Che Ed Carpenter fosse a proprio agio sull’ovale del Kentucky Speedway si sapeva già dalla scorsa stagione, quando aveva segnato la pole, arrivando secondo alle spalle di Helio Castroneves, bissando peraltro il risultato del 2009. Oggi la giallo-nera entry del Sarah Fisher Racing ha ottenuto la prima vittoria assoluta in modo spettacolare, al termine di un interminabile duello a colpi di push-to-pass con Dario Franchitti. Il tutto all’interno di un’annata un po’ in sordina, quasi aspettasse questo appuntamento per dimostrare che non è solo il figliastro di Tony George, fondatore della IRL, per la gioia della neo-mamma Sarah Fisher, anch’essa alla prima vittoria da team owner.

Franchitti, dal canto suo, non ha di che lamentarsi, vista la restituzione dell’autogol giapponese da parte del rivale Will Power, incapace di rinvenire dalle posizioni di rincalzo dopo un incidente ai box – la variabile impazzita odierna – con l’incolpevole Ana Beatriz nelle prime fasi di gara, quando stava conducendo agevolmente. L’australiano a caldo ammetterà le proprie colpe nell’accaduto.

Ma veniamo alla gara. Il parco partenti comprende anche Dan Wheldon e Pippa Mann, schierati comunque in fondo alla griglia nonostante i problemi in qualifica. Tanti ritorni fra cui Buddy Rice, al rientro dopo la Indy 500, Townsend Bell sulla 22 ex-Scheckter, Alex Lloyd a rilevare Sebastien Bourdais sulla entry di Dale Coyne, oltre alle new entries Dillon Battistini sulla monoposto del Conquest Racing e Wade Cunningham sulla dallara ex-Matos e, più di recente, Mutoh. Tra le nuove livree invece, spicca la macchina di JR Hildebrand, i cui colori mimetici della National Guard sono stati integrati con il rosa in onore della giornata contro il cancro al seno. 

Power parte bene dalla pole, tenendo dietro bene Graham Rahal, James Hinchcliffe, Ed Carpenter, JR Hildebrand, Marco Andretti, Ryan Hunter-Reay, Scott Dixon, Dario Franchitti e Ryan Briscoe. Pessima partenza per Oriol Servia che si ritrova presto 20mo dalla nona piazzola iniziale.

Il primo ritiro avviene al giro 35, con la Penske di Helio Castroneves, che stava rinvenendo dalla pessima posizione di partenza, il quale rientra inaspettatamente ai box, lamentando una perdita di liquido dal motore cambiato nella mattinata.

Ad un quarto di gara entrano tutti ai box per il primo giro di pit. Power entra largo in corsia, la crew di Ana Beatriz non se ne avvede e da il via libera alla pilotessa brasiliana, che centra il trequarti posteriore della Dallara dell’australiano, rimediando la rottura dell’ala anteriore. Power esce attardato ma apparentemente indenne. Ancora una volta la strategia del team Ganassi è vincente e Franchitti, ultimo ad entrare, esce in testa davanti a Hildebrand, Andretti, Dixon, Hunter-Reay, Rahal, Carpenter, Hinchcliffe, Power e Briscoe

Franchitti sente la pressione di Hildebrand, che per un attimo passa al comando. Dietro inizia la lenta rimonta di Oriol Servia. Al giro 80 viene chiamata una caution per detriti in pista alla curva 2. Probabilmente si tratta di pezzi della Penske di Power, che è costretto a ripetute soste per riparare alla bell’e meglio la carrozzeria danneggiata nell’urto con la Beatriz, mentre gli altri concorrenti provvedono a rifornire nuovamente. Problemi anche per EJ Viso, costretto ad una lunga sosta. Presto costretto all’abbandono anche il deb Dillon Battistini, evidentemente non ben preparato all’evento, esausto.

Al restart Franchitti si ritrova alle spalle Marco Andretti, con cui ingaggia un furioso duello per la leadership. Siamo a metà gara e alle spalle dei due battistrada si forma un trenino di sette macchine complessive che comprende anche Dixon, Carpenter, Hildebrand, Rahal ed Hunter-Reay. Nel frattempo Dan Wheldon è salito a ridosso dei primi, così come Wade Cunningham, mentre Power, 23mo, perde anche il giro dei primi.

