La notizia era nell’aria ma poche ore fa è arrivata la conferma ufficiale: Mazda chiude il programma Road to Indy al termine del 2018.

Il costruttore giapponese ha deciso di disimpegnarsi dalla filiera legata all’IndyCar Series dopo 9 anni di proficua collaborazione reciproca. Per intenderci parliamo di tutto il programma di contorno delle monoposto più veloci del pianeta, che comprende la USF2000 (nella foto, una partenza a Mid-Ohio), la Pro Mazda Championship e l’Indy Lights Series.

Garantiti comunque gli oltre 2 milioni di dollari previsti per i vincitori delle tre categorie propedeutiche, compresi i 200mila dollari riservati al migliore del Mazda Road to Indy Global shootout del prossimo dicembre.

Nel comunicato ufficiale, John Doonan, grande capo di Mazda Motorsports, oltre ai ringraziamenti di rito, afferma che “è giunto il momento di focalizzare le nostre risorse in altre aree della nostra impronta sportiva”, esplicitando che il costruttore manterrà invece le altre iniziative sportive in essere, la Global MX-5 Cup (sempre approfittando dei servigi in termini di promozione della Andersen Promotions), la Mazda Road to 24 (altra scolarship destinata alla “base”, ma a ruote coperte) e soprattutto il Mazda Team Joest.

Probabilmente è stata proprio quest’ultima voce ad influire sulla decisione dei vertici sportive Mazda, dopo anni di semi-anonimato nel WeatherTech SportsCar Championship ed il coinvolgimento – che guarda caso data proprio un anno esatto – del Team Joest vedovo Audi per risollevare le sorti dei prototipi “soul red”, ancora in attesa comunque di un’affermazione nella serie nonostante una completa riprogettazione delle due DPi derivate dal telaio Multimatic-Riley.

Inutile dire che per l’IndyCar questa è un’ulteriore gatta da pelare. La massima serie di monoposto a stelle e strisce, ancora senza un main sponsor per il 2019 dopo l’abbandono di Verizon, si trova ora a dover cercare un partner forte anche per le serie di contorno, che stanno vivendo momenti di luci ed ombre.

Se infatti il parco partenti dei due gradini inferiori presentano sempre plateau ben decenti nel numero, a dispetto degli investimenti per i nuovi telai Tatuus, tanto non si può dire invece dell’Indy Lights, che dall’introduzione della Dallara IL-15 sta vivendo una regressione – dettata perlopiù dal lievitare dei costi – che ha portato all’abbandono prima di SPM e di Carlin poi, questi ultimi in favore di un più lucroso impegno nella massima serie, tale da portare ad un parco partenti recente di sette sole vetture.

Un vero peccato, tenuto conto non solo del sicuro valore dei top three impegnati nella lotta al titolo, ma anche delle prestazioni della vettura, e a poco serve ricordare che nell’ultima Indy 500 ben 27 dei 35 driver iscritti, tra cui il campione IndyCar in carica Josef Newgarden, si sono fatti le ossa nelle Lights.

Questo comunque il laconico comunicato rilasciato dalla serie: “Il programma Road to Indy ha ospitato grandi corse nel corso degli anni premettendo lo sviluppo nel contempo di team e piloti per la Verizon IndyCar Series, e continuerà con piani che verranno annunciati a breve. Mazda è stato un partner trasformativo e l’INDYCAR ha ben apprezzato le sue diverse contribuzioni.”

Vedremo se i vertici IndyCar, già fin troppo impegnati nella promozione del prodotto principale (va ricordato il recente fruttuoso accordo televisivo) riusciranno nel medio termine a mantenere e magari ad elevare anche il livello della filiera.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

La serie alla ricerca di un main sponsor anche per la filiera a partire dal 2019

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/08/start2000.jpg Indy Lights – Chiude il programma Mazda Road to Indy