Il Las Vegas Motor Speedway ci ha portato via Dan Wheldon. Il campione inglese, nei suoi 133 start tra IRL e IndyCar ha conquistato il titolo nel 2005 ed ottenuto 16 vittorie, tra cui spiccano le due 500 miglia di Indianapolis vinte nel 2005 e dello scorso maggio, oltre a 5 pole position. Il campione inglese lascia a 33 anni la moglie Susie e i due giovanissimi figli.

Annullata ovviamente la festa preparata dall’organizzazione IndyCar per festeggiare il finale di questa stagione, altrimenti estremamente positiva. Le terrificanti immagini della carneficina di carne, fuoco e metallo della curva 1 sono ancora impresse negli occhi di tutti gli appassionati e crediamo lo rimarranno per sempre.

Difficile trovare un paragone ad un simile crash, sicuramente il più terrificante del 21° secolo. La nostra memoria va a Spa 1998 per il gran numero di vetture coinvolte, ma forse il paragone più calzante è quello, lontano, della Monza 1978 fatale a Ronnie Peterson.

Era comunque dal 2006 che la massima categoria di monoposto made in USA non lamentava un incidente mortale. Allora, nel season opener di Homestead per una tragica serie di coincidenze Paul Dana centrò la monoposto inerte di Ed Carpenter, cedendo nelle ore seguenti alle ferite derivanti dal crash. Dopo quanto accaduto ieri però, l’IndyCar dovrà ripensare ancor più seriamente alle cause, tecniche e non, che hanno portato al mega-crash in cui è stato coinvolto quasi metà dello schieramento.

Le nuove Dallara 2012, ironia della sorte sviluppate e validate recentemente dallo stesso Dan Wheldon, rappresentano il nuovo state-of-the-art della sicurezza in monoposto, ma da sole non bastano. Sotto i riflettori sono infatti il circuito, quel Las Vegas Motor Speedway con le sue caratteristiche che lo rendono sicuramente meno adatto di altri ovali alle gare in monoposto, ma soprattutto lo schieramento allargato per l’occasione a 34 macchine.

Sicuramente l’IndyCar non si aspettava un simile epilogo per i vecchi telai Dallara che, beninteso, hanno permesso a Will Power, JR Hildebrand e Pippa Mann di uscire con conseguenze relative da voli di un certo spessore, ma forse 34 vetture erano veramente troppe, soprattutto tenuto conto dell’irruenza di tanti piloti, che nei primi giri di questa sfortunata gara si sono trovati addirittura four-wide.

Alcuni colleghi piloti non ci hanno pensato due volte a puntare il dito verso i tanti rookies senza abbastanza esperienza su ovale ma, considerate le prime fasi di corsa, con il contatto ruota contro ruota tra Alex Tagliani e Ryan Briscoe, due piloti tra i più esperti, con centinaia di gare alle spalle, questa affermazione risulta abbastanza fuori luogo, come avallato peraltro anche da James Hinchliffe con la sua testimonianza in diretta televisiva. “Là davanti se le stavano dando di santa ragione…”

Lo stesso Dario Franchitti, pilota notoriamente non proprio remissivo, pochi minuti prima di scoppiare in lacrime alla notizia della morte dell’amico, ha affermato: “Dopo nemmeno cinque giri ho visto gente che iniziava a fare cose da pazzi. Mi piace la forte competizione (testuale “hard racing” – ndr), ma qui non ci siamo. Bastava un piccolo errore di qualcuno e….”

I piloti e tutti gli addetti della serie si sono comunque fatti forza, stringendosi idealmente attorno allo sfortunato collega e alla sua famiglia.”So che questo è uno sport pericoloso. So che siamo esposti al pericolo anche nella normale vita di ogni giorno, ma non ci pensi.” Ha affermato l’amico Tony Kanaan “Oggi abbiamo dovuto pensarci. Era uno dei miei migliori amici ed è stato uno dei miei più grandi compagni di squadra”. Questo forte attaccamento, aldilà della competizione sportiva, è certamente un simbolo distintivo positivo del motorsport made in USA che sarebbe utile importare nel vecchio continente. Queste le parole di Helio Castroneves “In pista combattiamo, ma alla fine della giornata siamo come una grande famiglia e oggi abbiamo perso parte di essa.”

Tornando per un attimo alle mere note sportive, l’IndyCar ha deciso di considerare chiuso il campionato 2011 con la gara di Kentucky. Questo permette a Dario Franchitti di aggiudicarsi il quarto titolo, il terzo consecutivo. Scott Dixon si aggiudica l’A.J.Foyt Championship, il trofeo che premia il migliore sugli ovali e infine James Hinchliffe guadagna il titolo di rookie of the year.

Il tempo è un grande guaritore, ma sarà difficile proseguire dopo questa perdita. Riportando le parole dello stesso Hinchliffe: “Sarà difficile salire il prossimo anno sulle nuove macchine sapendo che se non fosse stato per Dan questo non sarebbe stato possibile. Dobbiamo fare gruppo durante l’inverno verso la prima corsa e correre l’intera prossima stagione per Dan.”

Piero Lonardo


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