Tony Kanaan dopo 11 tentativi si aggiudica finalmente la 500 Miglia di Indianapolis davanti allo squadrone Andretti Autosport, che nonostante cinque macchine in palla e gestite al meglio, si deve accontentare dei posti dal secondo al quarto.

Runner-up il sensazionale rookie Carlos Muñoz, cui forse l’ultima caution ha tolto la soddisfazione più grande. Terzo il campione della serie Ryan Hunter-Reay e al quarto posto un Marco Andretti assolutamente positivo, che durante la gara ha fatto gioco di squadra più con l’ex team-mate che con gli attuali compagni.

E’ stato proprio il gioco di squadra (e di scie) che ha caratterizzato questa edizione della 500 Miglia. Memori del finale dello scorso anno, quando Scott Dixon e Dario Franchitti, che sarebbe poi andato a vincere, si scambiarono ripetutamente la prima posizione per creare un gap significativo che solo Takuma Sato riuscì a contenere, almeno fino al crash finale, quest’oggi le vetture di testa hanno inscenato un balletto che ha portato a ben 68 cambi di leader, record assoluto – doppiato il record precedente dello scorso anno con 34 – con ben 14 piloti coinvolti. Anche qui si tratta di record assoluto.

Così sin dall’inizio il poleman Ed Carpenter, che ben si è comportato ed ha portato a casa la decima posizione finale, ha dovuto lottare da solo contro due piloti alla volta. Stessa sorte anche per Will Power, che ha tentato di segnare un gap di rilievo verso la metà gara. Senza però l’aiuto del Team Penske, che peraltro ha piazzato Helio Castroneves sesto ed il consistente AJ Allmendinger, capace di rimontare adirittura un intero giro, settimo, lo sforzo solitario dell’australiano si è infranto contro i maggiori consumi rispetto agli inseguitori e alla fine, penalizzato da un ultimo disastroso pit-stop, si è dovuto accontentare solamente della 19ma posizione.

La Honda, nonostante i grossi problemi sostenuti in qualifica, alla fine hanno piazzato tre vetture nella top ten, con Justin Wilson, autore di una gara accorta ma senza acuti, quinto, così come Simon Pagenaud, ottavo, e Charlie Kimball, nono. Questi ultimi almeno avevano l’attenuante della pessima posizione di partenza.

Unici a tenere alta la bandiera nipponica l’attuale leader del campionato, Takuma Sato, 13mo all’arrivo dopo aver tenuto lontano dal muro la propria DW12 nel tentativo di tenere il passo dei primi, Alex Tagliani, a lungo nella top ten e per alcuni giri anche al comando, rallentato nel finale da un pelo al muro di troppo, e l’immancabile Dario Franchitti, classificato 23mo dopo aver causato la caution che a 3 giri dall’arrivo ha determinato l’arrivo sotto bandiere gialle, quando era in P6 dopo una gara attenta e senza sbavature.

Ma veniamo alla cronaca.

Pronti via e Carpenter mantiene il comando derivante dalla pole position su Andretti, Viso, Muñoz, Power, Castroneves, Kanaan, che è partito come un razzo dalla quarta fila, Tagliani, Hunter-Reay e Wilson.cLa prima delle cinque sole caution della gara al quarto giro, quando JR Hildebrand perde il controllo e sbatte tra le curve 1 e 2. Al restart dietro Carpenter si fa sempre più largo Kanaan che arriva sino alla testa della gara.

Dopo aver avuto definitivamente la meglio sul polesitter, TK inscena un balletto con Marco Andretti, scambiandosi ripetutamente la posizione di testa, mentre dietro si fa avanti anche Ryan Hunter-Reay, che va presto a capeggiare il pacchetto degli inseguitori del trio, composto da Muñoz, Viso e Castroneves.

La seconda caution al lap 35, con Sebastian Saavedra che tocca Pippa Mann nel cercare un improbabile sorpasso nella parte bassa della curva 1, che si gira e va a muro esterno. Al successivo restart Carpenter torna al comando davanti ad Andretti, Hunter-Reay e Kanaan e lo mantiene per una decina di giri. Dietro, Sato, partito dalla sesta fila, arriva a ridosso della top five, ma al giro 56 si gira e, pur non toccando le barriere, deve essere fatto ripartire dalla safety crew, causando la terza yellow flag della gara. Nel frattempo sono già out Pippa Mann e Buddy Lazier, entrambi per problemi meccanici.

Al restart, successivo al rifornimento di gruppo, Andretti riprende il comando della gara e si alterna con Hunter-Reay e per un attimo ci sono 10 propulsori Chevy nella top ten.

Al giro 74 Kanaan riprende la testa della gara, ma la deve cedere al giro dopo a Will Power, che la manterrà per Ie 15 tornate seguenti, fino al pit-stop dell’australiano, che ne riemerge solo settimo dietro i due compagni di squadra Castroneves e soprattutto AJ Allmendinger, che dalla P4 passa in un colpo solo Viso ed Hunter-reay, andando ad insidiare addirittura Tony Kanaan per la leadership, fino a passarlo alla metà gara.

