Il triovale del Las Vegas Motor Speedway è pronto ad accogliere le ben 34 vetture che scenderanno in pista per animare l’IndyCar World Championships. Tanti i motivi di interesse per questa festa del motorsport, dalla lotta per il titolo a quella per il rookie of the year, entrambe sul filo di lana, non ultima la scommessa di 5.000.000 organizzata dallo sponsor GoDaddy.com per chi batterà i piloti titolari della serie, raccolta solamente da Dan Wheldon. Il pilota inglese dovrà partire, da regolamento, in fondo allo schieramento. Se vincerà, dividerà il ricavato con una signora nessuno del New Jersey, che ha avuto la fortuna di vincere la relativa lottery online.

La corsa parte regolarmente. Scatta bene il poleman Tony Kanaan, con Ed Carpenter che passa quasi immediatamente Oriol Servia per la seconda piazza, imitato poco dopo da Marco Andretti. Nella bagarre dei giri iniziali Will Power perde terreno e passa presto 27°. Nel frattempo risale anche Dan Wheldon che dopo poche miglia è già 21°. La lotta nelle posizioni di immediato rincalzo è già caldissima, con Alex Tagliani e Ryan Briscoe che sfiorano le ruote posteriori in diretta televisiva senza conseguenze.

Pochi istanti dopo, nel corso dell’undicesimo giro, si scatena il disastro. Una carambola innescata a centro gruppo da Wade Cunningham, che sfiora con l’avantreno James Hinchliffe, rallentando quanto basta per essere tamponato da JR Hildebrand, che si alza in volo dietro di lui. Alle loro spalle, all’altezza della curva 1, si scatena un inferno terrificante che coinvolge altre 13 macchine: Jay Howard, Townsend Bell, Tomas Scheckter, Charlie Kimball, EJ Viso, Alex Lloyd, Buddy Rice, James Jakes, Vitor Meira, Pippa Mann e Dan Wheldon. Alcune in volo,  tra cui Will Power, che si innalza realizzando un tonneau completo. Da alcune escono anche fiamme.

Ovvia la decisione di esporre la bandiera rossa. Quasi tutti i piloti escono miracolosamente  ed immediatamente dalle macchine. E’ paura immediata per Pippa Mann, rimasta capovolta per svariati minuti ma fortunatamente illesa, solo un po’ frastornata. 

Le nostre Dallara sembrano avere resistito bene anche questa volta, ma nella conta dei piloti ne manca uno. Si tratta proprio di Dan Wheldon, della cui vettura, involatasi sopra quella di Paul Tracy a centro pista e schiantatasi sulle barriere esterne, rimane solo la cellula di sopravvivenza, priva peraltro della parte superiore del roll-bar. 

Il pilota inglese viene portato in elicottero all’ospedale della UNLV e per due ore ci si aggrappa a tutte le speranze possibili ma la situazione appare subito disperata.

Dopo due ore di informazioni frammentarie, a volte contrastanti, l’annuncio ufficiale dato da Randy Bernard, CEO dell’IndyCar: “Dan Wheldon has passed away”

L’organizzazione decide, di concerto con i piloti, di fare cinque giri in onore del due volte vincitore di Indianapolis. Tra le lacrime, si schierano in pista Dario Franchitti, Tony Kanaan e tutti gli altri protagonisti dell’IndyCar, per rendere omaggio al coraggioso pilota inglese. Sul semaforo dell’ovale di Las Vegas un solo numero, il 77.

Addio Dan, ci mancherai.

Piero Lonardo


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