Domenica 11 luglio, quando in territorio d’Oltremanica si disputerà il Gran Premio di Gran Bretagna, evento di casa per buona parte delle squadre iscritte al campionato del mondo, i bolidi della F.1 torneranno ad esprimersi in uno dei contesti storici per la categoria, considerato che il debutto del Circus sull’impegnativo tracciato di Silverstone risale addirittura al 13 maggio 1950, anno in cui a dominare la scena furono le Alfa Romeo di Nino Farina, iridato nella stagione inaugurale del Mondiale, Luigi Fagioli e Reg Parnell, giunti nell’ordine davanti alle francesi Talbot-Lago di Yves Giraud-Cabantous e Louis Rosier. Poco più di un anno dopo, sul circuito ubicato tra le contee del Buckinghamshire e del Northamptonshire, l’argentino José Froilàn Gonzàlez, meglio noto come ‘El Cabezon’, regalerà alla scuderia Ferrari il primo centro in F.1 al volante della rivoluzionaria 375.

Le attività, a Silverstone, iniziano già nel corso degli anni 40, con la Royal Air Force britannica chiamata ad utilizzare il perimetro a mo’ di aeroporto militare, complice la presenza di tre piste disposte a triangolo che nell’immediato Dopoguerra ospitano un improvvisato impianto comprendente alcune balle di paglia sistemate nei pressi delle temibili curve affrontate a tutta velocità dalle vetture dell’epoca. Col trascorrere del tempo, il circuito viene via via modificato fino ad includere nel suo disegno la chicane della curva Woodcote, realizzata nel 1975, in attesa del determinante restyling datato 1990, che comporta la nascita di un tracciato molto più lento rispetto all’originale, in grado nelle qualifiche del Gran Premio edizione 1985 di consegnare alla Williams Honda di Keke Rosberg una indelebile pole position alla media di 259 chilometri orari. Sventato il rischio di perdere la gara a causa della concorrenza di Donington, poi rivelatasi inconsistente, gli organizzatori di Silverstone hanno recentemente firmato un contratto pluriennale con la FOM di Bernie Ecclestone per continuare ad allestire il Gran Premio di Gran Bretagna pur decidendo di rivederne la configurazione, prolungata di quasi 800 metri, sulla scia della MotoGP. Le monoposto della massima formula si sfideranno infatti sul circuito denominato Arena, senza più transitare alla curva Bridge, nella speranza di vedere favoriti i sorpassi con l’inserimento di un tratto veloce cui seguirà una piega a destra e un tornante a sinistra prima del ricongiungimento sul rettilineo National. Soluzioni in apparenza poco gradite ai piloti di altre serie che vi hanno già gareggiato, anche se il fascino di Silverstone resterà probabilmente immutato in barba all’adozione di un nuovo layout.

Tra i concorrenti intenzionati a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Gran Premio spiccano i due alfieri della McLaren Jenson Button e Lewis Hamilton, entrambi desiderosi di ben figurare al cospetto del pubblico di casa, peraltro al volante di una monoposto costruita negli stabilimenti di Woking, nel Surrey, ad un tiro di schioppo dall’impianto ritenuto dagli appassionati la vera culla del motorsport internazionale, che seppe mettere a dura prova le capacità dei drivers più ambiziosi a partire dall’Anteguerra. La compagine diretta da Martin Whitmarsh, al vertice nel campionato costruttori con 30 punti di margine sulla Red Bull e in testa al Mondiale piloti grazie ad un Hamilton a quota 127 lunghezze contro le 121 del compagno di marca Button, porterà proprio a Silverstone un nuovo pacchetto aerodinamico di una consistenza non certo inferiore rispetto a quanto proposto dalla Ferrari nel discusso Gran Premio d’Europa andato in scena a Valencia.

