Sebastian Vettel, 4 Una gara operaia, con una monoposto dall’assetto che non lo soddisfa, ma che lo vede, grazie alla strategia a due soste, in seconda posizione nei giri finali. Poi le sue gomme finiscono e non riesce a tenere dietro le McLaren e il compagno di squadra Webber, che lo sorpassa ruvidamente e contribuisce a disegnare un inizio di stagione a cui proprio non è abituato.

Mark Webber, 6,5 Sebbene manchi il podio e sembri indirizzato ad una gara disastrosa quando si ferma, dopo soli sei giri, per passare dalle morbide alle medie, tutto va per il verso giusto in una strategia azzardata ma vincente: tre soste completamente sfalsate rispetto agli altri e un’impennata che ha fatto la gioia dei fotografi appostati alla curva 13, con il sorpasso finale su Vettel che vale un quarto posto che è il massimo che poteva fare.

Jenson Button, 7 È un fatto puramente matematico che i sei secondi e mezzo persi al suo ultimo pit-stop lo abbiano relegato nel centro del gruppone in lotta per il secondo posto piuttosto che davanti ad esso. Se poi, da lì, avesse potuto o meno recuperare Rosberg e andare a vincere è un mistero: il secondo posto, davanti ad Hamilton, è comunque un piazzamento ottimo considerato il caos generale della gara, ed è un’ottima risposta dopo l’errore banale in Malesia che gli è costato moltissimo.

Lewis Hamilton, 7 La sostituzione del cambio gli toglie una partenza in prima fila che avrebbe potuto agilmente trasformare in vittoria: dal settimo posto sgomita fino al terzo, con la solita sequenza di manovre coraggiose. In tre gare ha ottenuto tre terzi posti, ed è stato il più costante del gruppo: si trova quindi meritatamente in testa alla classifica, due punti in più di Button che lo insegue.

Fernando Alonso, s.v. La Ferrari in Cina è letteralmente terribile: la velocità di punta è scarsa e rende impossibile i sorpassi, e i due Ferraristi passano molto tempo in battaglia bruciando le gomme. Alonso raccoglie due punti, le briciole lasciate degli altri, e stavolta sembra che anche lui non basti a tappare i bucchi di una monoposto da mezza classifica.

Felipe Massa, s.v. Tanto è involuta la Ferrari, tanto è progredito Massa rispetto all’ultima gara: il suo miglior giro è solo di un decimo più lento di quello di Alonso, e il dibattito è aperto: è Felipe ad essersi avvicinato ad Alonso o sono le prestazioni della monoposto così scarse da aver annullato ogni differenza tra i due? Senz’altro, oggi, la croce non va addosso agli uomini: i piloti hanno fatto quello che potevano, i meccanici sono stati i più rapidi ai pit-stop. Quello che non va è ai piani più alti.

Michael Schumacher, 7 Ci vogliono sette titoli mondiali, la corazza mentale formata in duelli epici con Hakkinen e Alonso, per ritirarsi da una gara così, dopo tutto quello che queste stagioni in Mercedes rappresentano, e dire che “fa parte del gioco” sbagliare un pit-stop. È vero, nelle corse succede: ma in certe corse, quelle che valgono tantissimo, quando succede è anche legittimo farsi girare le scatole, almeno un po’.

Nico Rosberg, 8,5 Qualifica fondamentale al sabato con una splendida pole e dominio in gara: la domenica mattina, però, nessuno avrebbe mai puntato su di lui. Troppo veloce e bella al sabato, la Mercedes, quanto Cenerentola brucia gomme alla domenica: e invece, sarà la natura della pista o le temperature miti, ma le gomme tengono egregiamente e la Mercedes raccoglie la prima vittoria dal GP d’Italia 1955 con Fangio.

