Nulla da fare. Approdata a Silverstone con l’obiettivo dichiarato di lasciare l’Inghilterra forte di un buon bottino di punti dopo le incoraggianti risultanze emerse dalle qualifiche di sabato, la crew Ferrari torna invece a casa con le fatidiche pive nel sacco, complici il quattordicesimo e il quindicesimo posto conquistati rispettivamente da Fernando Alonso e Felipe Massa al termine di una domenica che i due pupilli di Maranello segneranno col pennarello nero sul calendario del Mondiale F.1 edizione 2010.

A dominare la scena sullo storico tracciato d’Oltremanica, da quest’anno in gran parte rivisto, che nel lontano 1958 vide ben quattro piloti di nazionalità britannica nelle prime quattro posizioni, più precisamente Peter Collins, Mike Hawthorn, Roy Salvadori e Stuart Lewis-Evans, sono comunque stati i colori di estrazione anglofona: nella fattispecie quelli della Red Bull, la cui factory di Milton Keynes dista sì e no una mezzora dall’impianto di Silverstone, ma anche quelli di Mark Webber, australiano di nascita cresciuto però nel Regno Unito facendosi le ossa nella locale F.Ford, e di Hamilton, che ha estratto dal cilindro una piazza d’onore del tutto inaspettata a fronte della scomoda situazione venutasi a creare fin dal venerdì con i problemi di set-up favoriti dal rendimento non ottimale degli scarichi bassi apparsi invece efficaci nel ridare fiducia alla Williams.

Ha tenuto banco, poche ore prima della partenza, la decisione della compagine diretta da Christian Horner di affidare la nuova ala anteriore rimasta a Sebastian Vettel in quanto più avanti di Webber in classifica generale, un’esternazione che non avrebbe fatto granché piacere al diretto interessato, almeno in apparenza non così sconvolto dall’imposizione di prendere il via con l’alettone meno evoluto. Indipendentemente dalle scaramucce del pre-gara, ormai immancabili nel box Red Bull, il 33enne Webber, scattato dalla seconda posizione sullo  schieramento, ha saputo ingollare in un sol boccone tutte le speranze del giovane team-mate già alla prima curva, ovverosia quando Vettel è finito largo alla curva Becketts lasciandosi poi coinvolgere in uno sterile duello con la McLaren di Hamilton, in verità lanciatissima verso il podio. Col tedesco impegnato in rimonta nelle retrovie, Mark si è unicamente preoccupato di condurre il Gran Premio in scioltezza fino allo sventolare della bandiera a scacchi senza mai avvertire la pressione di Hamilton né tanto meno di Nico Rosberg, ottimo terzo alla chiusura delle ostilità.

Punti pesanti per Jenson Button, da quattordicesimo a quarto, che ha azzeccato il momento dello start avendo infine la meglio su Rubens Barrichello e Kamui Kobayashi, due pericolosi clienti dei quali probabilmente si sentirà molto parlare nel combattuto prosieguo di campionato. Continua sulla poco convincente strada intrapresa nei primi Gran Premi il tedesco Michael Schumacher, sonoramente ridimensionato da Rosberg, mentre l’italiano Vitantonio Liuzzi non sembra avere beneficiato in modo evidente del ritorno alla scocca tanto agognata, arrivando a perdere l’impegnativo confronto diretto col mai domo Adrian Sutil. Non mancano, poi, le ombre sulle performances dei ferraristi, che per un motivo (drive through ad Alonso) o per l’altro (Massa in testacoda nel finale dopo la foratura patita allo spegnersi del semaforo rosso) non hanno concretizzato il potenziale della F10, ancora palesemente inespresso al giro di boa del Mondiale. 