Appurato che la McLaren si farà inevitabilmente carico di tutte le pressioni derivanti dall’onere di correre nel suo Paese, la rivale Red Bull, dominatrice due settimane fa in Spagna con Sebastian Vettel su una tipologia di tracciato non così favorevole alle esigenze del progetto RB6, si limiterà ad introdurre qualche aggiornamento marginale senza quindi stravolgere i concetti della vettura, che al giro di boa della stagione resta il punto di riferimento per i principali avversari. ‘Wonder Boy’ sembra aver ritrovato a Valencia l’indispensabile tranquillità interiore smarrita dal Gran Premio della Malesia dell’aprile scorso, quando la scuderia con sede operativa a Milton Keynes, città situata guarda caso nel sud-est del Regno Unito, aveva dato l’erronea impressione di poter fare il bello e il cattivo tempo in un campionato invece più vivo che mai. Se Vettel, vincitore a Silverstone nel 2009, parte già da ottime basi, non meno agguerrito si preannuncia il suo team-mate Mark Webber, protagonista di uno spaventoso looping nelle prime fasi del Gran Premio d’Europa ma determinato a risalire la china nell’appuntamento previsto sullo storico impianto che nel 2008 accolse a braccia aperte, complice il solito Hamilton, l’ultimo (finora) successo di un conduttore recante sul petto i colori della Union Jack.

A covare un sano desiderio di rivincita non può che essere la Ferrari, vittima incolpevole del caos generato dai commissari FIA a Valencia nel momento in cui nelle stanze della direzione gara si è scelto di ritardare inopinatamente il drive through comminato alla McLaren di Hamilton, reo di non aver dato strada alla safety car, tanto da provocare le ire di Fernando Alonso e del presidente Luca Cordero di Montezemolo. In vista del Gran Premio di Gran Bretagna, l’episodio non deve però costituire un alibi per la squadra capitanata da Stefano Domenicali, dal momento che le numerose novità tecniche presentate dal Cavallino in Spagna non sono sembrate risolutive nel confronto con le ben munite milizie di McLaren e Red Bull. Alonso e Massa hanno infatti condotto una prima parte di gara all’altezza delle aspettative fornendo l’impressione di poter lottare per un piazzamento sul podio, salvo poi non riuscire ad emergere dalle retrovie appena è giunto il momento di mettere sul piatto le proprie risorse individuali nei determinanti giri conclusivi. Non convince, in particolare, il livello di trazione raggiunto dal pacchetto F10 con gli pneumatici a mescola dura, come ha dimostrato lo stesso Alonso fallendo nell’operazione di contenimento della Sauber dell’arrembante Kamui Kobayashi: risulta quindi evidente che i nuovi scarichi ribassati in stile Red Bull avrebbero dovuto recitare più proficuamente la loro parte. Felipe Massa, a secco di punti in Canada e Spagna, ha un bisogno assoluto di ritrovare la fiducia nelle sue qualità, che l’ingombrante presenza di un due volte iridato del calibro di Alonso hanno saputo fin qui assopire. I due ‘latini’ di Maranello approderanno però sul suolo inglese con l’intenzione di ricacciare al mittente le tante polemiche originatesi negli ultimi giorni, allo scopo di evidenziare che le gare si corrono in pista e lì si concludono a dispetto delle ‘furbizie’ confezionate dall’Hamilton di turno, anche se il forte pilota di Stevenage non ha certo necessità di ricorrere a siffatti mezzucci per avere ragione dei tanti (e talvolta invidiosi) rivali.

