Come molti sanno, Joey Logano è diventato a Loudon il più giovane vincitore della storia della NASCAR con solo 19 anni, quattro mesi e un giorno, battendo il primato stabilito a Fontana nel 2005 da Kyle Busch, che allora aveva vent'anni, quattro mesi e due giorni. Sono passati dieci anni da quando sulla stessa vettura #20 con gli stessi colori (anche se allora era una Pontiac) esordiva Tony Stewart. Fu una grande sorpresa per tutti: tre vittorie e quarto posto finale in campionato. Sarebbe diventato campione nel 2002 e 2005. A confronto, l'esordio di Jeff Gordon era tutt'altro che speciale.

Fu l'inizio di una serie di debutti davvero sorprendenti e che negli ultimi dieci anni non accenna a fermarsi. Nel 2000 comparivano Dale Earnhardt Jr. e Matt Kenseth (campione 2003) e si inserivano subito tra i protagonisti. Il 2001 era la prima stagione di Kurt Busch che non sorprendeva nessuno ma dalla stagione successiva mieteva vittorie e conquistava la corona nel 2004. Sempre nel 2001 Kevin Harvick entrava nella Winston Cup come sostituto di Dale Earnhardt vincendo due gare e piazzandosi nono in campionato nonostante una gara in meno. Nel 2002 esordivano Jimmie Johnson e Ryan Newman con tanto di vittorie e lotta per il titolo finale. Il primo sarebbe diventato campione nelle stagioni 2006, 2007 e 2008. Ottimo fu l'esordio di Kyle Busch nel 2005 con due vittorie, così come quello di Denny Hamlin nel 2006, addirittura terzo in campionato.

Dopo quella stagione, credevamo che il fenomeno dei giovani piloti (le "young guns", pistole giovani come dicono gli americani) si fosse esaurito. Ci si chiedeva come in passato un pilota del calibro di Dale Earnhardt fosse arrivato stabilmente nella categoria dopo cinque anni di tentativi mentre ai piloti odierni bastavano poche gare per essere pronti per una stagione intera. Ci si chiedeva come lo stesso Gordon fosse stato un caso isolato a suo tempo e avesse comunque avuto bisogno di due stagioni per lottare per il titolo. Le spiegazioni sono state in qualche modo trovate. Una volta, la serie Nationwide era una specie di Formula 2 rispetto alla Sprint Cup, mentre negli anni '90 era diventata una sorta di serie B. In poche parole si guidavano quasi le stesse macchine sulle stesse piste ma con gare più corte e piloti meno esperti. Una volta, le macchine della serie Nationwide erano molto meno potenti e correvano quasi esclusivamente su piste corte. Inoltre alcune delle piste più difficili della Sprint Cup erano state tolte e alcune gare accorciate, mentre circuiti molto semplici e banali sono stati aggiunti.

Per quanto fossimo davanti ad un'intera generazione di piloti fenomenali, la loro carriera era stata in qualche modo avvantaggiata dai cambiamenti subiti sia dalla categoria maggiore che dalla categoria propedeutica. Questo dato sembra essere stato accertato dalle vetture di nuova generazione introdotte nel 2007, completamente diverse da quelle della Nationwide, con problematiche che hanno messo in difficoltà anche i piloti più esperti della NASCAR. Forse queste macchine sono state un muro difficile da scavalcare per gli esordienti degli ultimi due anni. Infatti le prestazioni di Logano sono state sottotono per chi si aspettava da subito un debutto arrembante come quello dei casi sopra descritti. Inoltre la sua vittoria è stata frutto di una situazione fortunata, così come quella di Brad Keselowski a Talladega. Ma se questi piloti riescono a vincere nonostante si trovino di fronte a macchine con una guida completamente diversa rispetto a quelle con cui hanno appena gareggiato e gareggiano ancora, cosa faranno appena acquistata un briciola di esperienza? Forse ci aspettano altri piloti davvero fenomenali? Siamo certi che questa generazione di ragazzi veloci sarà protagonista ancora a lungo, così come fu per quei piloti esordienti negli anni '70, alcuni dei quali vediamo ancora in pista e che portano i cognomi di Shepherd, Waltrip, Rudd, Earnhardt, Elliott, Petty, Labonte, Marlin, Wallace, Martin…

Aldo Canzian


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