A volte basta una gara per cambiarti la vita, o quanto meno per rimettere in moto un meccanismo che nelle precedenti sortite, vedi Germania e Ungheria, rischiava seriamente di incepparsi. Reduce da un quarto posto artigliato con i denti a Hockenheim e da uno scottante ritiro maturato a Budapest, forse nemmeno un campione del calibro di Lewis Hamilton si aspettava di ritrovare una McLaren così competitiva alla ripresa delle ostilità in quel di Spa Francorchamps.
Invece, complice l’ottimo lavoro di set-up svolto dai tecnici della scuderia di Woking fin dalle prime prove libere, il 25enne pilota britannico, da sempre maestro di guida in condizioni meteo limite nonostante un pericoloso svarione nella ghiaia di Rivage prima di rientrare ai box a montare gomme intermedie, ha colto il terzo trionfo stagionale dopo Turchia e Canada su una delle piste che potenzialmente gli si addicono di più, aggiungendo la quattordicesima perla in bacheca nel circuito-mito dell’automobilismo mondiale, dove chi solleva la coppa del vincitore non lo fa mai per caso.
La cavalcata di Hamilton verso la vittoria, che consente all’inglese di riproporsi nelle vesti di leader del Mondiale a quota 182 lunghezze contro le 179 del diretto inseguitore Mark Webber, ha incontrato la timida opposizione del polacco Robert Kubica, ottimamente coadiuvato da una Renault che comunque non può ancora competere per il successo, e dello stesso australiano di casa Red Bull, partito a rilento dalla pole position tanto da lasciare via libera all’arrembante Lewis e a diversi altri rivali. Il 34enne driver di Queanbeyan, armatosi della dovuta pazienza, è però riuscito a risalire bene dalla settima piazza in cui era precipitato, dimostrando che in un contesto come quello di Spa, tutto saliscendi e acquazzoni costantemente dietro l’angolo, nessuna impresa è di fatto impossibile.
Convincente la quarta posizione di Felipe Massa, abile nel ridurre il divario in campionato nei confronti del compagno di squadra Fernando Alonso, finito sull’erba sintetica nel diluvio del giro 38 col risultato di concludere la propria corsa contro il muretto posto nei pressi di Les Combes. Se il brasiliano della Ferrari ha regalato un po’ di gioia alla crew di Maranello, maiuscola è stata la prestazione fornita da Adrian Sutil, il cui quinto posto assume agli occhi della Force India un significato non così dissimile da quanto sorprendentemente ottenuto dall’italiano Giancarlo Fisichella nel Gran Premio del Belgio edizione 2009.
Gara tutto sommato lineare per il duo Mercedes composto da Nico Rosberg e Michael Schumacher, in bagarre fino alla chiusura della tenzone. A punti anche Kamui Kobayashi, Vitaly Petrov e Vitantonio Liuzzi, giustamente prudenti nell’approccio col tracciato ubicato nelle verdeggianti Ardenne. Deludente la performance di Sebastian Vettel, coinvolto in numerose collisioni, che non ha dato l’impressione di saper leggere nel modo migliore l’evolversi della competizione. Errore da matita rossa per il veterano Rubens Barrichello, al quale molto probabilmente il malcapitato Alonso non avrà rinnovato gli auguri per i 300 Gran Premi fin qui disputati in F.1.
Chi sale
Lewis Hamilton (voto 9): Allo spegnersi del semaforo rosso la monoposto del poleman Mark Webber sparisce subito dalla sua vista, dopodiché l’astuto pilota inglese può impostare a suo piacimento la tattica di gara che lo porterà sul gradino più alto del podio. Nei primi passaggi non si lascia tentare dalla possibilità di montare le coperture intermedie, come fanno invece alla Ferrari con Fernando Alonso, mentre al giro 35 quasi rischia di insabbiarsi a Rivage pur di ritardare l’indispensabile cambio gomme. Il suo ritmo sul bagnato è comunque in grado di suscitare l’invidia di parecchi colleghi, a lui però almeno per il momento basta la soddisfazione di essere tornato leader di un campionato ancora apertissimo, forte di un margine seppur esiguo (3 punti) su Webber.
Mark Webber (voto 8): Per la partenza a rilento meriterebbe un voto decisamente inferiore, ma è improbabile che l’australiano, più di 150 Gran Premi disputati in F.1 dal 2002 a oggi, si sia fatto sopraffare dall’emozione. In fondo partiva al palo per la sesta volta in carriera, e la successiva rabbiosa rimonta dimostra quanto l’alfiere della Red Bull abbia ormai imparato a sovvertire situazioni potenzialmente sfavorevoli. Conclude secondo grazie anche al generoso ‘regalo’ di Robert Kubica, arrivato lungo in pit-lane nell’ultimo valzer di cambi gomme a meno di dieci tornate dalla fine, non commette errori in condizioni di aderenza precaria e invia segnali poco rassicuranti al team-mate Sebastian Vettel in vista della prossima tappa di Monza.
