Il volto di Will Power verrà finalmente immortalato sul Borg-Warner Trophy. L’australiano ha trionfato nella 102ma edizione della Indy 500 gestendo una gara attenta, coadiuvato al meglio da Tim Cindric e dal box Penske, assicurando la 17ma vittoria per il Captain al “Greatest Spectacle in Racing” dopo averla sfiorata nel 2015, allorquando fece da scudiero a Juan Pablo Montoya.

Al via era il polesitter Ed Carpenter a mantenere il commando su una pista resa completamente differente dalle ultime libere del Carb Day a causa della pioggia caduta nella notte. Carpenter era subito braccato dai quattro alfieri del Team Penske, Simon Pagenaud in testa, ma dalle immediate retrovie era Tony Kanaan a farsi largo sino ad insidiare da vicino la DW12-Chevy #20.

E dopo il secondo restart, successivo ad altrettante caution per gli incidenti di James Davison – il quale toglie subito di mezzo anche l’ultimo vincitore, Takuma Sato – e di Ed Jones, Kanaan si appropria per un attimo anche del primato, primato che poi riesce a consolidare dopo la terza caution per lo spettacolare crash che chiude la carriera di Danica Patrick al giro 68.

Purtroppo però la fortuna oggi ha voltato lo sguardo sul veterano venuto dal Brasile, che alla metà gara è costretto ad una sosta extra per una foratura che gli fa perdere il giro dei primi.

Frattanto alcuni piloti hanno deciso di porsi in una strategia alternativa, anticipando la terza sosta; tra questi anche Grahal Rahal, che eredita la testa della gara, Robert Wickens ed il campione in carica della serie, Josef Newgarden.

Attimi di panico in corsia box per le fiamme vive che fanno la loro comparsa sul cofano della vettura di Zach Veach a causa di un bocchettone difettoso. Fortunatamente l’attrito dell’aria riesce a spegnere il rogo sul cofano della macchina del pilotino dell’Ohio.

E’ a questo punto che Power inizia a concretizzare la sua vittoria, prendendo, anche grazie alla crew Penske, decisamente il comando su Carpenter, il quale si fa sotto ma non abbastanza da insidiare realmente l’australiano. La quarta neutralizzazione per l’impatto di Sebastien Bourdais tra le curve 3 e 4, inevitabile nonostante il tentativo di un recupero in extremis, congela la situazione.

A questo punto entra in scena un nuovo protagonista, Alexander Rossi, che nei due restart successivi – il secondo per il crash di un altro veterano, Helio Castroneves – si porta addirittura alle spalle dei due major contender.

Mancano ormai solo 40 giri alla bandiera a scacchi e Scott Dixon tenta l’impossibile, effettuando il suo quinto ed ultimo pit, riducendo l’andatura per risparmiare il più possibile etanolo.

Un grosso aiuto al neozelandese lo danno Sage Karam e proprio Tony Kanaan, i quali, come altri prima di loro, fanno fatica a dominare il retrotreno della nuova configurazione aerodinamica da superspeedway della Dallara e terminano la loro gara anzitempo. Peccato ancora per Kanaan, che nel frattempo era riuscito a recuperare il giro di svantaggio, ma fa pensare soprattutto la gomma che vola dalla vettura di Karam (sì, ancora una volta lui purtroppo come due anni fa a Pocono), ma che fortunatamente questa volta termina la propria corsa senza procurare danni a persone.

Ma la gara è tutto fuorchè decisa… siccome Power aveva effettuato la sua ultima sosta al lap 171, imitato da Carpenter due giri dopo e da Rossi dopo tre, a 20 giri dalla fine davanti a tutti c’è infatti un alquanto insolito terzetto formato da Oriol Servia, Stefan Wilson e Jack Harvey, con Dixon sornione alle spalle e Zachary Claman de Melo – il californiano, che nemmeno doveva partecipare a questa 500 Miglia, ha avuto persino l’onore di condurre un paio di volte la gara – pure sulla stessa strategia dei primi.

La speranza è che il carburante basti a coronare un’impresa che avrebbe dell’incredibile. L’ultimo restart, avvenuto al lap 194, vede Stefan Wilson prendere la testa della gara su Servia, con Harvey a fargli da scudiero (a proposito, con questo aerokit eliminati i recenti giochi di scia a due). Il sogno del fratello minore dello sfortunato Justin, che ricordiamo lo scorso anno dovette cedere il volante a Fernando Alonso, termina però a 7,5 miglia circa dalla bandiera a scacchi.

Entrambi i battistrada devono infatti effettuare l’ultimo inevitabile splash, cosa che Servia aveva già fatto poche miglia prima. Largo quindi a Power, che corona quindi il sogno al suo undicesimo tentativo, conquistando nel contempo la sua 28ma vittoria nella serie e, grazie ai punti doppi, anche la leadership in classifica generale, ancorché di 2 soli punti, su Rossi; terzo si affaccia Dixon a 219.

Sul podio virtuale salgono Carpenter, anch’egli al suo miglior risultato di sempre alla 500 Miglia nonostante le ben tre pole position, e Dixon. A seguire nella top ten Rossi, Hunter-Reay, Pagenaud, Munoz, Newgarden, Wickens e Rahal.

Prossimo appuntamento con l’IndyCar Series già la settimana prossima per il doubleheader di Detroit.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 102ma Indy 500


Stop&Go Communcation

Finale deciso dalle strategie dopo ben sette caution

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/05/Powerwin.jpg IndyCar – Indy 500, Gara: Finalmente è l’ora di Will Power