All’età di sedici anni Raffaele Marciello un record lo ha già ottenuto. Trionfando nella seconda corsa del weekend di Misano, è diventato il più giovane vincitore di una gara del campionato Italiano di Formula 3. Lui però, guarda oltre. “Ho vinto la seconda gara del weekend”, ha spiegato Raffaele, “ovvero quella che prende il via con lo schieramento stilato invertendo le prime otto posizioni delle qualifiche. Un successo fa sempre piacere, ma io voglio vincere Gara 1, quella che ritengo essere la corsa vera del weekend, e quindi la più gratificante per un pilota. Spero di riuscirci al più presto”.

Nella lunga pausa che separa la precedente prova di Misano con la prossima programmata ad Imola a metà luglio, abbiamo incontrato Raffaele. Il primo approccio è sempre molto riservato. Ma poi si lascia andare, e domanda dopo domanda emerge un sedicenne grintoso, determinato ed incredibilmente maturo per la sua età.

Il salto in Formula 3 è sempre un passaggio fondamentale nella carriera di un pilota. Nel tuo caso però, l’adattamento sembra essere stato molto rapido.
“I test pre-campionato sono stati di grande aiuto, perché mi hanno permesso di prendere confidenza con una monoposto, un team ed un campionato per me del tutto nuovi. Alla vigilia di campionato pensavo di iniziare puntando alle prime cinque posizioni, ma invece alla seconda prova in calendario sono già salito sul gradino più alto del podio. Sta andando meglio di quanto pensassi”.

Sei andato ad un soffio dall’ottenere una clamorosa vittoria nella tua gara d’esordio.
“Eh, si. Nella prima prova disputata a Franciacorta in Gara 1 sono partito al comando sotto la pioggia, arrivando ad avere un margine sugli inseguitori di 9 secondi. Poi è entrata in pista la safety car, che ha azzerato il mio vantaggio, ed in seguito la pista si è progressivamente asciugata. In quel frangente ho pagato la mia inesperienza, perché avrei dovuto cambiare lo stile di guida per cercare di salvaguardare gli pneumatici. Invece ho proseguito con le stesse traiettorie. Così le gomme si sono distrutte in breve tempo e sono finito in testacoda”.

Che ruolo sta avendo nella tua crescita il programma FDA?
“Molto importante, e sotto tanti aspetti. Per esempio: il salto di categoria dalla Formula Abarth alla Formula 3 è un grande passo. Se non avessi avuto il supporto degli ingegneri della FDA, che mi hanno seguito e guidato in questo passaggio, avrei iniziato a guidare la monoposto di Formula 3 con lo stesso stile che ho utilizzato lo scorso anno con la Abarth. E avrei perso tempo, perché l’approccio deve essere molto differente”.

Puoi confermare che il passaggio in Formula 3 è uno degli “step” fondamentali per un pilota?
“Rispetto alla Formula Abarth che ho pilotato lo scorso anno il salto tecnico è notevole. Quella di Formula 3 è una monoposto completa, magari ci starebbe bene qualche cavallo in più, ma è comunque una macchina che racchiude in sé tutti i comportamenti e le problematiche tecniche che poi ritroverò nelle prossime categorie che andrò a disputare. È un esperienza che ritengo fondamentale per un pilota che ambisce al professionismo”.

È vero che il ruolo del team diventa sempre più importante?
“Si, decisamente. Per quanto un pilota possa essere molto bravo nella messa a punto, la base di lavoro la fa la squadra, ed in questa categoria è determinante visto che il numero di parametri in ballo è notevole. Io mi trovo molto bene con il team Prema, ed anche questo ha un ruolo importante sui risultati”.

Ritieni che la tua esperienza in Formula 3 durerà più di una stagione?
“Tutto dipenderà dai risultati che otterrò quest’anno. Se riuscirò a vincere il campionato ovviamente non lo disputerò una seconda volta. A quel punto si valuterà la strada migliore, che potrebbe essere la Formula 3 Internazionale o il passaggio ad una categoria superiore. Ma ripeto: tutto dipenderà dai risultati che otterrò in questa stagione”.

Hai già provato il simulatore FDA?
“Si, lo usiamo spesso. I vantaggi che si hanno sono concreti, ma nel mio caso si limitano alla possibilità di familiarizzare con le piste su cui non ho mai corso. In futuro credo sarà sempre più importante”.

Oggi i piloti iniziano sin da giovanissimi a curare in modo particolare la preparazione fisica. In Formula 3 inizia ad essere una variabile significativa?
“Rispetto allo scorso anno mi accorgo che la tenuta fisica è molto più importante. Se guardiamo i tempi sul giro la Formula 3 è più veloce della Formula Abarth di soli tre secondi, ma è un margine che sul fisico si sente molto. Lo scorso inverno mi sono preparato molto, ma ho ancora del lavoro da fare per ottimizzare il tutto”.

Come vivi la realtà FDA?
“Sono completamente calato nell’Academy, la vivo al 100%. Mi sono trasferito a Maranello, e la mia giornata è improntata sulle attività della FDA. Normalmente mi alleno al mattino, mentre il pomeriggio è dedicato ad attività che variano dal mental-trainer, al simulatore o ai seminari tecnici. Poi c’è il lavoro legato alla preparazione di un weekend di gara, e quello post-gara, dove studiamo la telemetria con gli ingegneri per valutare i responsi del weekend. Mi sono imposto di essere sempre presente e disponibile, perché voglio utilizzare al meglio tutto ciò che mi offre la struttura FDA”.


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