Chi sale

Mark Webber (voto 10): La personalità non gli manca. Un tempo, fino a quando correva per la Williams, aveva la deprecabile abitudine di denigrare pubblicamente i suoi compagni di team, che prontamente, vedi Nick Heidfeld nel 2005, lo battevano in pista lasciandogli anche l’amaro in bocca. Ora le cose sono radicalmente cambiate, se è vero che alla notizia della nuova ala anteriore affidata a Sebastian Vettel il buon Mark non ha fatto una piega, rivelando di essere già soddisfatto a priori del rendimento della monoposto. A costruire la polemica ci pensano soprattutto i media al seguito del Mondiale F.1, sebbene tra i due protetti di casa Red Bull il clima di collaborazione reciproca si sia (forse) irrimediabilmente infranto da quel contatto in Turchia del maggio scorso. Nei 52 passaggi di gara l’australiano sa comunque mantenere la mente fredda per dimostrare al team che i vertici della compagine capitanata da Dieter Mateschitz non commetterebbero un errore puntando su di lui in ottica titolo. Il terrificante volo di Valencia appartiene al passato, ma Webber, sul gradino più alto del podio a Silverstone due settimane dopo il Gran Premio d’Europa, aggiunge un’altra perla alla sua carriera. Nel 2009 vinse al Nurburgring e a Interlagos, non proprio due piste alla portata di tutti, quest’anno ha espugnato, Barcellona a parte, Monaco e l’Inghilterra. Sarà anche vero che là davanti Lewis Hamilton e Jenson Button possono contare su un discreto margine in classifica nei confronti dell’ambizioso pilota di Queanbeyan, eppure a larghe falcate Mark sta raggiungendo traguardi fino a pochi mesi fa impensabili.

Lewis Hamilton (voto 9): Scatta dalla quarta posizione sullo schieramento e, non pago di avere raddrizzato il fine settimana della McLaren in qualifica, si appropria della seconda piazza subito dopo il via andando a conquistare il quarto piazzamento sul podio consecutivo, che rafforza la leadership sua e della squadra nei rispettivi campionati. Per ottenere dei benefici dall’impiego degli scarichi ribassati c’è ancora tempo, ciononostante la compagine di Woking ha ricordato alla rivale Red Bull di essere pronta alla lotta. In Germania e Ungheria, complice l’atmosfera non così idilliaca tra Webber e Vettel, l’opportunista Lewis, che ha ricevuto in Inghilterra la gradita visita del padre Anthony, potrebbe rappresentare una spina nel fianco agli occhi della scuderia con sede a Milton Keynes.

Nico Rosberg (voto 8,5): Se una Mercedes riesce ad arrampicarsi nella top 3, state pur certi che a sventolare il vessillo dello squadrone diretto da Ross Brawn ci sarà lui, il figlio di Keke, autore a Silverstone di una bella partenza. Non abbastanza veloce per sopravanzare la Renault di Robert Kubica nei frangenti iniziali, il driver nativo di Wiesbaden, che soltanto un paio di giorni prima fustigava la scuderia sorta sulle ceneri dell’imbattibile Brawn Grand Prix definendo la vettura un disastro, conquista il terzo podio stagionale dopo Malesia e Cina facendo tirare un sospiro di sollievo a Dieter Zetsche e soci almeno per quanto attiene alla resa complessiva della MGP W01 sui circuiti medio-veloci. Nel finale controlla con apparente facilità Jenson Button, che in quel momento dispone di una monoposto più performante della sua. Il pluri-titolato Michael Schumacher, soltanto nono al traguardo, si starà forse interrogando su quali misteriose circostanze abbiano portato Nico a quota 90 lunghezze nella classifica riservata ai piloti…

Robert Kubica (voto 7,5): Come diceva il saggio, c’è sempre una prima volta. Anche per ritirarsi. Regolarmente a punti in otto delle prime nove gare, allo spegnersi del semaforo rosso il polacco ‘blindato’ dalla Renault fino al termine del 2012 si rende protagonista di un ottimo start in grado di proiettarlo al terzo posto. Da lì in poi fatica a contenere gli assalti di uno scatenato Rosberg, ciononostante il tedesco della Mercedes non può che rimanere dietro in attesa dei pit-stop. Effettuata la sosta, Kubica resiste strenuamente alla Ferrari di Fernando Alonso tanto da spintonare leggermente lo spagnolo oltre il cordolo nei pressi della curva Vale, dove il due volte iridato concretizza il sorpasso. Se fosse rimasto in gara, ‘Matador’ avrebbe dovuto cedergli nuovamente la posizione guadagnata di fatto con un taglio di chicane. Anche questo singolo episodio, apparentemente marginale, lascia intuire quali siano le reali capacità di Kubica nel leggere gli eventi di un Gran Premio: a Maranello, forse, dovrebbero spiegarlo ad Alonso.

