Dopo la polemica sorta nei giorni scorsi, con Marco Sorensen che ha lasciato la Renault accusando la spagnola di essere più lenta di 12” al simulatore, abbiamo deciso di analizzare la situazione di Carmen Jorda e del suo approdo in Lotus lo scorso anno.

La strada per arrivare in Formula 1 è certamente difficile e piena d’imprevisti, dove solo chi ha il talento può arrivare, ma è anche possibile approdarci anche grazie agli sponsor e a una valigia piena di soldi, e questo non vale solamente per il Circus ma anche per la IndyCar e altre categorie.

Non sempre chi si presenta con fiumi di denaro si dimostra lento e poco talentuoso – vedi Michael Schumacher o Sergio Perez – ma è facile ritrovarsi con gente che prende la paga anche dai propri compagni di squadra.

Di certo la Jorda ha scalato le varie categorie non grazie ala sua dote da pilota. Solitamente non ci si affida solo alle statistiche, ma i numeri della sua carriera parlano chiaro: in tutta la carriera ha raccolto solamente cinque podi e nelle sue ultime tre stagioni di GP3, in cui ha disputato ben 44 gare, non ha raccolto nemmeno un punto, conquistando solamente un 13° posto come miglior risultato e finendo spesso dal 19° posto in giù.

Molti potrebbero dire che è colpa della vettura di cui disponeva, ma nel 2014 venne sostituita per gli ultimi due appuntamenti da Dean Stoneman – che ha vinto un campionato di Formula 2 e che non corse per due anni per via di un cancro ai testicoli –che vinse due gare su quattro.

La domanda che si pongono tutti, dopo questa riflessione, è: ma perché la Lotus ha deciso di promuoverla a pilota del proprio simulatore? I risultati raccolti sicuramente non sono la risposta, ma tantomeno gli sponsor. Quello che fece notizia lo scorso anno fu che una donna – che se ne vedono poche in tutto il motorsport – era approdata ai piani alti della Formula 1, ma soprattutto era ed è una di bell’aspetto.

Una qualsiasi ragazza che ama le corse rimarrebbe offesa dalla scelta della Lotus e della stessa Jorda, anche perché diverse donne in passato hanno lottato duro per essere alla pari degli uomini. La stessa Michele Mouton, una che ha sfiorato il titolo nel Mondiale Rally e che – scusate la parola – ha dimostrato di avere più palle di molti altri suoi colleghi, ha bocciato la spagnola, ritenendosi non interessata a chi scala le varie categorie per ragioni di marketing.

Se Marco Sorensen ha lasciato la Renault e si è sentito offeso perché gli è stata preferita la Jorda non è un gesto di maschilismo ma di sfogo nei confronti di chi ha scelto lei solamente per questioni d’immagine e non per i risultati, anche perché il danese può vantarsi di alcune vittorie in diverse categorie e una buona stagione con Aston Martin nel WEC.

Siamo tutti d’accordo sulla parità dei sessi, ma se si viene scelte per altri motivi, allora la dura lotta per farsi rispettare dagli uomini da parte di persone come Maria Teresa de Filippis, Lella Lombardi, Desiré Wilson e Danica Patrick non è servita a nulla.

Luca Basso


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