Alle 250 miglia Allmendinger precede Kanaan, Hunter-Reay, Viso, Andretti, Castroneves, Power, Carpenter, Tagliani e Servia, il quale è presumibilmente all’ultima gara con il team DRR/Panther, causa mancanza di fondi. Da aspettarsi quindi novità a breve termine per il prosieguo della stagione.

Colpo di scena al lap 113, quando AJ Allmendinger è costretto ad un pit imprevisto per problemi ad una gomma e perde il giro dei primi. Davanti, Kanaan ed Andretti riprendono la danza dei primi giri scambiandosi ripetutamente il comando, con le altre tre vetture del Team Andretti di Viso, Hunter-Reay e Muñoz a fare da “terzi incomodi”.

Le strategie accorte del Team Andretti lasciano sempre un pilota della squadra al comando durante i pit-stop: Marco Andretti cede ad Hunter-Reay, il quale cede a Muñoz, il quale a sua volta, dopo la pausa di un giro che favorisce il sempre coriaceo Alex Tagliani, passa la leadership a James Hinchliffe, il meno in sintonia con gli ovali della truppa del figlio di “piedone”. Il canadese pochi giri più tardi liscia il muro e, nel successivo mezzo testacoda, rischia di portarsi via anche il connazionale Tagliani.

Dopo una cinquantina di miglia di predominio del Team Andretti con Marco Andretti, Hunter-Reay e Viso, al giro 137 il gioco delle strategie riporta al comando Allmendinger, che ha uno svantaggio di circa 10 giri di autonomia rispetto ai primi dello schieramento ed ha il suo bel daffare per rimanervi a contatto, nonostante il giro di svantaggio, dopo il proprio rifornimento.

Nel giro di pit successivo, alla tre quarti di gara, ancora valzer della leadership grazie alle strategie sfasate del team Andretti. Questa volta però ne fa le spese Viso, che esce dalla lotta al vertice. A un certo punto il comando della gara passa addirittura ad un impalpabile Scott Dixon, il 14mo leader della corsa.

Alla fine di questo giro di rifornimenti, Hunter-Reay e Marco Andretti continuano a scambiarsi le posizioni di testa, mentre il meteo segnala pioggia in arrivo in coincidenza del termine della gara. A questo punto Allmendinger è di nuvovo della partita e riprende anche brevemente la testa della gara.

Alex Tagliani e Townsend Bell escono definitivamente dalla lotta per il primato a causa di due toccate a muro che permettono però ad entrambi di continuare (a proposito, che controllo queste Dallara modificate nell’aerodinamica per gli ovali) fino al traguardo, ancorchè attardati.

Al giro 173 Kanaan prende di nuovo la testa della gara mentre Allmendinger effettua l’ultimo stop. A 25 giri dalla fine la top ten è la seguente: Kanaan, Andretti, Muñoz, Hunter-Reay, Castroneves, Pagenaud, Carpenter, Servia, Bourdais e Wilson. Sebastien Bourdais, che senza particolari acuti si era fatto largo dalla 15ma posizione di partenza fino alla 9a, si gira inspiegabilmente all’entrata dei box e rovina muso e sospensione. Gara finita per il francese, che se la prende con se stesso per un errore così banale, ma ancora niente caution.

Decisivo l’ultimo giro di pit per Power, che esce sconfitto dalla lotta con Muñoz e Castroneves. Grazie ad una strategia accorta ed ad un ultimo splash, Dario Franchitti, fin qui assente dalla lotta per le prime piazze, si ritrova addirittura in P7.

Mancano 12 giri al traguardo e Hunter-Reay lotta con Kanaan per la P1. Alle spalle Andretti e Muñoz aspettano un passo falso della coppia di vertice. Il lunghisssmo periodo di gren flag termina a 7 giri solamente dalla fine, con Graham Rahal che va a muro.

Bastano solo quattro giri dietro la nuova Corvette Stingray che funge da pace-car e si torna in pista per il gran finale: Kanaan punta Hunter-Reay e lo passa così come Muñoz, che si appresta a sferrare l’attacco finale, ma Franchitti rovina l’impresa del rookie andando a muro alla curva 1 e causando la caution definitiva che porta il Bahiano alla vittoria della sua prima 500 Miglia.

Il finale è tutto abbracci e lacrime, in tipico stile brasiliano, con la moglie Lauren. Anche un piccolo pezzo d’Italia nel circolo dei vincitori, grazie al portafortuna regalato nei giorni scorsi dal nostro Alex Zanardi al combattivo brasiliano, che torna così alla vittoria dopo Iowa 2010.

Il prossimo appuntamento dell’IndyCar Series già la settimana prossima per il doubleheader di Detroit

Piero Lonardo

La classifica finale


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