a Charlie Kimball, Ed Jones (gran gara ancora una volta la sua, specie se paragonato all’ex-F1 Gutierrez), Rahal, Chilton ed Aleshin.

Prossimo appuntamento con l’IndyCar Series, in Iowa fra due settimane, con Dixon ancor più saldamente al comando con 373 punti su Pagenaud (345) e Castroneves (341); più lontani il vincitore della Indy 500, Sato, Newgarden, Power e Rahal.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


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