L’IndyCar Series è corsa immediatamante ai ripari dopo l’annuncio della chiusura del programma Mazda Road to Indy al termine della stagione, rendendo pubblico un piano quinquennale per lo sviluppo futuro dell’Indy Lights.

Il piano, redatto insieme alla Andersen Promotions, società che da alcuni anni cura il marketing e la promozione della fililera, si basa su quattro principi cardine:

  • Riduzione del budget
  • Incremento dei premi in denaro
  • Revisione della modalità di assegnazione delle licenze di guida per l’IndyCar
  • Espansione del programma di test dell’IndyCar Series

L’eccessivo budget previsto per partecipare alla indy Lights è stato l’aspetto che più ha penalizzato la serie cadetta in queste ultime stagioni, riducendo il parco partenti ai minimi storici nonostante un’accoppiata telaio-motore che non teme rivali tra le categorie propedeutiche. L’obiettivo primario di Dan Andersen e dei vertici IndyCar, Jay Frye in testa, consiste nel portare il budget stagionale per singola vettura sotto il milione di dollari.

Il ciclo di vita delle Dallara IL-15 è stato portato quindi ufficialmente fino al 2022 compreso ma, non bastasse la riduzione dei costi di ammortamento dello chassis, è stato portato a 4.500 miglia (quindi ben più di una stagione) il ciclo di vita dei motori AER ed è stato inoltre ridotto di 100 dollari a treno il prezzo di un set di pneumatici Cooper.

Con questi interventi, si ipotizza che il costo per stagione si potrà attestare sugli 850-900 mila dollari per macchina, in attesa del nuovo telaio IndyCar che a tendere dovrebbe essere utilizzato anche dalla Indy Lights, previo cambio motore – similmente a quanto già in essere fra USF2000 e ProMazda, che condividono il medesimo chassis Tatuus – a partire dal 2023.

Garantiti sin d’ora, come auspicato da più parti, i premi per la stagione 2019, indipendentemente dal nuovo title sponsor della serie cadetta. Il premio per il vincitore verrà anzi aumentato a un milione e 100mila dollari, così da permettere un programma leggermente più ampio nella massima serie, comprendente la Indy 500 e altre due gare.

Ulteriori incrementi sia per i primi tre classificati di ogni gara che per il vincitore della Freedom 100, che guadagnerà 50mila dollari. E’ inoltre allo studio un meccanismo simile all’IndyCar’s Leader circle (e alla F1) per assegnare un congruo montepremi alle vetture che disputano tutta la stagione, invogliando magari così altri team IndyCar a schierarsi anche nella serie cadetta.

Maggiormente restrittivi inoltre i requisiti per ottenere la licenza di partecipazione all’IndyCar Series. Anche qui, in un’ottica di maggiore sinergia con la serie cadetta, licenza automatica ai primi tre classificati dell’Indy Lights, privilegio esteso alla top five se sono state completate due stagioni.

Fuori da questa logica, a parte la partecipazione al mondiale di F1 o alla Monster Energy Cup NASCAR (equivalenza questa sicuramente curiosa), che comporterà l’assegnazione d’ufficio della licenza, questa verrà rilasciata a fronte della partecipazione a WEC, Formula 2, NASCAR Xfinity Series, GP3/F3, Formula E, Pro Mazda, USF2000 e Formula 4, in funzione dei punti accumulati su base biennale.

Attenzione perché con questi criteri non solo non avremmo visto in pista nel 2018 René Binder e Santino Ferrucci, tanto per fare gli esempi più eclatanti, ma anche Robert Wickens, Jordan King, Matheus Leist e Zachary Claman de Melo, tutti a corto di requisiti (anche se per Wickens, a lungo protagonista del DTM, forse sarebbe stato chiuso più di un occhio).

Riguardo i test, i team IndyCar potranno usufruire di una ovvero due giornate di test extra qualora siano coinvolti piloti dell’Indy Lights in modo parallelo o esclusivo rispettivamente ai piloti IndyCar, purchè – differentemente a quanto introdotto nella stagione in corso – i piloti della serie cadetta completino il programma di test previsto.

Infine, i nuovi team che volessero affacciarsi all’Indy Lights nel 2019, beneficeranno di una due giorni di test da svolgersi a Mid-Ohio, con cerchi Motegi e sei set di pneumatici Cooper forniti gratuitamente.

Indubbiamente si tratta di un piano molto articolato e che sposta nell’immediato i bisogni dell’Indy Lights a date future. Adesso la palla passa ai team, che dovranno capire se e come conciliare queste proposte con le dure leggi del mercato.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

Tra le proposte la superlicenza per la serie maggiore e l’adozione di un telaio unico

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/08/07-28-OWard-Wins-R1-IL-MID.jpg Indy Lights – Varato il piano di ristrutturazione della categoria