Takuma Sato rompe la maledizione che lo voleva spesso in buona posizione nelle fasi finali della Indy 500 senza raccogliere nulla e si aggiudica di forza la 101ma edizione del Greatest Spectacle in Racing.

Il piccolo samurai, da quest’anno all’Andretti Autosport, ha saputo rinvenire nel finale dopo un disastroso secondo pit-stop che lo aveva portato nelle retrovie nonostante un ottimo avvio che lo aveva invece visto nella lotta tra i primi, anche brevemente al comando dopo il pauroso crash che ha coinvolto il polesitter, Scott Dixon, vittima della carambola a muro di Jay Howard in curva 2.

La Dallara #9 è volata sulle reti interne innescando un pericoloso tonneau, ma la resistenza delle DW12, unita anche ad una buona quanto necessaria dose di fortuna, ha permesso al vincitore 2008, che aveva guidato le prime fasi di gara col teammate Tony Kanaan, di rientrare con le proprie gambe ai box.

Gara interrotta per una mezz’oretta – fortunatamente nessuna traccia della pioggia temuta nei giorni scorsi a complicare ulteriormente la questione – e la gara passa in mano alle vetture del Team Andretti, con il vincitore dello scorso anno, Alexander Rossi, il rookie più atteso, Fernando Alonso, Ryan Hunter-Reay ed il 40enne giapponese.

Tra le 15 vetture spinte dai motore Chevrolet, sprazzi di gloria solo per l’Ed Carpenter Racing, con il team owner e JR Hildebrand costantemente tra i primi. In casa Penske invece Power, che partiva dalla seconda fila, era scivolato nella parte bassa della classifica, con Helio Castroneves, costretto a scontare un drive-through.

Un detrito della vettura di Marco Andretti provoca la terza caution della giornata, dopo l’incidente che ha visto Conor Daly andare a muro e coinvolgere il debuttante Jack Harvey, e al giro 82 ai box del brasiliano tre volte vincitore ad Indy si cerca una strategia alternativa, restando in pista insieme tra gli altri a Max Chilton e Will Power.

L’armata Andretti presto rinviene dietro questo imprevisto trio di testa, con Castroneves che però tiene a bada Rossi, Alonso ed Hunter-Reay fino a prendere il comando a metà gara, che poche tornate più tardi perde Buddy Lazier, a muro in curva 2, Sage Karam, fermo lungo il circuito con la batteria ko. Sato nel frattempo era risalito fino alla sesta posizione.

Il team di Michael Andretti perde un pezzo importante al lap 137, con Hunter-Reay costretto a cedere col motore ko. Il conseguente pit collettivo lascia al comando nuovamente Chilton seguito da Kimball, Hildebrand ed un imprevedibile James Davison, che ricordiamo ha ereditato la vettura #18 di Sebastien Bourdais, presente all’appuntamento.

Al successivo restart Alonso commette forse l’unico errore di una gara fino a quel momento ottima, perdendo diverse posizioni, cosa che accade poco più tardi a Castroneves, che si fa largo in un six-wide per andare a conquistare la top three, dopo che anche il V6 di Charlie Kimball ha reso l’anima.

Mancano ormai solo 32 giri e la strategia di gara sembrano consolidate, con Chilton, Jones, Castroneves, Davison e Sato ad occupare le prime cinque posizioni in classifica. Poco dietro cerca di rifarsi largo Alonso, ma al lap 180 termina il sogno dell’asturiano, con l’ennesimo propulsore giapponese ko. Qualche  giro dopo esce di scena anche il connazionale Oriol Servia, il quale tocca James Davison, privandosi di un sicuro arrivo nella top ten, coinvolgendo nella melèe anche i fin qui impalpabili James Hinchcliffe e Will Power.

Da qui inizia il Castroneves and Sato show, con il paulista che innesca un duello senza esclusione di colpi prima col giapponese e poi con Chilton, presto vittima anche di Sato. Ma il piccolo samurai è scatenato e  parte alla caccia di Castroneves per infilarlo a cinque giri dalla fine. Vano il contrattacco del brasiliano, che si deve accontentare della piazza d’onore – che vale comunque la leadership in classifica generale – davanti ai due britannici Ed Jones, il migliore tra i cookie, e Max Chilton.

Sto, alla seconda vittoria di sempre nella serie dopo Long Beach 2013, può così quindi baciare il brickyard come da tradizione, rifacendosi  della sfortuna del 2012, allorquando dovette cedere nel finale la vittoria a Dario Franchitti, per passare alla storia come il primo giapponese a vincere la Indy 500.

Completano la top ten Tony Kanaan, quinto, Juan Pablo Montoya, Alexander Rossi, Marco Andretti, Gabby Chaves, P9 al debutto con il neonato Harding Racing, e Carlos Munoz.

Prossimo appuntamento con l’IndyCar già la settimana prossima col doubleheader di Detroit.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 101ma Indy 500


Stop&Go Communcation

Alonso, motore arrosto ma gara gagliarda. Dixon ok dopo la grande paura

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2017/05/05-28-Sato-Drinks-The-Milk-Indy500.jpg IndyCar – Indy 500, Gara: Takuma Sato sfata il mito