Chi scende

Sebastian Vettel (voto 4): Come si fa a gettare alle ortiche una pole position da cineteca nell’arco di un paio di curve? Niente paura, basta chiedere a Vettel, che al pronti-via viene tradito dai nervi facendosi subito risucchiare dal compagno di squadra Mark Webber, uno del quale nel dopo gara molto poco elegantemente dice: “nessun problema con lui, in verità non siamo mai stati amici”. Complimenti per la sincerità, resta però il fatto che, ala o non ala, in quel di Silverstone di Red Bull in pista ce n’è una sola, almeno fino a quando Sebastian non si mette a dare spettacolo nel finale superando di slancio Nico Hulkenberg, Michael Schumacher e Adrian Sutil. I Gran Premi non si vincono alla prima curva, ma ‘Wonder Boy’ sta diventando uno specialista nel perderli.

Michael Schumacher (voto 5): Due punti in più o in meno non dovrebbero fare una gran differenza, soprattutto se ti porti dietro l’ingombrante appellativo di ‘Kaiser’ dell’automobilismo mondiale. Partito abbastanza bene dalla quinta fila, il sette volte iridato deve subire l’onta di un sorpasso compiuto dal connazionale Adrian Sutil, che nella manovra si porta via un pezzo dell’alettone anteriore di Michael senza però danneggiare più di tanto la monoposto dell’ex campione. Nel finale tenta di resistere a Sebastian Vettel, ma è tutto inutile: troppo evidente il gap prestazionale che attualmente divide la Mercedes dalla Red Bull, la ‘creatura’ di Adrian Newey divenuta regina praticamente incontrastata del sabato pomeriggio e, spesso, anche della domenica. Di sicuro il nono posto non aggiunge nulla al palmarés di Schumi, tanto per cambiare battuto dal compagno di colori Nico Rosberg, meritatamente sul gradino più basso del podio a Silverstone. Le sue 41 primavere probabilmente non c’entrano, eppure il dubbio inevitabilmente si fa largo andando a confrontare le anagrafiche dei piloti: e se la F.1 non fosse uno sport per ‘vecchi’?

Fernando Alonso (voto 4,5): Al via a rilento dalla seconda fila, il neoferrarista inizia il Gran Premio di Gran Bretagna in salita: da terzo a quinto con l’aggravante di essere partito dalla parte teoricamente più pulita della pista. Dopo il primo pit-stop, ecco confezionato un altro patatrac: Fernando attacca Kubica il quale, per nulla intimorito dalla mossa dello spagnolo, chiude la porta alla curva Vale inducendo il rivale a ultimare la manovra oltre il cordolo. Forse malconsigliato dagli strateghi del muretto Ferrari, Alonso non restituisce subito la posizione alla Renault come le regole imporrebbero, ritenendo di avere subito un’ingiustizia (?) quando il polacco tentava di contenerne gli assalti difendendosi con tutte le armi a sua disposizione. L’errore di valutazione compiuto dalla crew di Maranello costa allo spagnolo un sofferto drive through, che si traduce in un finale di gara da trascorrere nelle retrovie. Impegnato in un improbabile recupero, Fernando finisce poi a contatto con la Force India di Adrian Sutil e deve optare per una seconda sosta ai box causa foratura. Il risultato è un misero quattordicesimo posto maturato grazie all’incapacità di interpretare in modo corretto un momento determinante della corsa: perché non cedere subito il passo a Kubica evitando che la sorte ci mettesse lo zampino col ritiro del pilota di Cracovia e il conseguente imbarazzo degli stewards, comunque chiamati a comminare una qualche penalità al portacolori del Cavallino per via dell’evidente taglio di chicane? 

Felipe Massa (voto 4): Forse non lo sa nemmeno lui, eppure alla partenza riesce a venire a contatto con la vettura gemella di Fernando Alonso dovendo quindi rientrare in fretta e furia ai box complice uno pneumatico dechappato. Da lì in avanti la sua gara è un calvario, anche se nell’ultima ventina di giri qualcosa sembra muoversi in positivo, con il brasiliano che inizia a sperare in un clamoroso arrivo a ridosso della top ten. Invece, a soli dodici passaggi dalla bandiera a scacchi, Felipe finisce in testacoda nelle vicinanze della pit-lane (fortunato almeno in quello!), spiattella le gomme e non può proseguire senza un provvidenziale nuovo set di pneumatici. Chiude malinconicamente alle spalle del compagno di squadra, ma anche in assenza del fuoripista al quarantesimo giro la sua prestazione risultava già macchiata da un avvio potenzialmente in grado di mettere due Ferrari kappaò nello spazio di un paio di curve.

Ermanno Frassoni


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