Il team Carlin rappresenta una autentica istituzione sulla scena del motorsport in Europa, capace di conquistare centinaia di successi e di lanciare futuri piloti di F1 quali Narain Karthikeyan, Jenson Button, Daniel Ricciardo, Sebastien Buemi, Sebastian Vettel e Jaime Alguersuari.

Creata nel 1999, la compagine britannica ha via via ampliato i propri orizzonti agonistici, arrivando per quest’anno al suo punto più alto: l’ingresso in GP2, in parallelo alle confermatissime partecipazioni alla British F3, alla F.Renault 3.5 (da campioni in carica) e alla GP3 Series. Una sfida certamente non da poco, ma che il team inglese ha già dimostrato di poter sostenere con ottimi risultati su tutti i fronti.

Stop&Go ha intervistato Trevor Carlin, fondatore e deus-ex-machina della scuderia che porta il suo nome.

Per la vostra squadra il 2011 segna un capitolo storico, con il debutto in GP2 Series, al fianco degli altri impegni agonistici. Come vi preparate ad affrontare questa stagione?
“È ovvio che ogni anno sia importante per il team, vogliamo sempre compiere un bel lavoro e vincere le gare per i nostri partner, per i piloti e gli sponsor. Come detto questa è una stagione particolare e molto eccitante, perché abbiamo fatto il nostro ingresso in GP2, il gradino più alto delle categorie propedeutiche alla Formula 1. Sono già molto soddisfatto di come sono andate le cose fino a questo momento, si sta rivelando una esperienza positiva”.

In passato avete fatto capire di potervi imporre in qualsiasi disciplina abbiate affrontato, o quasi. Per la British F3 o la F.Renault 3.5 è logico immaginare che il vostro obiettivo sia quello di confermare il titolo, ma per il resto?
“Devo ammettere che si parte sempre sperando di essere i numeri uno, ma non bisogna mai evitare di rimanere realisti. La British F3 è l’ambito in cui siamo coinvolti da maggior tempo, la F.Renault 3.5 ci vedrà ancora al via con piloti fortissimi… mentre per la GP2 è inevitabile avere ambizioni diverse: vogliamo fare bella figura e dimostrare di essere competitivi. Se riuscissimo a conquistare qualche gara, anche se fosse soltanto una Sprint Race, o a concludere con un nostro pilota nella top 6 della classifica generale, si tratterebbe di un buon inizio”.

Quali risultati e quali sensazioni vi ha portato fino a qui l’avvio di stagione in GP2?
“Ad essere onesti l’avventura è cominciata molto bene. Non ci aspettavamo di essere subito a questo livello, per esempio qualificandoci settimi ad Abu Dhabi e forse con il potenziale per fare addirittura qualcosa di più… Questo in un certo senso rappresenta un piccolo problema per noi, perché le nostre aspettative sono cresciute. Ho già spiegato i nostri obiettivi, e abbiamo due bravi corridori con noi: tutto sommato, perché non dovremmo sperare?”.

Negli anni scorsi si era già mormorato di un ingresso in GP2 della Carlin, per esempio attraverso una collaborazione con la DPR. Come mai soltanto adesso avete scelto di intraprendere questa sfida?
“Noi all’epoca volevamo davvero concretizzare l’accordo con la DPR. Tuttavia, alla fine chi ci doveva assistere sul piano finanziario non dispose del budget necessario; ci abbiamo riprovato nel 2008, avanzando la nostra richiesta di iscrizione, ma gli organizzatori non avevano intenzione di accettare nuove squadre. Adesso ci siamo riusciti e abbiamo trovato in Mister Chilton (il padre di Tom, ndr) un appoggio economico e di management. La nostra è diventata una struttura molto solida: era il momento giusto per entrare, in precedenza sarebbe stato invece azzardato”.

Per un team così coinvolto e attivo nel panorama delle monoposto in Europa, quale è il suo giudizio sulla situazione del settore?
“La GP2 è decisamente in cima alla lista delle serie addestrative. Ha i team più importanti, i piloti più forti, le vetture migliori. Negli altri casi lo scenario è diverso: la F.Renault 3.5 è fantastica, è inserita all’interno di eventi strepitosi, con ottime macchine e molti concorrenti di qualità. Devo però ammettere che la mia vera passione è la Formula 3, perché lì le scuderie possono davvero fare la differenza. Si può lavorare sullo sviluppo delle auto, collaudare nuove soluzioni. Tutto questo la rende sul serio una F1 in miniatura. Gli ingegneri possono ancora tentare strade alternative, ed è ciò che me la fa apprezzare in questa misura”.

La “palestra” della Formula 3 può rivelarsi utile anche in campionati monomarca, seppur di prestazioni più elevate?
“Per un team emergere in una categoria standard è molto più complicato, a incidere sono soprattutto le doti del pilota. In F3 è diverso: una squadra forte potrebbe vincere con chiunque, anche con te!”.

Jacopo Rubino


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