Preoccupa non poco il crollo verticale in atto alla Mercedes: le attese modifiche aerodinamiche sul progetto MGP W01 hanno portato più guai che altro, con Nico Rosberg costantemente in crisi a causa dell’impianto frenante e Michael Schumacher al momento incapace di adottare uno stile di guida che non logori in modo così significativo le coperture, siano esse morbide o dure. Non è il potenziale l’ingrediente mancante nello squadrone diretto dal geniale Ross Brawn, apparso ultimamente più umano del solito, quanto piuttosto una organizzazione tecnica in grado di lavorare senza l’affanno di raddrizzare a tutti i costi una stagione di indispensabile consolidamento, che potrebbe forse regalare altre soddisfazioni alla Casa di Stoccarda pur nei limiti finora palesati dalla ex Brawn Grand Prix. Piccoli passi ma grandi speranze per la Renault, ormai convinta di riuscire a trattenere il prezioso Robert Kubica fino al termine del 2011 nonostante le crescenti perplessità sul rendimento discontinuo del rookie Vitaly Petrov, al cui sedile ambirebbero Timo Glock e Adrian Sutil. Quest’ultimo, amico personale di Hamilton fin dai tempi in cui i due dividevano il box in F.3 Europea, è divenuto nel tempo l’anima della Force India, scuderia che non può tuttavia sottovalutare la ‘fuga’ di tecnici di prim’ordine in direzione Lotus. Più altalenante Vitantonio Liuzzi, che a Valencia non è riuscito a sfruttare appieno la scocca prediletta perdendo il duello velocistico-strategico col 27enne team-mate, elemento imprescindibile della squadra dall’epoca in cui a tirare le fila erano gli olandesi della non entusiasmante Spyker.

Si respira aria di fiducia dalle parti della ‘Cenerentola’ Williams, tornata inaspettatamente a frequentare le zone nobili della classifica nel recente Gran Premio d’Europa grazie all’acume tattico sfoderato dal veterano Rubens Barrichello, abile nel condurre la non eccelsa FW32, dotata finalmente di un F-Duct efficace, a ridosso del podio. Dall’alto della sua proverbiale esperienza, l’ex ferrarista è forse l’unico pilota in grado di indicare alla scuderia di Grove la strada migliore per uscire dal tunnel della mediocrità. Obiettivo top ten per la Toro Rosso, che deve però sperare in una gara costellata da avvenimenti favorevoli, pena l’impossibilità di piazzare Sebastien Buemi e Jaime Alguersuari tra i primi dieci per via di una vettura apparsa non così evoluta rispetto all’avvio di stagione.

A Valencia le luci della ribalta hanno riservato un po’ di attenzione anche alla Sauber, che ha imbastito una gara d’attacco per l’incontenibile giapponese Kamui Kobayashi, settimo al traguardo con due splendidi sorpassi ai danni di Alonso e Buemi, perdendo però il punticino del decimo posto di Pedro de la Rosa a causa della penalità di cinque secondi decisa dagli stewards per eccesso di velocità dello spagnolo in regime di safety car. La scuderia di Hinwil, così come la maggioranza degli altri teams, ha in serbo ulteriori affinamenti nel percorso che da Silverstone porterà fino a Budapest, ultimo appuntamento prima della pausa agostana. Novità in arrivo sulle Lotus di Jarno Trulli ed Heikki Kovalainen, dopodiché il responsabile tecnico Mike Gascoyne comincerà a pensare unicamente al 2011, che dovrebbe vedere la compagine di Hingham abbandonare i propulsori Cosworth in favore delle unità Renault o (se Force India cambierà fornitore) Mercedes. Invocano compattezza i vertici della Virgin, che nelle ultime uscite hanno proposto un Lucas Di Grassi spesso più redditizio del compagno di colori Glock, secondo indiscrezioni un po’ sotto pressione dopo l’improvvido duello con Bruno Senna in quel di Valencia. Nel frattempo impazzano le voci di una prossima sostituzione dell’indiano Karun Chandhok in seno all’HRT, dal momento che i collaudatori Christian Klien e Sakon Yamamoto sarebbero disposti a fare carte false pur di rientrare rapidamente nel giro della F.1 attiva. Per le piccole squadre, intanto, tornerà presto in auge l’incubo della rinverdita regola del 107% in qualifica, che l’anno venturo di certo non agevolerà il compito alle varie Lotus, Virgin e HRT.

Il programma del week-end (tra parentesi gli orari italiani)

Venerdì 9 luglio
10.00-11.30 (11.00-12.30) Libere 1
14.00-15.30 (15.00-16.30) Libere 2

Sabato 10 luglio
10.00-11.00 (11.00-12.00) Libere 3
13.00-14.00 (14.00-15.00) Qualifiche

Domenica 11 luglio
13.00 (14.00) Gara

Ermanno Frassoni


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