Kimi Räikkönen, s.v. Guida il gruppo in lotta per il secondo posto, scalandolo grazie alla strategia: quello che non è stato calcolato è che l’estensione dell’ultimo stint, invece di fare un’altra sosta ai box, non è una scelta del tutto indolore. Le gomme cedono di schianto e Raikkonen passa in tre giri da secondo a quattordicesimo, uno dei tracolli più clamorosi nella storia della Formula 1.

Romain Grosjean, 6 Finalmente una gara intera, senza particolari momenti di preoccupazione per un buon sesto posto finale e i suoi primi punti in stagione.

Paul di Resta, 5 A fine gara ammette che mancava il passo per lottare per la Top 10, e infatti non fa meglio della dodicesima posizione.

Nico Hülkenberg, 4 Sbaglia alla partenza, perdendo molte posizioni e finendo nel caos della prima curva, dove raccoglie con l’ala anteriore un pezzo di carbonio che lo penalizza per tutto il primo stint. Al pit-stop cambia il musetto e le cose vanno meglio, ma oramai è tardi per rientrare nei punti.

Kamui Kobayashi, 4,5 Il terzo posto in qualifica è vanificato alla partenza, perché si muove a rilento perdendo la posizione anche sul compagno di squadra. Riuscirà comunque ad arrivargli davanti, più per fortuna che per merito, e a raccogliere un punto.

Sergio Pérez, 6 Dopo il secondo posto in Malesia, torna a guidare in testa per alcuni giri anche in Cina: la Sauber con le Pirelli più morbide aveva una passo quasi da vittoria, ma montate le medie entrambe le monoposto sono crollate. Per Perez, inoltre, un problema alla frizione ha rallentato tutte e due le soste ai box, facendolo uscire dalla Top 10.

Daniel Ricciardo, s.v. Toro Rosso anonima in Cina, alle prese con un indirizzo di sviluppo forse non ottimo dopo le prime due gare: Ricciardo chiude diciassettesimo, dietro al compagno di squadra Vergne, senza troppe pretese.

Jean-Éric Vergne, 6 Guida con grande grinta dopo essere partito dalla pit-lane, ma la sua unica gara è battere Ricciardo, sorpassandolo al quarantacinquesimo giro.

Pastor Maldonado, 6,5 Arriva finalmente al traguardo dopo due ritiri consecutivi nei due finali di gara fin qui disputati: stavolta raccoglie una buona ottava posizione senza provare a strafare, imparata la lezione dell’Australia.

Bruno Senna, 7,5 Un’altra bellissima prestazione dopo il capolavoro in Malesia, per un settimo posto in scia del gruppo che lottava per la seconda posizione: nel giorno del settantesimo compleanno di Frank Williams, i due piloti gli regalano altri dieci pesantissimi punti.

Heikki Kovalainen, 6 Stava evitando il doppiaggio, un risultato piuttosto importante per un “piccolo” team come la Catheram, ma nel finale un guasto tecnico lo tiene ai box per tre giri, e così finisce ultimo, e doppiato tre volte.

Vitaly Petrov, 6 Anche Petrov manca l’obiettivo di finire a pieni giri, stavolta proprio all’ultimo passaggio: un segno, comunque che la Catheram sta crescendo e procedendo nella giusta direzione.

Pedro de la Rosa, 6 Parlando di doppiaggi, anche per la HRT la domenica si contraddistingue con de la Rosa che arriva ad un solo giro da Rosberg: forse il passo della gara non è indiavolato, ma è comunque un traguardo importante per la scuderia spagnola.

Narain Karthikeyan, 5 Finisce dietro al compagno di squadra, ma con un giro di ritarod in più.

Timo Glock e Charles Pic, 7 Non lontani dalla Petrov di Catheram, i due arrivano in parata con l’esordiente Pic a soli tre decimi dall’esperto Glock. La Marussia anche cresce con un buon passo in queste prime gare, e il secondo “doppio arrivo” al traguardo mette il team al decimo posto nei costruttori.

Massimo Caliendo


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