Il duello prosegue per oltre 30 tornate dell’ovale di Sparta senza che Andretti riesca mai a prendere la testa della gara, fino alla seconda neutralizzazione della giornata, causata da Simona de Silvestro che, dopo aver rifornito, si gira inspiegabilmente in piena pit lane centrando in pieno un incolpevole meccanico del team KV-Lotus. La stessa pilotessa svizzera non si capacita a posteriori dell’accaduto. 

Siamo al giro 140 di 200 e i piloti ne approfittano per rifornire nuovamente. Marco Andretti, evidentemente troppo impegnato a “marcare” Graham Rahal, colpisce Alex Lloyd che stava rientrando a fianco di EJ Viso. Gara finita ed occasione sprecata per il nipote di “piedone”, che ammette il proprio errore, e per l’inglese. Il venezuelano può invece proseguire. Anche JR Hildebrand arriva molto lungo alla propria piazzola ed investe un proprio meccanico, che riporta la frattura di una gamba e del dito di una mano. Il quasi vincitore di Indianapolis sarà costretto ad una nuova lunga sosta per sostituire l’ala anteriore danneggiata dall’impatto, che lo toglierà dai giochi che contano.

Con poco meno di un quarto di gara il restart, con un trio di vetture Ganassi al comando composto da Franchitti, Rahal e Dixon, a precedere Hunter-Reay, Servia, Briscoe, Carpenter, Kimball, Danica Patrick e Hinchliffe Ai box si iniziano a fare calcoli sulla necessità di un ulteriore splash per poter terminare la gara. 

Nel mentre Ed Carpenter inizia la propria rimonta passando via via Briscoe, Servia, Hunter-reay e Dixon, arrivando alle spalle dei due battistrada. Rahal inizia a farsi vedere su Franchitti, ma al giro 167 Ana Beatriz si gira e tocca duro a muro esterno, causando la terza e ultima caution della giornata. 

La neutralizzazione potrebbe rendere inutile un ulteriore rifornimento per terminare la gara, ma Rahal viene chiamato al pit per ben due volte, la seconda per completare il primo splash  ritenuto inefficace. Tutto ciò vanifica gli sforzi del figlio del grande Bobby, che chiede spiegazioni via radio in diretta televisiva. Si scorge la mano di patron Chip… 

Approfitta della neutralizzazione anche Will Power, che cambia anche le gomme, in vista del rush finale. Il restart vede Franchitti davanti a Dixon, Carpenter, Hunter-Reay, Servia, Cunningham, Hinchcliffe, Briscoe, Kimball, Patrick

Ben presto Carpenter si incolla a Franchitti come Hunter-Reay poco dietro su Dixon. Le due coppie proseguono affiancate per diversi giri, fino a quando Dixon ha la meglio sul vincitore di  Loudon e arriva a dar man forte al compagno di squadra. Sono venti giri nei quali Franchitti e Carpenter si scambiano la testa diverse volte, sfruttando tutti i push-to-pass rimasti.

Alla fine la spunta il Texano, che si aggiudica la gara in volata per 98 millesimi, davanti a Franchitti, Dixon, Hinchcliffe, Hunter-Reay, Servia, Cunningham (gran gara la sua), Briscoe, Buddy Rice e Danica Patrick. Subito fuori la top ten Townsend Bell, autore di una gara accorta, e un delusissimo Graham Rahal.   

Franchitti con questo secondo posto riconquista la vetta della classifica generale con un robusto vantaggio di 18 punti su Power ad una sola gara dal termine della stagione. Il 16 ottobre a Las Vegas, nel bel mezzo della sfida per i 5 milioni di dollari per il vincitore della Indy 500 Dan Wheldon, allo scozzese basterà sostanzialmente classificarsi tra i primi tre per aggiudicarsi il quarto titolo IndyCar, terzo di fila. 

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/10/usa-031011-01.jpg IndyCar – Kentucky, Gara: Ed Carpenter, vittoria mozzafiato. Power, tutto da rifare