Con la terza posizione di Gara 1 a Spa, Romain Grosjean è diventato matematicamente il settimo campione nell’albo d’oro della GP2. Un titolo che si aggiunge ai due colti nel campionato asiatico, nel 2008 e in questo inverno. Un titolo che, per molti aspetti, ricorda quello di Timo Glock datato 2007: come oggi il francese, anche il tedesco passò dalla categoria cadetta per riprendersi quella Formula 1 che lo aveva “sedotto e abbandonato”.

Il ritorno del ginevrino nel Mondiale non è ancora sicuro, ma probabile sì. “Ovviamente lo desidero, ma al momento non c’è ancora nullo di deciso. Non ho ripetuto l’errore di due anni fa, quando già pensavo alla F1. Ho voluto concentrarmi esclusivamente sulla GP2. Ho frequentato il paddock della Formula 1 il meno possibile, ora magari comincerò a farci un giro. Ho qualche mese per trovare un buon contratto”.

Romain appare decisamente un’altra persona, rispetto a quando nel 2009 fu chiamato in corsa dalla Renault per sostituire Nelsinho Piquet. Dopo essere stato scaricato dal team, si è rimboccato le maniche ripartendo addirittura dal Trophee Andros, passando per una breve esperienza nel FIA GT1 e per il debutto in corsa nell’Auto GP, già sotto l’ala protettiva di Gravity Sport: la metà dei round disputati gli è bastata per salire sul trono.

“Fino al 2009 la mia carriera è stata perfetta, sempre al posto giusto nel momento giusto. In F1, purtroppo, sono invece arrivato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma sono diventato più forte, ho capito di avere una vita anche al di fuori della Formula 1. Ho cominciato a godermi di più la vita nel paddock, tutti possono vedere che adesso sorrido di più. Questo perché avverto meno pressione sulle mie spalle, sono più rilassato”.

Parole sibilline, che profumano di maturazione. Eppure Grosjean di pressione alla vigilia ne aveva anche questa volta: tutto l’ambiente aveva capito da inizio anno che il favorito fosse lui, capace di far cambiare marcia alla DAMS già nel 2010. “L’estate è stata lunga, tutti mi dicevano che sarei diventato campione a Spa… Ho capito che avrei potuto farcela a Imola (a marzo nella GP2 Asia, ndr), su una pista che nessuno conosceva. Sapevamo che sarebbe stato un ottimo banco di prova per sapere cosa aspettarci. E siamo stati molto forti”.

“Il mio management in ogni caso non mi aveva detto di dover vincere. Ma lo volevo io personalmente, essendo un po’ più vecchio dei miei avversari e più esperto. Sono orgoglioso di quanto ottenuto assieme alla DAMS, volevo questo titolo perché sentivo di avere un conto in sospeso. È una sensazione incredibile”.

Ora il cerchio si è chiuso, per un successo senza dubbio meritato nei confronti di una concorrenza che, nella fase decisiva, non ha più retto il passo. “È fantastico. In questa stagione abbiamo lavorato davvero sodo, è stato un cammino molto importante sia a livello umano che professionale”, racconta l’alfiere della DAMS. Il binomio tutto transalpino ha funzionato alla perfezione. “Sono stato molto felice di vedere tutto questo entusiasmo verso di me da parte della squadra, è bello sapere di essere così stimati. Tutti sono stati sempre aperti ad ascoltare i miei suggerimenti. A volte abbiamo commesso degli errori, ma è normale durante l’anno. Poi siamo riusciti a far girare ogni cosa come volevamo”.

L’edizione 2011 della GP2 non è però conclusa: fra due settimane si va a Monza per l’ultimo atto. E la DAMS, sotto di otto punti rispetto alla Barwa Addax, può aggiudicarsi pure il trofeo riservato alle scuderie. Romain rivela: “Vorrei chiudere vincendo entrambe le gare”. Poi si potrà (ri)pensare alla F1…

Jacopo Rubino


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