Robert Kubica (voto 7,5): Al momento dello start forse si illude di poter conquistare una rigenerante piazza d’onore, ciononostante dopo pochi chilometri la McLaren di Jenson Button ha la meglio sulla sua Renault complice una piccola esitazione del polacco al Raidillon. Nel finale il ‘fantasma’ di Mark Webber, scavalcato con apparente facilità al pronti-via, crea qualche grattacapo di troppo a Robert, che sembra tuttavia in grado di contenere gli assalti del rivale australiano. Al giro 36 il driver nativo di Cracovia quasi travolge un meccanico in pit-lane, e a quel punto si concretizza il sorpasso di Webber ai suoi danni. Il terzo posto di Kubica e il nono di Vitaly Petrov fanno però della scuderia anglo-francese la quinta forza indiscussa del Mondiale 2010. E Robert, intanto, è sesto in classifica generale a soli 5 punti di distacco dal ferrarista Felipe Massa…
Adrian Sutil (voto 8): Facevano bene, in Force India, ad escludere un replay dello straordinario week-end vissuto da Giancarlo Fisichella sulle colline di Spa Francorchamps nell’edizione del 2009, eppure l’impressione è che la quinta piazza conquistata ieri dal tedesco conservi lo stesso sapore del podio ottenuto dall’attuale terzo pilota della Ferrari in condizioni tecniche e atmosferiche ovviamente diverse. Sutil, del resto, non si è certo risparmiato nei duelli corpo a corpo che l’hanno opposto alle Mercedes di Nico Rosberg e Michael Schumacher, e la top 5 ripaga il pilota e la squadra dello sforzo sostenuto, anche se dall’altra parte del box Vitantonio Liuzzi continua a lamentarsi del sistema F-Duct. Il valore aggiunto non andrà per caso ricercato nel piede pesante del buon Adrian, sempre più pedina fondamentale nell’organigramma Force India?
Chi scende
Sebastien Buemi (voto 4,5): Opportunità del genere non capitano a tutti i Gran Premi, soprattutto se si guida una Toro Rosso, e il pilota svizzero nativo di Aigle dovrebbe saperlo. A Spa, dove già all’esordio nel 2009 giunse dodicesimo, Sebastien fatica ad emergere e le traballanti condizioni meteo di certo non l’aiutano nel delicato processo di acclimatazione al circuito immerso nei boschi delle Ardenne. Allo sventolare della bandiera a scacchi il suo più giovane compagno di squadra Jaime Alguersuari agguanta il decimo posto (poi assegnato a Vitantonio Liuzzi per un taglio di chicane), lui invece conclude la gara in modo anonimo a quasi 40 secondi dal vincitore.
Sebastian Vettel (voto 4): Di tutto e di più, nell’arco dei 44 giri di gara gliene succedono di ogni colore. I guai cominciano al diciassettesimo passaggio, quando ‘Wonder Boy’ finisce rovinosamente addosso alla McLaren dell’incolpevole Jenson Button, in una lotta per la seconda posizione che avrebbe potuto riservare risvolti più interessanti. Sanzionato con l’inevitabile drive through, l’alfiere della Red Bull si ritrova a dover imbastire una inutile rimonta. Di lì a poco ci pensa infatti la Force India di Vitantonio Liuzzi a tarpargli nuovamente le ali, complice una gomma dechappata che costringe Sebastian all’ennesima sosta ai box per effettuare le riparazioni del caso. Nell’ultima girandola di pit-stop, mentre sul circuito di Spa sembra scatenarsi il diluvio, ecco infine un contatto sfiorato con la Ferrari di Fernando Alonso. Se nell’episodio che l’ha visto tamponare Button il tedesco ha le sue colpe, come egli stesso ha spiegato in mondovisione, con Liuzzi e Alonso il discorso pare un po’ diverso, anche se ancora una volta gli eventi di un Gran Premio hanno privato Vettel di un possibile piazzamento sul podio. A Monza, intanto, SuperSeb sa che non gli basterà nemmeno vincere con Lewis Hamilton e Mark Webber fuori dai punti per portarsi in testa alla classifica iridata.
Fernando Alonso (voto 4,5): Dopo Hockenheim e Budapest, lo spagnolo fortemente voluto dal presidente Luca Cordero di Montezemolo via Santander per rimpiazzare il poco amato Kimi Raikkonen subisce una cocente battuta d’arresto. Al primo giro viene centrato da Rubens Barrichello e la sua gara parte già in salita. Approfitta della sosta per montare gomme intermedie, di fatto però sulla pista di Spa ha smesso di piovere e nessuno dei rivali ha tentato una tattica simile. Costretto a recuperare dalle retrovie, ‘Matador’ occupa l’ottava posizione quando al giro numero 38 pizzica un cordolo umido a Les Combes col risultato di finire lì la propria corsa. Un errore forse evitabile, che però ci può stare in un contesto difficile come quello di Spa, dove l’azzardo regala talvolta soddisfazioni inaspettate. Stavolta è andata male, ma chissà se in ottica mondiale quei tre punti avrebbero potuto fare la differenza nel finale di stagione…
Rubens Barrichello (voto 3): Non si sa perché, ma quasi tutte le celebrazioni annunciate in pompa magna si concludono con un tonfo che induce solitamente il festeggiato a sgattaiolare in fretta e furia verso l’uscita sul retro. E’ stato così anche per il 38enne brasiliano, presentatosi in Belgio per tagliare il traguardo dei 300 Gran Premi disputati in F.1, sebbene le statistiche parlino di 296 partenze. Chi non si ricorda di David Coulthard, kappaò alla seconda curva in quel di Interlagos 2008, all’ultima gara della carriera che aveva convinto lo staff Red Bull ad approntargli una monoposto addobbata a festa? A Spa evidentemente Rubens soffre di questa diffusa ‘sindrome’, visto che nel corso del primo passaggio tampona violentemente la Ferrari di Fernando Alonso alla chicane Bus Stop dovendo dire addio alle proprie chances di ben figurare. Meglio pensare al Gran Premio numero 301, dunque, possibilmente prestando più attenzione ai punti di frenata, anche se in Belgio è stato l’asfalto scivoloso a troncarne le ambizioni.
Ermanno Frassoni