Dopo quattro edizioni, l’ultima delle quali davvero tribolata, questa volta la GP2 Asia Series sembra davvero destinata alla cancellazione.

Nato per contrastare l’ormai defunta A1GP nel periodo invernale, e per promuovere l’ascesa dei talenti locali motorsport, lo “spin-off” della categoria cadetta non è mai riuscito a raggiungere gli obiettivi fissati alla sua creazione, offrendo peraltro una visibilità abbastanza limitata per i suoi protagonisti. Gli sviluppi di questo 2011, con la cancellazione dei due round in Bahrain e la conclusione “europea” a Imola, hanno fatto il resto.

La GP2 si prepara quindi a concentrarsi esclusivamente sulla Main Series, con l’inserimento nel calendario di due o tre round nel continente asiatico, sempre al fianco della Formula 1. Questo scenario è già stato discusso durante i week-end di Barcellona e Monaco, trovano un buon riscontro presso il paddock.

“L’idea di un campionato asiatico non ha funzionato, ma espandere la Main Series non è una cattiva idea: ci permetterebbe di mantenere la nostra presenza in quella parte del mondo”, ha dichiarato ad Autosport uno dei team manager.

Dello stesso parere anche Alfonso d’Orleans Borbon, patron della Racing Engineering, unica compagine ad aver rifiutato l’adesione iniziale alla GP2 Asia: “Sosteniamo pienamente questo scenario. Se ci fosse un solo campionato sarebbe anche molto più facile approcciarsi con gli sponsor. La serie asiatica non ci ha mai interessato particolarmente”.

Questa “riforma” della GP2 consentirebbe maggiore efficienza a livello organizzativo e di costi, a fronte di un budget pressoché invariato (circa 2 milioni di euro a stagione). Un aspetto che interessa a tutti.

Jacopo Rubino


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